Lettera al risparmiatore

Coinbase, doppia sfida con gli Etf su bitcoin e il broker Robinhood

I conti della cripto Borsa crescono, ma il titolo cala: pesano la vendita generalizzata sull’ hi tech e la concorrenza di fondi passivi e piattaforme online

di Vittorio Carlini

(Photographer: Gabby Jones/Bloomberg) Bloomberg

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Da una parte contrastare la sempre più agguerrita concorrenza. Dall’altra proseguire nella diversificazione del business. Sono tra i focus di Coinbase Global a sostegno del business. Già, il business. Riguardo ad esso proprio la maggiore articolazione dell’attività - anche per ridurre la dipendenza da bitcoin & co - è un obiettivo primario. Il target è raggiunto? La risposta è essenzialmente positiva e per rendersene conto è opportuno guardare alla dinamica dei ricavi nel tempo.

Oggetto sociale

L’azienda articola il fatturato in due grandi aree: le entrate legate alle transazioni sui token e quelle generate da Abbonamenti e servizi. Appannaggio del primo fronte ci sono le commissioni sull’operatività del cliente consumer (a sua volta articolato tra utenti semplici e più esperti) e, poi, degli investitori istituzionali. Nella seconda area, invece, vengono ricondotte diverse situazioni: dall’abbonamento alla piattaforma per il retail (Coinbase One) ai margini generati dalla stablecoin Usdc fino alla custodia di cripto asset e ai servizi di staking. Senza dimenticare, infine, i finanziamenti agli istituzionali e le soluzioni per lo sviluppo informatico di funzionalità da inserirsi negli eventuali cripto progetti della clientela.

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ANNI A CONFRONTO

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La dinamica dei ricavi

Ebbene: a fronte di un simile breakdown possono rilevarsi, rispetto al passato, le seguenti dinamiche. Nel 2020 (ricavi totali a 1,14 miliardi di dollari) il 96% delle vendite era generato dalle Transaction revenue. In particolare, la stragrande maggioranza proveniva dal mondo retail (1,04 miliardi). Di fatto inesistenti, invece, le entrare da Abbonamenti e servizi (45 milioni). Nel 2021 - in scia al balzo del bitcoin - c’è il salto in alto dei ricavi complessivi, i quali arrivano a 7,35 miliardi. L’incremento, per quanto la voce Subscription and services arrivi al mezzo miliardo, è sempre dovuto al mondo delle transazioni consumer (6,5 miliardi le fee sul trading). Nel 2022, invece, si assiste - contemporaneamente all’avvio della stagione “winter” per la cripto regina - al tracollo del giro d’affari complessivo (3,15 miliardi). Al tonfo, però, fa da contraltare la continua espansione della voce Abbonamenti e servizi. Un trend che - in maniera slegata dai ricavi consolidati - ha proseguito negli anni successivi. La divisione in oggetto è salita nel 2023 e 2024 rispettivamente a 1,4 e 2,3 miliardi di dollari. A fronte di un simile andamento, nello scorso anno, il peso dei ricavi transazionali sul fatturato globale si è assestato al 60,6% mentre i Subscriptions and services hanno raggiunto il 35% del totale. Insomma: i numeri segnalano, da una parte, come il mondo di Abbonamenti e servizi abbia iniziato a recitare un ruolo importante nel business; e, dall’altra, che le entrare - essendo le fee da transazioni volatili e legate agli umori di bitcoin & co - hanno acquisito una maggiore stabilità e visibilità. In generale - è l’indicazione degli esperti - si tratta di un’evoluzione positiva. Come è stata positiva l’ultima trimestrale. Il gruppo ha aumentato sia i ricavi che la redditività. Le revenues nette, nel quarto quarter del 2024, sono state 2,2 miliardi di dollari (a fronte dei 905 milioni di un anno prima). L’utile netto, dal canto suo, è arrivato a 1,3 miliardi (erano stati 273 milioni nello stesso periodo del 2023). Infine: l’ utile per azione. Questo è stato pari a 4,68 dollari. I numeri in oggetto spesso sono superiori al consensus. Secondo Facset, ad esempio, l’Eps era previsto a 2,11 dollari.

STORIA DEI RICAVI

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La dinamica sul listino

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è molto più problematica. Soprattutto, sul fronte dell’andamento del titolo in Borsa. Coinbase, quotato al Nasdaq, nell’ultimo anno - ad esempio - è in calo di oltre il 30% mentre il bitcoin è salito di circa il 20%. Vero! Nel biennio l’exchange ha guadagnato più del 190%. E, però, il prezzo del direct listing al Nasdaq - il 14/4/2021 - era di 250 dollari. Cioè: un valore superiore all’attuale. Nel frattempo, la cripto regina - tra picchi e crolli - è salita di oltre il 33%. Detto diversamente: la correlazione positiva tra bitcoin e Coinbase esiste. Ma, a fonte di ciò, può riportarsi il detto che rimbalza tra le sale operative: mentre Coinbase dipende dal ciclo del bitcoin, quest’ultimo non dipende da Coinbase.

ASSET E SCAMBI

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Ciò considerato, al fine di meglio cogliere le dinamiche di mercato del gruppo è utile guardare agli ultimi 12 mesi. I fondamentali dell’azienda - per l’appunto - sono positivi e la diversificazione del business è sempre più concreta. Tuttavia, il rendimento sul listino non è stato all’altezza. Perchè? Con riferimento a gran parte del 2024, deve ricordarsi che, durante l’ultimo fase dell’amministrazione Biden, la Sec presieduta da Gery Gensler aveva messo nel mirino la piattaforma di scambi centralizzati. Un contesto di indagini ed accuse - cui il ceo Brian Armstrong ha reagito duramente- che evidentemente non ha aiutato il titolo in Borsa. Adesso, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, lo scenario è cambiato. Le accuse della Sec sono cadute e il contesto è favorevole. Eppure, la performance al Nasdaq ancora latita.

Certo! Similmente a tante altre realtà legate a bitcoin & co, il gruppo - dopo il voto del 4 novembre 2024 - è schizzato verso l’alto. Successivamente, tuttavia, ha ritracciato. Addirittura il mercato, sebbene nel giorno precedente alla pubblicazione della trimestrale il titolo sia salito dell’8,44%, non ha reagito bene ai dati. Nelle sedute successive alle comunicazioni, Coinbase è scesa al Nasdaq. Per quale motivo? I motivi sono differenti. In primis, bisogna sottolineare come l’andamento della società in Borsa - di recente - abbia seguito quello del Nasdaq. In altre parole: a fronte della sfida di DeepSeek e della caotica politica sui dazi di Washington, gli investitori - a partire soprattutto dalla fine di febbraio scorso - hanno ridotto la sovraesposizione sui mercati Usa. Soprattutto, rispetto alle aziende tecnologiche che - essendo tra le altre cose scambiate complessivamente a multipli più elevati - vengono considerate maggiormente rischiose. Compresa Coinbase la quale - tra un balzo e l’altro - è stata fatta oggetto di un flusso di vendite. In tal senso, non stupisce più di tanto che la correlazione tra il Nasdaq stesso è la società delle cripto valute sia di recente salita, passando da 0,28 a 0,59.

La concorrenza

Ma non è solamente questione di legami, più o meno forti, tra asset. Altro elemento sul tavolo è - per l’appunto - quello della concorrenza. Qui - va subito detto - gli esperti sono piuttosto divisi nei loro commenti. Alcuni sottolineano che l’offerta focalizzata di Coinbase, ma sempre più diversificata, sul mondo delle cripto non deve temere l’arrivo di nuovi player. Altri analisti, invece, ribattono che la questione non può risolversi in maniera cosi semplice. In tal senso, quale esempio, viene citato il caso di Robinhood. La piattaforma online di trading, nel 2024, ha acquisito l’exchange centralizzato Bitstamp. Si tratta di una mossa - è l’indicazione- che permette alla società di Menlo Park di proporre un’ampia offerta (dall’operatività su tradizionali azioni ai titoli cripto fino al servizio di staking) in grado di attirare molti utenti. Non solo. Coinbase - similmente alla stessa Robinhood - deve fronteggiare il boom degli Etf spot sul bitcoin. Gli investitori - al fine di esporsi alle cripto -possono preferire la strada dei fondi passivi, piuttosto che quella degli exchange centralizzati (o di piattaforme come Robinhood). Di più. nel recente passato hanno preso piede i Decentralized exchance (Dex). Cioè: protocolli automatizzati dove è possibile lo scambio “peer to peer”. Vero! La crescita dei Dex è stata anche dovuta alla volontà di “sfuggire” a potenziali strette sul fronte regolatorio. Soprattutto, negli Usa. Adesso, venendo meno la motivazione in oggetto in scia al nuovo approccio della Casa Bianca, la corsa agli exchange decentralizzati -peraltro molto complessi da utilizzare - potrebbe perdere di abbrivio. Al di là di ciò è, però, innegabile che, da un lato, la concorrenza aumenta; e che, dall’altro, uno dei maggiori focus di Coinbase è mantenere un alto tasso di crescita nella base di utenti. Un obiettivo il quale, nel contesto descritto, non è di così facile concretizzazione.

LA LIQUIDITÀ

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Un’occhio all’analisi tecnica

A fronte di un simile scenario, quale allora la situazione del titolo in Borsa? Riguardo ai multipli, secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra prezzo ed utile previsto sul 2025 (al 27/3/2025) è di 23 volte. Il dato è inferiore sia a quello definito nel 2024 (25,23) che all’indicatore di due anni fa, il quale era risultato di 101,8. Con riferimento, invece, all’analisi tecnica, «l’impostazione nel lungo periodo - dice l’analista indipendente Silvio Bona - rimane al rialzo. Più sul breve, invece, deve sottolinearsi che dopo avere avvicinato, il 5 dicembre scorso, i massimi storici in area 360 dollari, le azioni di Coinbase hanno avviato una correzione. Così ci si è riportati sul supporto statico di medio periodo posizionato intorno a 167 dollari. Attualmente la fase correttiva non è conclusa, in quanto non si sono concretizzate figure tecniche che segnalino l’inversione di tendenza. In un simile contesto, il risparmiatore deve fare attenzione, oltre che al supporto già indicato, anche al “pavimento” inferiore situato in area 163 dollari»

Per approfondire:

L’andamento del titolo

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