Scenari

Così la crisi di Hormuz spinge le colture a uso energetico e aggrava l’emergenza alimentare

Zucchero, mais e oleaginose come soia, colza e girasole stanno prendendo il posto dei cereali a uso alimentare e mangimistico. La Fao: il mondo è alla vigilia di una catastrofe alimentare globale destinata a colpire innanzitutto le aree più fragili

di Alessio Romeo

Coltivazioni di soia (Imagoeconomica)

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L’impennata dei costi energetici dovuta alla crisi in Medio Oriente rilancia il conflitto tra la destinazione a uso alimentare delle materie prime agricole e quella per la produzione di energia, con il “food first” che rischia di essere sacrificato alla luce dei prezzi stellari che rendono più convenienti le agroenergie.

 L’ultimo rapporto Fao ha lanciato l’allarme: il mondo è alla vigilia di una catastrofe alimentare globale destinata a colpire innanzitutto le aree più fragili e dipendenti dall’import come i Paesi del Vicino Oriente e dell’Africa, ma con effetti a cascata su tutta la catena degli approvvigionamenti.

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La carenza di fertilizzanti sta già cambiando la mappa delle semine primaverili a livello globale. Zucchero, mais e oleaginose come soia, colza e girasole (le colture più vocate alla produzione di biocarburanti) stanno prendendo il posto dei cereali a uso alimentare e mangimistico, mentre in Europa il vincolo del deficit (con tassi di autoapprovvigionamento ampiamente sotto il 50 per cento) rischia di innescare nuovi rincari al consumo, senza benefici per gli agricoltori.

«Anche in Italia, soprattutto al Nord, è prevedibile un effetto sostituzione con più semine a soia a scapito dei cereali e in particolare di mais a uso mangimistico. In tutta Europa aumenterà la produzione di soia, ma a differenza della crisi del 2022 seguita al conflitto russo-ucraino i rincari dei costi produttivi non sono compensati da quelli di vendita», spiega Enrica Gentile, ad di Aretè.

La Fao ha stilato una sorta di calendario delle principali urgenze relative alla carenza di input per le prossime semine, e lanciato un appello a tutti i Paesi a intraprendere azioni per scongiurare una crisi su larga scala. In Brasile e in altri grandi paesi produttori il caro-petrolio ha già dirottato la produzione di zucchero verso gli impieghi energetici. Dopo aver perso il 40% negli ultimi due anni, nell’ultimo mese l’indice dei prezzi dello zucchero è salito, sempre secondo la Fao, del 7,2%, riportando le quotazioni ai massimi da novembre 2025. Con il petrolio più caro sono migliorate le aspettative sugli sviluppi della domanda nel circuito non food, in particolare per la produzione di biodiesel e altri impieghi energetici.
Il Brasile è il primo produttore ed esportatore mondiale di zucchero e una parte consistente del raccolto di canna sarà dirottato verso la filiera dell’etanolo, largamente impiegato nel trasporto su strada. Negli Stati Uniti un sondaggio dell’Usda, il dipartimento dell’Agricoltura, indica un’imminente spostamento delle semine verso la soia a scapito del frumento primaverile, più bisognoso di fertilizzanti.

Con la crisi del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz il trade off tra impieghi energetici e alimentari delle commodity agricole a doppia attitudine è così tornato, dopo anni, al centro della scena internazionale, accelerando la trasmissione dello shock energetico in corso alla filiera agroalimentare. 

Un meccanismo che si ripresenta in un contesto più fragile del passato perché quello in atto, osserva la Fao, è «un trauma sistemico». Dallo Stretto di Hormuz transitano quote rilevanti del commercio mondiale di urea, ammoniaca e fosfati. L’impatto della crisi non si limita a dirottare materie prime dal food all’energy: il caro-fertilizzanti si ripercuote su semine e rendimenti in campo, sui quali il minore impiego di nutrienti avrà un impatto negativo, riducendo la produzione agricola. In questo scenario, le ampie scorte mondiali in diversi comparti hanno consentito finora di assorbire una parte dello shock, ma il margine di sicurezza si è ridotto drasticamente e dipende ora dalla durata della crisi, con un prolungamento del conflitto che avrebbe conseguenze imprevedibili.

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