Che fine ha fatto il bubble tea? Chiuse le catene di negozi, c’è chi punta agli scaffali della Gdo
Il 30 aprile è la giornata mondiale dedicata a una bevanda che in Italia ha avuto successo per pochi anni. Ma ora l’italiana Bobble Bobble tenta la strada delle vendite nei supermercati
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Il 30 aprile è la Giornata mondiale del bubble tea, la bevanda a base di tè e di perle di tapioca o di frutta, nata a Taiwan negli anni Ottanta, ma che ha avuto successo in Italia solo negli ultimi anni. E forse si tratta di un fuoco che già si è spento, almneo come fenomeno di massa che generava le code in strada davanti alle insegne che lo avevano importato.
A livello globale, secondo il Bubble Tea Market Report 2023 di Growth Capital, la bevanda valeva 2,75 miliardi di dollari nel 2022, con un tasso di crescita annuo composto del 9% previsto fino al 2030. L’Europa pesava 300 milioni di dollari, pari all’11% del totale mondiale.
Il boom italiano e il cambio di rotta
In Italia il bubble tea ha vissuto la sua stagione d’oro tra il 2017 e il 2019, con franchising, code fuori dai negozi e un’estetica asiatica che aveva conquistato soprattutto i millennial. Secondo le stime di Growth Capital, nel 2022 il mercato italiano aveva raggiunto 42 milioni di euro - oltre il 15% di quello europeo - con previsioni di crescita composto al 18% fino a 98 milioni nel 2027. I punti vendita specializzati, erano passati da 156 a dicembre 2021 a 236 nel marzo 2023, con un aumento del 51% in meno di due anni, secondo lo stesso report.
Il vento però è cambiato. E in fretta. La prima catena italiana, Frankly Bubble Tea & Coffee, fondata nel 2016 e cresciuta fino a oltre dieci punti vendita tra Milano, Torino, Bologna e Bergamo, con un fatturato di 7,5 milioni nel 2023, ha chiuso tutti i negozi il 23 novembre 2025, andando in liquidazione e lasciando circa quaranta dipendenti. Un epilogo che ha segnato simbolicamente la fine di un modello: lo store monoprodotto, pensato per grandi flussi di passanti, si è rivelato insostenibile fuori da poche vie ad altissimo traffico. Tra le altre catene strutturate censite dal report di Growth Capital nel 2023, solo Mistertea mantiene una presenza stabile, con tre locali a Milano e Monza. L’87% degli store è indipendente o di dimensioni molto piccole.
Ma il consumo non è scomparso: si è spostato. Delivery e bar generalisti hanno fatto da canale di transizione, mentre la grande distribuzione ha cominciato a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante.








