Cerved, più tecnologia nei dati per gestire il rischio di credito
Il gruppo punta ad ampliare e diversificare l’offerta di servizi e informazioni sul merito creditizio delle aziende. In rialzo ricavi e Mol ma cala l’Ebit: è l’effetto contabile della svalutazione del contratto rescisso da Banca Mps
di Vittorio Carlini
5' di lettura
5' di lettura
Da un lato aumentare il contenuto tecnologico di dati e informazioni per le imprese. Dall’altro ampliare e diversificare, anche grazie all’M&A, i servizi offerti.
Sono tra i focus di Cerved a sostegno della sua attività. Il gruppo, a ben vedere, proprio di recente ha concretizzato alcune mosse nelle direzioni indicate. In particolare rispetto alla diversificazione e completamento del business. Cerved, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, ha annunciato il 30 luglio scorso l’intesa per acquisire il controllo di MBS consulting. Si tratta di un’operazione che consente alla società d’integrare la filiera del “Credit information”. MBS Consulting è attiva nella consulenza per la trasformazione e sviluppo strategico delle imprese. Quelle imprese che, non di rado, fanno uso dei dati ed informazioni forniti dalla stessa Cerved. In tal modo quest’ultima sarà in grado di presentarsi (oltre che come fornitore di dati ed informazioni a tutela dal rischio di credito) quale soggetto che offre soluzioni a 360° per gestire il medesimo rischio. E, più in generale, la crescita aziendale. Ma non è solamente MBS Consulting. Anche nell’acquisizione di Mitigo Servizi può ritrovarsi il fil rouge dell’ampliamento dell’offerta. In questo caso Cerved allarga la sua presenza nella finanza agevolata. Mitigo Servizi, infatti, fornisce soluzioni in outsourcing a banche e confidi (in particolare rispetto al Fondo di garanzia Pmi) e sta sviluppando la consulenza a favore delle imprese per l’accesso ad agevolazioni finanziarie (ad esempio legge Sabatini). Insomma: Cerved, facendo leva sullo stesso core business dei dati, vuole proseguire nell’allargare, e diversificare, l’attività. Una strategia che permette, da una parte, d’incrementare i ricavi (anche per singolo utente); e dall’altra di mantenere più facilmente, ed aumentare, la base della clientela.
La tecnologia
Già, la clientela. Altra leva per accrescerla è spingere il contenuto tecnologico nelle soluzioni fornite. Cerved negli ultimi esercizi, in media, ha investito in capitale fisso (Capex) circa 40 milioni l’anno. Di questi intorno a 12 milioni sono appannaggio dei database. Il rimanente, invece, è riconducibile allo sviluppo di nuovi servizi e tecnologie. È il caso, tra gli altri, del software proprietario su cui si basa un motore di ricerca semantico. Cioè: un sistema in grado di leggere informazioni qualitative e aggregarle ai dati strutturati. In tal senso basta pensare all’archiviazione dei bilanci d’impresa. Il software non solo definisce automaticamente, ad esempio, i debiti (crediti) verso (a favore) di banche (terze parti). Ma anche i soggetti precisi rispetto cui simili posizioni sono aperte. Un’informazione aggiuntiva che, risultando molto utile all’utente, agevola la domanda di servizi.
Il conto economico
Fin qui alcune indicazioni sulle strategie di Cerved. Quale però l’andamento del business del gruppo? La società ha di recente pubblicato i bilancio del primo semestre del 2019. I conti sono caratterizzati da ricavi, Ebitda ed utile adijusted in aumento. L’Ebit, al contrario, è calato. In particolare il fatturato si è attestato a 246,2 milioni in rialzo del 10,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Mol rettificato, dal canto suo, è salito a 111 milioni (+6,4%) mentre i profitti netti adijusted sono aumentati a 59,2 milioni. L’utile operativo, invece, si è fermato a 44,6 milioni (erano 60,3 un anno prima). Si tratta di un problema più strutturale nella redditività operativa di cui preoccuparsi? Cerved risponde negativamente. Dapprima perché, viene spiegato, è essenzialmente l’effetto non ricorrente della svalutazione lorda del contratto di servicing con Mps che la banca senese ha anticipatamente sciolto (vedere domanda sotto). Inoltre perché si tratta essenzialmente di un impatto meramente contabile. Quindi, conclude Cerved, non c'è alcun particolare problema rispetto alla redditività operativa.



