Report Deutsche Bank

Così il superbonus 110% può diventare un affare per le banche

Gli istituti di credito potrebbero vedere crescere i loro profitti del 3%. In prima fila BancoBpm, Fineco e Poste Italiane

di Luca Davi

(kiono - stock.adobe.com)

2' di lettura

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Il superbonus 110% dedicato alle ristrutturazioni edilizie può rivelarsi un affare non solo per privati e imprese ma anche, e soprattutto, per le banche italiane, che potrebbero vedere crescere i loro profitti del 3% solo grazie a questo provvedimento. E tra queste BancoBpm, Fineco e Poste Italiane sono in pole position per fare anche meglio grazie alla forte esposizione verso questo asset.

A stimare i benefici della misura governativa è Deutsche Bank, che in un report ha analizzato nel dettaglio gli impatti del provvedimento sui conti degli istituti. Introdotto dall’Esecutivo a maggio 2020 (e rifinanziato con la nuova manovra fino al 2025), il Superbonus 110% come noto permette a chi ristruttura di cedere alla banca i crediti d'imposta riferiti ai lavori, pari al 110% del valore stesso, e di incassare la liquidità lasciando alla banca una commissione che varia da istituto a istituto.

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Per le banche il guadagno è rappresentato dunque tra il prezzo di acquisto del credito (pari a 100 o poco sopra) e il 110 rappresentato dal valore facciale del credito che lo Stato rimborsa gradualmente nel tempo.

Ma quanto vale nel complesso la torta per le banche? Il report, curato da Giovanni Razzoli, evidenzia come gli acquisti di crediti fiscali da parte delle banche valgano 23,6 miliardi stimati nel 2022 e circa 31,2 miliardi nel 2023. Ai dati di settembre 2021, i crediti generati dal Superbonus rappresentavano ancora solo lo 0,5% del loan book, con BancoBpm (0,7 miliardi), Poste Italiane (3,9 miliardi) e Fineco tra i soggetti maggiormente esposti o tra quelli con i maggiori tassi di crescita attesa nei volumi nei prossimi due/quattro anni.

Ma proprio questi gruppi dovrebbero essere quelli maggiormente interessati dall'incremento del margine di interesse. «Data la tecnicità della contabilità e il fatto che la maggior parte dei volumi sono generati nel secondo semestre», spiega Deutsche Bank, il contributo al net interest income è «oggi ancora relativamente trascurabile, ed è pari allo 0,3% a livello di settore». Tuttavia si prevede che «accelererà significativamente nei prossimi due anni, poiché le banche andranno ad accelerare l'origine e quindi l'aumento dei volumi medi».

Se infatti la misura può valere il 2% dei margini di interesse del settore bancario al 2023 e 2024 e il 3% circa dei profitti, con andamenti variabili da banca a banca, per le tre realtà citate il tasso di crescita atteso del margine di interesse è ben più elevato: per BancoBpm è pari al 5%, come per FinecoBank, mentre per Poste Italiane è del 6%.

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