Fu solo l’inizio di una continua pressione da parte del Governo centrale per innescare un deciso cambio di pelle nella finanza tecnologica vissuta come un potere economico interno al sistema che aveva prosperato in assenza o quasi di regole. Esattamente il contrario di quanto Pechino, abituata a pianificare lo sviluppo del Paese su base quinquennale si stava preparando a fare: tenere sotto controllo lo sviluppo ordinato del socialismo con caratteristiche cinesi, impresso a chiare lettere nel 14esimo piano quinquennale che scadrà nel 2025.
Per Alibaba & co, il 2021 è stato l’annus horribilis. Multe salatissime dell’Antitrust, revisioni giuridiche drastiche tali da garantire la netta separazione tra finanza e commercio elettronico, pacchetti finanziari smantellati dagli scaffali online, divieto assoluto di utilizzare piattaforme finanziarie per raccogliere e gestire il risparmio grazie e soprattutto alle enormi potenzialità offerte dagli investimenti crossborder (la Cina vede dappertutto lo spettro della fuga di capitali all’estero, favorita ultimamente dallo yuan debole sul dollaro). Perfino la consegna di grandi somme per la prosperità comune, un fondo creato per risarcire i più deboli, vittime della deregulation nel mercato del lavoro.
Tra perdite e ripresa
Nel 2022 le perdite più ingenti e, al tempo stesso, lo sforzo più intenso per mettersi in regola, con la proposta di ripartire quasi da zero con un aumento consistente di capitale. In questo reshuffle drammatico, dalle proporzioni bibliche, a rimetterci le penne è stato lui, Jack Ma, il fondatore di Alibaba, il mitico alfiere dell’imprenditoria privata e innovativa cinese il cui verbo manageriale era finito dritto nei testi delle università. Una sorta di allievo postumo dell’arricchirsi è glorioso professato da Deng Xiaoping, niente di male, peccato che il tycoon rischiasse di sfuggire di mano alla nomenklatura.
Jack Ma, è uscito dal Gruppo annunciando il ritiro già nel settembre 2018 - e il gesto destò più di un sospetto - passando il testimone a Daniel Zhang. Un mese fa ha lasciato Ant Financial. Fine della corsa. Gli è stato concesso di girare il mondo da povero ricco e, come una primula rossa, viene avvistato ovunque, da ultimo addirittura nel vicino Giappone. Al core leader Xi Jinping nominato alla guida del suo terzo storico mandato di Alibaba interessa non il creatore ma la creatura, annessi e connessi. L’e-commerce assorbe un terzo del Pil cinese e nonostante la crisi, i Big del Tech, con tutte le dovute cautele, sono cruciali per i piani cinesi. In primis l’espansione della valuta digitale controllata dalla Banca centrale.