Climate change, quanto costa a fondi e assicurazioni
di Vitaliano D'Angerio
3' di lettura
3' di lettura
Otto miliardi e mezzo di dollari. È l’impatto economico sulle compagnie di assicurazioni dell’uragano Michael che si è abbattuto sugli Stati Uniti nell’ottobre 2018. La stima è di Swiss Re, uno dei più grandi riassicuratori al mondo che nel suo database Sigma, censisce dal 1970 gli eventi catastrofali naturali o provocati dall’uomo. Nel 2017, i tre uragani Harvey, Irma e Maria hanno provocato sinistri per quasi 140 miliardi di dollari. Un vero e proprio crescendo negativo generato dal cambiamento climatico. Fenomeni che, a detta degli esperti, saranno sempre più frequenti nei prossimi anni come la recente alluvione in Veneto che ha spinto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita a Belluno, a dichiarare: «Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale».
Il monito di Bank of England
Il primo a mettere in guardia la finanza (e in particolare gli assicuratori) sui rischi del clima fu Mark Carney, attuale presidente di Bank of
England e del Financial Stability Board (Fsb) . Il 29 settembre 2015, davanti ai Lloyds di Londra, Carney parlò di «tragedy of the horizon» a causa dei cambiamenti climatici e avvertì proprio gli assicuratori in platea sui potenziali riflessi finanziari negativi. All’epoca fu criticato da ambienti economici londinesi per i toni apocalittici di un discorso diventato ormai famoso. Proprio i Lloyd’s, nel report annuale 2018 (Lloyd’s City Risk Index) prodotto in collaborazione con il Centre for Rsik Studies di Cambridge, hanno rilevato che i rischi più gravi legati al cambiamento climatico sono le tempeste tropicali e le inondazioni che ammontano rispettivamente a 62,6 miliardi e 42,9 miliardi di dollari sul totale degli eventi monitorati.
Sostenibilità nuova parola d’ordine



