Chi governa il bitcoin? Tredici domande per capire quale vincerà fra le visioni a confronto
di Luca Battanta
7' di lettura
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L’ecosistema blockchain e delle criptovalute è sempre in grande fermento. La moneta bitcoin spaventa per la sua carica intrinsecamente dirompente, per quell'aura di mistero causata anche dallo scarso approfondimento del tema. Ogni giorno la tecnologia che sta sotto il bitcoin è protagonista d'innovative proposte di utilizzo. Gli investitori sono attratti dalla crescita di valore e dalla volatilità, i venture capital guardano a startup innovative in cui investire. Gli operatori istituzionali per ora stanno in gran parte alla finestra a osservare, tranne i più curiosi che utilizzano intermediari per accettare pagamenti in bitcoin.
Anche le autorità di regolazione, sia italiane che mondiali si stanno interessando al fenomeno e stanno prendendo a volte duri provvedimenti temendo che questa criptomoneta possa essere utilizzata anche a scopo di riciclaggio e per fughe di capitali da una parte minoritaria della comunità. Nascono, per ora come fenomeno di nicchia, i primi bancomat di bitcoin la cui mission pare quella di far percepire più vicino un mondo le cui competenze sul campo paiono ad oggi relegate ad un ambiente in cui regna l'egocentrismo tecnologico.
Vogliamo mostrare uno spaccato di questo mondo con Ferdinando Ametrano, figura istituzionale del mondo Bitcoin, docente di Bitcoin & Blockchain Technology a Milano Bicocca e al Politecnico di Milano.
Professor Ametrano, a suo parere è in corso una guerra tra fazioni nel mondo bitcoin?
Si stanno confrontando due visioni opposte: da un lato chi vuole che la blockchain (il registro pubblico delle transazioni bitcoin) privilegi la sicurezza e l'incensurabilità di bitcoin ritenendolo oro digitale e dall’altro chi invece vuole favorire bitcoin come moneta transazionale.
Perché queste due visioni sono in contrasto?
È un trade-off inevitabile: per aumentare la capacità transazionale della blockchain si propone di aumentare la dimensione dei blocchi che la compongono. La conseguenza sarebbe un aumento delle risorse tecniche richieste ad ogni nodo della rete bitcoin e dei tempi di trasmissione per i blocchi. Questo scenario accelera il processo di centralizzazione per la validazione delle transazioni che già oggi è a livelli preoccupanti.


