Criptovalute, la Svizzera stringe le maglie sulle Ico. «Rischi di riciclaggio»
di Nicola Borzi
6' di lettura
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Prima a livello mondiale, la Svizzera stringe le maglie sulle Initial coin offering (Ico) . Venerdì scorso, 16 febbraio, la Finma (l’Autorità federale elvetica di vigilanza sui mercati finanziari) ha pubblicato la «Guida pratica per il trattamento delle richieste inerenti all’assoggettamento in riferimento alle Ico». Le regole, applicate caso per caso, mirano a prevenire rischi di riciclaggio (nelle Ico «i rischi legati al riciclaggio del denaro sono particolarmente elevati», scrive la Finma) e a tutelare gli investitori con prospetti per le Ico da investimento.
Un vademecum per chi vende e chi compra
Le Ico sono raccolte di denaro in criptovalute per progetti presentati da società o da imprenditori che, in cambio, offrono token (gettoni, ndr) che potranno essere venduti in un mercato secondario o serviranno per utilizzare servizi o prodotti legati ai progetti dell’Ico. Il vademecum elvetico è rivolto a chi intende proporre Ico sul territorio della Confederazione, in modo da regolare caso per caso le procedure e le richieste e soprattutto a dipanare la complessa matassa giuridica che regola il rapporto tra criptovalute e diritto degli investimenti svizzero. Un temo, questo, che riguarda soprattutto le norme antiriciclaggio e di tutela degli investitori: in alcuni casi, quelli delle Ico e dei token “di investimento”, sarà obbligatorio il deposito di un prospetto. Anche perché il settore è in una fase di sviluppo impetuoso: secondo una recente analisi di Saman Adhami dell’Università Bocconi e di Giancarlo Giudici e Stefano Martinazzi del Politecnico di Milano, dal 2014 al luglio del 2017 a livello mondiale sono state lanciate almeno 253 Ico (216 solo nei primi sette mesi dell’anno scorso), per un raccolta che nel primo semestre dell’anno scorso ha superato gli 1,2 miliardi di dollari.
I primi paletti dopo l’apertura del passato
Sinora la Svizzera, come ricordato dal paper dei tre ricercatori milanesi, aveva avuto un atteggiamento “friendly” nei confronti delle Ico, «per attrarre le startup del settore fintech». Nel periodo esaminato dai ricercatori di Bocconi e Polimi la posizione di apertura elvetica, seguita da altri Stati come Singapore, ha consentito alla Confederazione di ospitare 10 Ico, alle quali ne sono seguite altre nella seconda parte dell’anno scorso. Ora il vademecum della Finma è però un cambiamento di rotta che segue la comunicazione sulla vigilanza 04/2017 del 29 settembre scorso, con la quale l’Authority ha analizzate le initial coin offering e definito un percorso regolamentare embrionale. Con questi paletti, la Finma «fornisce ai partecipanti al mercato interessati una serie di indicazioni sul trattamento delle richieste inerenti all’assoggettamento in riferimento alle Ico: da un lato, vengono definite le informazioni specifiche necessarie alla Finma per il trattamento di tali richieste dei partecipanti al mercato; dall’altro, vengono esposti i principi a cui la Finma si ispira per trattare le richieste».
Agli organizzatori di Ico il compito di informare e spiegare
«In considerazione del forte aumento di progetti di Ico negli ultimi mesi, sempre più partecipanti al mercato si rivolgono alla Finma con domande riguardanti l’applicabilità del diritto dei mercati finanziari e l’esistenza di obblighi di autorizzazione», spiega l’Authority. Per fare sì che «la Finma possa rispondere quanto più rapidamente e concretamente possibile a tali richieste in materia di assoggettamento», «è necessario fornire le informazioni minime indicate in dettaglio e riguardanti il progetto in generale, la strutturazione e l’emissione concreta dei token nonché le possibilità di un loro commercio secondario. Ciò implica che gli organizzatori Ico definiscano e documentino in modo sufficientemente chiaro le condizioni di adesione ed emissione per l’Ico programmata».
La definizione del fenomeno
Secondo la Finma, «nel quadro di un’Ico gli investitori versano mezzi finanziari (generalmente sotto forma di criptovalute) all’organizzatore Ico. In cambio, ottengono “coin” e/o “token” basati sulla tecnologia blockchain, creati e salvati a livello decentralizzato su una nuova blockchain sviluppata in questo contesto oppure, mediante un cosiddetto smart contract, su una blockchain esistente».
Secondo l’Authority, «la valutazione di Ico già effettuate avviene esclusivamente nel quadro di eventuali accertamenti su attività illecite; lo stesso dicasi delle istanze inoltrate alla Finma a mero titolo conoscitivo. La valutazione e il rispetto delle norme, in particolare per quanto riguarda il diritto civile e fiscale (elvetici, ndr), rimangono di responsabilità dei partecipanti al mercato stessi».


