Allarme Fao sul caldo estremo nei campi. Ma in Italia boom di avocado e mango in Sicilia e uliveti in Veneto e Trentino
Da denuncia Fao: un miliardo di persone a rischio carestia per le elevate temperature. Coldiretti: in Italia possibile coltivare frutta tropicale in Sicilia e olio d’oliva in Veneto
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Il caldo estremo mette a rischio la produzione agricola mondiale. Gli eventi di caldo estremo minacciano i mezzi di sussistenza e la salute di oltre un miliardo di persone, causano la perdita di mezzo milione di ore di lavoro l’anno, danni alle mandrie di bestiame e alle rese dei raccolti. Uno scenario climatico difficile, ma che in Italia gli agricoltori stanno affrontando in maniera virtuosa come dimostrano i positivi risultati registrati dalle nuove produzioni di frutta tropicale in Sicilia o dai sempre più frequenti uliveti impiantati in regioni del Nord, dal Veneto al Trentino, fino a non molti anni fa off limits per la produzione di olio extravergine.
Il quadro allarmante tracciato dalla Fao
Ma partiamo dal quadro allarmante tracciato, nei giorni scorsi, dal rapporto redatto dalla Fao e dall’OMM (Organizzazione meteorologica mondiale) “Extreme Heat and Agriculture” e secondo il quale la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di calore estremo sono aumentati notevolmente nell’ultimo mezzo secolo, con effetti preoccupanti sui sistemi agroalimentari.
Il calore estremo si riferisce a situazioni in cui le temperature diurne e notturne superano i loro intervalli abituali per un periodo prolungato, causando stress fisiologico e danni fisici diretti a colture alimentari, bestiame, pesci, alberi ed esseri umani.
Qu Dongyu (Fao): caldo estremo un moltiplicatore di rischio
«il caldo estremo - ha commentato il Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu - è anche un importante moltiplicatore di rischio, esercitando una pressione crescente sulle colture, sul bestiame, sulla pesca e sulle foreste, nonché sulle comunità e sulle economie che da esse dipendono». «Ormai definisce – ha aggiunto il segretario generale dell’Omm, Celeste Saulo - le condizioni in cui operano i sistemi agroalimentari. Agisce come un fattore di rischio combinato che amplifica le debolezze esistenti nei sistemi agricoli».
La primavera bollente in Kirghizistan
Il rapporto cita come nella primavera del 2025 una parte della catena montuosa Fergana in Kirghizistan abbia sopportato un tratto prolungato di 30,8 gradi, 10 gradi in più rispetto al solito. Ciò ha causato uno shock termico sulle colture di frutta e grano, contribuendo a un’epidemia di locuste, un’evaporazione che ha ridotto la capacità di irrigazione e infine un calo del 25% dei raccolti di cereali.









