Trasporto aereo

Compagnie del Golfo, ripresa fragile mentre volano i prezzi dei biglietti

Che cosa fare se il vettore aggiunge un supplemento dopo la prenotazione. In Europa a giugno termineranno i negoziati sui diritti dei passeggeri

di Mara Monti

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C’è aria di ritorno alla normalità negli Emirati Arabi Uniti, dove è stata ripristinata la piena operatività del trasporto aereo dopo mesi di interruzioni causate dal conflitto tra Usa, Israele e Iran, segnando un importante passo avanti verso la ripresa dei viaggi regionali e degli hub chiave, tra cui Dubai e Abu Dhabi. La compagnia di bandiera Emirates ha ripreso quasi l’80% delle sue operazioni da Dubai, secondo il sito web di monitoraggio dei voli Flightradar24. Il vettore con sede a Dubai ha riportato un utile netto record per l’intero anno e ha affermato che le sue solide riserve di liquidità lo aiuteranno a superare la crisi. I volumi di Air Arabia ed Etihad sono intorno al 60% dei livelli di febbraio, mentre Qatar Airways e flydubai si attestano al 51%.

Per i viaggiatori in transito da Dubai e Abu Dhabi si tratta di un ritorno a spostamenti più fluidi e di un passaggio cruciale per l’intero settore dell’aviazione regionale. Questi aeroporti internazionali operavano sotto severe restrizioni da febbraio, quando è iniziata l’escalation del conflitto e centinaia di voli vennero cancellati per la chiusura dello spazio aereo. Tuttavia, la ripresa rischia di essere fragile e ha subito una battuta d’arresto lo scorso lunedì, quando gli attacchi con droni hanno costretto i voli diretti negli Emirati Arabi Uniti a dirottare verso Muscat, in Oman, o Riyadh, in Arabia Saudita.

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In questo periodo, le principali compagnie aeree europee, da Lufthansa ad Air France-KLM fino a British Airways, hanno cercato di occupare lo spazio lasciato libero dai vettori del Golfo, intercettando la domanda dei viaggiatori diretti verso l’Asia con voli senza scalo e senza passare dal Golfo. Una circostanza che ha aiutato questi vettori a compensare l’aumento del prezzo del carburante: secondo i dati raccolti dalla piattaforma Maiora Solutions, società specializzata in analysis, pricing e revenue management nel settore travel, volare dall’Europa verso l’Asia senza scalo negli hub del Golfo, oltre a essere considerato più sicuro date le circostanze, costa mediamente di più rispetto a farlo via Dubai o Doha.

Sui corridoi Parigi-Mumbai e Francoforte-Nuova Delhi, scegliendo come hub Istanbul, Zurigo o Varsavia, secondo le rilevazioni tra marzo e aprile 2026, i prezzi sono oscillati tra 665 e 956 euro, risultando superiori ai voli Etihad e Qatar Airways sulle stesse tratte. Sulle rotte Londra-Singapore e Londra-Bangkok, il routing via Golfo risultava sistematicamente il più economico disponibile.

Il Medio Oriente è l’area in cui la geopolitica ha lasciato il segno più evidente. A fine marzo, in coincidenza con l’escalation del conflitto nel Golfo, i prezzi sono aumentati in media del 57% in una sola settimana, per poi stabilizzarsi su livelli elevati: acquistare oggi un biglietto costa circa il 5% in più rispetto a marzo, quando le tariffe erano già salite.

Le compagnie del Golfo si sono difese proponendo alcune destinazioni, come le Maldive e le Seychelles, a 300 euro a tratta con partenza da Dubai, mentre tra le rotte più care per agosto figurano Aeroporto di Londra-Heathrow-Amman (660 euro) e Londra-Heathrow-Doha (665 euro), entrambe in economy class, quando in passato i voli potevano essere prenotati con compagnie low cost a non più di 200 euro.

Questi aumenti dei prezzi dei biglietti, innescati dall’instabilità geopolitica che ha fatto salire il prezzo del petrolio e del carburante per aerei, si traducono in supplementi che alcune compagnie aeree stanno cercando di addebitare ai passeggeri che hanno già acquistato il biglietto. Secondo Flightright, società specializzata nella tutela dei viaggiatori, il prezzo concordato al momento della prenotazione deve essere rispettato.

Le deviazioni di rotta, soprattutto per i voli con scalo a Dubai o Abu Dhabi, stanno causando molti disagi. Nonostante questo, si consiglia ai passeggeri di non cancellare autonomamente il biglietto, perché potrebbero perdere il diritto al rimborso completo. Se è la compagnia aerea a cancellare il volo, la situazione è molto più semplice dal punto di vista legale: il passeggero ha diritto al rimborso completo del biglietto e la compagnia deve effettuarlo entro sette giorni. Se invece è il cliente a cancellare, possono scattare penali e nascere contestazioni sull’effettivo impatto della guerra sui diritti al rimborso.

Intanto, il 20 aprile 2026 sono iniziati i negoziati del Comitato di conciliazione, l’organismo incaricato di trovare un accordo tra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea sulla riforma del regolamento europeo dedicato ai diritti dei passeggeri aerei. I negoziati dovranno chiudersi entro il 15 giugno 2026 e il testo finale dovrà poi essere approvato da entrambe le istituzioni europee.

Secondo Flightright, il problema principale è che la proposta attualmente in discussione, presentata per la prima volta nel 2013, rischia di ridurre in modo significativo le tutele dei viaggiatori. Tra i punti più criticati ci sono l’aumento delle ore di ritardo necessarie per ottenere una compensazione, la riduzione degli indennizzi economici e una definizione più restrittiva delle “circostanze eccezionali”, che permetterebbe alle compagnie di evitare più facilmente i rimborsi. Per questo Flightright invita a prestare attenzione all’impatto concreto che queste modifiche potrebbero avere sui passeggeri europei.

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