Nondimeno il controllo della potenza computazionale consente di attivare un hard fork, cioè l'equivalente di una secessione, reclamando per loro il marchio bitcoin.
Non direi proprio. Possono certamente iniziare un hard fork, ma ad esempio tutte le borse dove bitcoin è scambiato con valute tradizionali hanno chiarito che lo considererebbero come la nascita di una nuova criptovaluta (BTU) diversa dal bitcoin tradizionale (BTC). Le borse hanno anche affermato che consentiranno gli scambi di BTU solo se l'hard fork non usa tecniche aggressive verso BTC, rispettando quelle condizioni squisitamente tecniche che consentano il trading “pacifico” di entrambe. Ma BTU, se non riesce ad uccidere BTC, con la sua potenza computazionale sarebbe facilmente destinato all'irrilevanza economica.
Per quale motivo lo afferma? Quali sono gli attori che potrebbero consentire il successo a questa secessione?
Perché hanno il sostegno della potenza computazionale, ma non quella di tutti gli attori economicamente rilevanti. Abbiamo già detto delle borse, ma c'è da aggiungere la maggioranza dei nodi non miner e soprattutto la quasi totalità della comunità tecnica e degli sviluppatori: non piace l'idea che qualcuno cambi di forza il protocollo bitcoin. Sarebbe un precedente pericolosissimo: oggi sono i miner, domani potrebbe essere un agente ostile. I business bitcoin sono invece più divisi: alcuni sono confusi, tra gli altri comunque sembra prevalere una maggioranza contro BU, sebbene meno schiacciante.
In questo grande universo che ci ha appena descritto chi governa in realtà bitcoin?
Bella domanda… tutti e nessuno. Tutti possono proporre e perfino adottare modifiche al protocollo, ma queste sono efficaci solo se condivise da una maggioranza totalitaria. Gli incentivi economici del protocollo sfavoriscono modifiche contenziose che dividono il network di una singola criptovaluta: nel lungo periodo, inevitabilmente, una delle parti diventa economicamente insignificante. Da un lato c'è la massima libertà, dall'altro c'è una rigidità intrinseca. Se si cambia qualcosa senza consenso, si crea di fatto una diversa criptovaluta: a quel punto le logiche diventano quelle della concorrenza di mercato tra soluzioni alternative, non di governo del protocollo originario.
Le due fazioni in lotta non potrebbero trovare una sorta di compromesso “tecnico”? Almeno raddoppiare la dimensione del blocco...
Abbiamo già detto che un raddoppio della dimensione sarebbe solo un palliativo: non risolve il problema della scalabilità per sempre. Le proposte di compromesso tradiscono una doppia incomprensione. Quella più grave è non cogliere che si creerebbe un precedente di governo del protocollo pericoloso, che lo fa apparire come emendabile se le pressioni sono abbastanza forti. Quella invece tecnicamente scorretta è contrastare un'altra proposta, nota come SegWit, che rappresenterebbe un cambiamento storico del protocollo: corregge alcuni difetti architetturali, facilita l'adozione di Lightning Network ed ha come effetto collaterale proprio il tanto agognato raddoppio della dimensione effettiva del blocco. Insomma, chi spinge per il blocco grande e contrasta SegWit vuole solo aprire un varco nel governo del protocollo, il raddoppio della dimensione è una scusa.
Sembra davvero difficile entrare nelle logiche del mondo bitcoin… ma la sua crescita è sostenibile o può subire battute improvvise d'arresto?
Bitcoin è uno straordinario esperimento, con un contenuto d'innovazione dirompente e difficile da comprendere pienamente. S'incrociano nella sua architettura elementi di crittografia, teoria dei giochi, sistemi distribuiti, teoria monetaria: competenze che difficilmente si ritrovano in un singolo individuo. Pertanto chi lo studia non può fare a meno di partire con grande scetticismo: quando non si fissa nella critica di un singolo aspetto (mal compreso nella sua relazione con il resto) spesso immagina velleitariamente di poterlo migliorare con uno spunto particolare di cui non comprende le conseguenze disastrose fuori dal suo dominio di competenza. Bitcoin nei suoi primi otto anni di vita ha dimostrato di essere tecnologicamente inattaccabile; in questi mesi è sotto gli occhi di tutti la verifica se possa funzionare anche in assenza di processi di governo formale e se sia resiliente perfino all'attacco della maggioranza computazionale del suo network.