Clima

Allarme Fao sul caldo estremo nei campi. Ma in Italia boom di avocado e mango in Sicilia e uliveti in Veneto e Trentino

Da denuncia Fao: un miliardo di persone a rischio carestia per le elevate temperature. Coldiretti: in Italia possibile coltivare frutta tropicale in Sicilia e olio d’oliva in Veneto

di Giorgio dell'Orefice

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Il caldo estremo mette a rischio la produzione agricola mondiale. Gli eventi di caldo estremo minacciano i mezzi di sussistenza e la salute di oltre un miliardo di persone, causano la perdita di mezzo milione di ore di lavoro l’anno, danni alle mandrie di bestiame e alle rese dei raccolti. Uno scenario climatico difficile, ma che in Italia gli agricoltori stanno affrontando in maniera virtuosa come dimostrano i positivi risultati registrati dalle nuove produzioni di frutta tropicale in Sicilia o dai sempre più frequenti uliveti impiantati in regioni del Nord, dal Veneto al Trentino, fino a non molti anni fa off limits per la produzione di olio extravergine.

Il quadro allarmante tracciato dalla Fao

Ma partiamo dal quadro allarmante tracciato, nei giorni scorsi, dal rapporto redatto dalla Fao e dall’OMM (Organizzazione meteorologica mondiale) “Extreme Heat and Agriculture” e secondo il quale la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di calore estremo sono aumentati notevolmente nell’ultimo mezzo secolo, con effetti preoccupanti sui sistemi agroalimentari.

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Il calore estremo si riferisce a situazioni in cui le temperature diurne e notturne superano i loro intervalli abituali per un periodo prolungato, causando stress fisiologico e danni fisici diretti a colture alimentari, bestiame, pesci, alberi ed esseri umani.

Qu Dongyu (Fao): caldo estremo un moltiplicatore di rischio

«il caldo estremo - ha commentato il Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu - è anche un importante moltiplicatore di rischio, esercitando una pressione crescente sulle colture, sul bestiame, sulla pesca e sulle foreste, nonché sulle comunità e sulle economie che da esse dipendono». «Ormai definisce – ha aggiunto il segretario generale dell’Omm, Celeste Saulo - le condizioni in cui operano i sistemi agroalimentari. Agisce come un fattore di rischio combinato che amplifica le debolezze esistenti nei sistemi agricoli».

La primavera bollente in Kirghizistan

Il rapporto cita come nella primavera del 2025 una parte della catena montuosa Fergana in Kirghizistan abbia sopportato un tratto prolungato di 30,8 gradi, 10 gradi in più rispetto al solito. Ciò ha causato uno shock termico sulle colture di frutta e grano, contribuendo a un’epidemia di locuste, un’evaporazione che ha ridotto la capacità di irrigazione e infine un calo del 25% dei raccolti di cereali.

Pesanti gli effetti sugli allevamenti, il bestiame e i pesci

Per le specie di bestiame più comuni, lo stress inizia a oltre 25 gradi, e un po’ più in basso per i polli e i maiali, specie che non riescono a raffreddarsi con la sudorazione. Al di sopra di tale soglia, gli animali iniziano a soffrire, inizialmente cercando ombra, bevendo più acqua, mangiando e muovendosi meno. Anche quando non è letale, il calore estremo riduce la produzione di prodotti lattiero-caseari e il contenuto di grassi e proteine, il che, tra l’altro, peggiora l’impronta di carbonio degli alimenti di origine animale.

Anche i pesci, per il caldo, possono soffrire di insufficienza cardiaca in quanto lottano per mantenere elevati tassi di respirazione in acque in cui eventi di calore estremo abbassano i livelli di ossigeno disciolto.

Per le principali colture si registra un calo delle rese

Per la maggior parte delle principali colture agricole, il calo della resa inizia a verificarsi al di sopra dei 30 gradi, e ancora meno per colture come patate e orzo. Ma il calore estremamente estremo colpisce anche gli esseri umani, specialmente i lavoratori agricoli, per i quali può essere fatale. Secondo il rapporto Fao-Omm il numero di giorni all’anno in cui fa troppo caldo per lavorare potrebbe salire a 250 in gran parte dell’Asia meridionale, dell’Africa tropicale subsahariana e di parti dell’America centrale e meridionale.

Coldiretti: ma in Italia dal caldo anche nuove opportunità

Il rapporto Fao analizza l’impatto sull’agricoltura degli eventi di caldo estremo in particolare in alcune aree del mondo che sono fortemente esposte a tali fenomeni. Ma il surriscaldamento globale non porta con sé solo vincoli ma anche qualche opportunità. Ne è convinto il responsabile ambiente di Coldiretti. Stefano Masini. «Se guardiamo all’Italia – spiega – il caldo estremo magari comporta problemi per la viticoltura in Sicilia ma contemporaneamente, e nella stessa regione, favorisce lo sviluppo di frutta tropicale a maggiore redditività. Un gruppo di produttori siciliani di mango e avocado, quest’anno, ha realizzato da zero un fatturato di 3 milioni di euro nella gdo locale. Mentre nel Nord del paese, tra Veneto e Trentino Alto Adige, si stanno diffondendo gli uliveti. In un’area che in passato è sempre stata considerata off limits per la coltura dell’olivo».

Di fronte al cambiamento climatico necessario attrezzarsi

Più in generale, secondo la Coldiretti, di fronte a prospettive come quelle tratteggiate nel rapporto Fao occorre innanzitutto attrezzarsi. «Per questo – prosegue Masini- è per noi fondamentale la nuova frontiera delle Tea, le tecniche di evoluzione assistita. Abbiamo bisogno di nuove cultivar resistenti alle nuove condizioni climatiche. Mentre Bruxelles si sta affacciando in ritardo sulla necessità di accompagnare la sofferenza di alcune filiere con nuove soluzioni tecnologiche».

Aumentare la capacità di adattamento alle nuove condizioni

«Mentre invece Bruxelles – aggiunge Masini – rende inutilizzabili fertilizzanti in base a una normativa degli anni ’90 sui nitrati. O ancora, di fronte alle difficoltà di reperimento degli stessi mezzi tecnici (a causa della guerra russo ucraina prima e ora per le tensioni nello stretto di Hormuz), non sblocca l’utilizzo del digestato dei capi di bestiame come fertilizzante. Abbiamo bisogno di più tecnologie digitali e ancora aspettiamo il decreto che dia il via libera all’utilizzo dei droni nei campi. Senza dimenticare la fondamentale frontiera delle assicurazioni. È necessaria una strumentazione assicurativa completamente diversa da quella tradizionalmente adottata. Abbiamo i rischi legati al cambiamento climatico, da un lato e, dall’altro, patologie non assicurabili come l’influenza aviaria. Dobbiamo inserire politiche di gestione che consentano ad arrivare a polizze in grado di coprire nuove fattispecie di rischi con costi sostenibili sul mercato».

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