Climate change, a rischio mille miliardi di dollari per le Blue Chips
di Sissi Bellomo
3' di lettura
3' di lettura
Il cambiamento climatico rischia di costare quasi mille miliardi di dollari alle imprese, di cui più della metà nei prossimi cinque anni. E si tratta di una stima per difetto, poiché è frutto delle valutazioni di appena 215 Blue Chips: le sole che abbiano voluto elaborare (e svelare) una previsione tra le 500 società a maggiore capitalizzazione nel mondo.
Lo stesso gruppo di società – che comprende colossi bancari e hi-tech, compagnie petrolifere e multinazionali del Food & beverage – nel suo insieme non è comunque pessimista come potrebbe sembrare.
Al contrario, è convinto che dal climate change e dalla transizione energetica deriveranno anche nuove opportunità di business, per un valore di ben 2.100 miliardi di dollari: più del doppio rispetto ai potenziali danni o costi extra. Si prevedono affari d’oro con le energie rinnovabili e con le auto elettriche, ma anche – è il caso di Eli Lilly – con la vendita di farmaci contro le malattie infettive, la cui diffusione è favorita dalle temperature elevate. Dati e osservazioni emergono da un’analisi del Carbon Disclosure Project (Cdp), ong londinese che per la prima volta ha ottenuto una quantificazione del climate risk – e della climate opportunity – da parte delle società monitorate.
RISCALDAMENTO GLOBALE / Perché mezzo grado in più fa tutta la differenza del mondo
In tutto sono state quasi 7mila a rispondere al questionario, che da quest’anno è allineato agli standard di trasparenza proposti dalla Task Force on Climate-related Financial Disclosure (Tcfd), organismo creato nel 2015 dal G20 in seno al Financial Stability Board con l’obiettivo di mobilitare la comunità finanziaria contro una delle minacce più gravi che incombono sull’economia globale (oltre che sull’ambiente).

