Tecnologia & finanza

ChatGPT mania: l’intelligenza artificiale fa scattare un rally globale

Da colossi come Nvidia e Baidu a gruppi semisconosciuti: fra investimenti e speculazione balzo dei titoli legati all'AI

di Biagio Simonetta

Tra super app e ChatGPT, il futuro delle Big Tech

3' di lettura

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Ci sono i grandi nomi come Nvidia e Baidu, ma anche quelli di società ai più sconosciute, che però beneficiano di un nome interessante, o anche solo di un ticker che contenga AI. La bolla finanziaria sui titoli “ChatGPT” è esplosa da qualche settimana, e sta partorendo guadagni vertiginosi su un'euforia – quella per l'intelligenza artificiale - che si mescola alla speculazione. Perché se da una parte il trend dell'AI, grazie al boom del chatbot di OpenAI, si è preso la scena dell'industria tecnologica in questo inizio anno, dall'altra la corsa cieca ai titoli più o meno legati a questa tecnologia evoca ricordi di bolle passate.

La corsa delle big Nvidia e Baidu

Dicevamo di Nvidia e Baidu. La crescita dei due titoli, da inizio anno, è stata sostenuta. Entrambe sono società molto robuste e molto esposte all'andamento dell'intelligenza artificiale. L'americana Nvidia è uno dei produttori di semiconduttori più importanti al mondo, e secondo gli analisti di Wall Street è fra i maggiori beneficiari degli investimenti nell’intelligenza artificiale poiché domina il mercato dei chip grafici che forniscono potenza di calcolo. Non è un caso, allora, il balzo delle sue azioni. Nvidia ha chiuso il mese di gennaio con un +34% in Borsa, che ne ha fatto il miglior mese della società da quando è quotata (ottobre 2017). La capitalizzazione di mercato della società di Santa Clara (California) è cresciuta di circa 180 miliardi da inizio anno.

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Poi c'è Baidu, colosso cinese della ricerca online. Da qualche settimana ha annunciato di essere pronto a implementare nel suo motore una tecnologia simile a quella prodotta da OpenAI (che intanto ha creato una versione premium da 20 dollari al mese). Che poi è quello che vuole fare Microsoft con ChatGPT per il suo motore Bing. Una notizia che è valsa alla società pechinese un +26% in borsa da inizio anno, con una capitalizzazione di mercato passata da 40 a 52 miliardi di dollari in poche settimane.

Il filone dell’«entusiasmo immotivato»

Fin qui le dinamiche più o meno logiche del mercato. C'è però tutto un filone parallelo da tenere d’occhio. Un filone che, prendendo in prestito le parole di Paolo Sorrentino, i più cauti potrebbero definire dell'«entusiasmo immotivato». E che coinvolge una serie di titoli semisconosciuti in preda all'euforia da ChatGPT.

BigBear.ai, è una società con sede a Baltimora, nello Stato del Maryland. Offre servizi che utilizzano l’intelligenza artificiale per aiutare i clienti ad analizzare i dati. La sua pagina Facebook è seguita da poco più di 200 persone. Il suo titolo da inizio del 2023 ha fatto registrare un +393%. La spinta è arrivata prima per un contratto da 900 milioni con l'AirForce, e poi per l'entusiamo legato all'AI.

Entusiasmo che ha fatto lievitare anche le azioni di C3.ai Inc., produttore di software con sede a Redwood City (California): ha annunciato di voler implementare ChatGPT in alcuni suoi strumenti e ha chiuso gennaio con un +77% in Borsa. Crescita vertiginosa anche per le azioni di SoundHound, società che si occupa di tecnologie di intelligenza artificiale nel mondo del riconoscimento vocale. Il titolo ha guadagnato il 49% da inizio anno.

La proliferazione della sigla AI

Un altro caso di entusiasmo da ChatGPT mania è quello di BuzzFeed (celebre sito di news e intrattenimento), il cui titolo la scorsa settimana è cresciuto del 310% dopo che l’azienda ha annunciato che avrebbe utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per creare contenuti. Mentre le azioni di LivePerson Inc. sono balzate “solo” del 19% dopo che il produttore di software ha dichiarato di voler includere le capacità generative di OpenAI.

Insomma, ChatGPT e Intelligenza Artificiale sono diventate parole magiche sui mercati di questo inizio 2023. E ora molti analisti si aspettano che la sigla “AI” possa comparire nei nomi e nei ticker di diverse società da qui ai prossimi mesi. Sarà il tempo, poi, a stabilire dove si fermano gli investimenti e dove inizia invece la speculazione. E molto dipenderà se sarà veramente un «entusiasmo immotivato».

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