Catene di ristorazione, in Italia corrono più veloci del settore: record di aperture
La crescita annua del business è stata in media dell’11% secondo Deloitte, ma ci sono ancora molti spazi da conquistare: il peso delle insegne sul giro d’affari nazionale è del 10% (8,2 miliardi) contro il 35% nel resto del mondo
di Emiliano Sgambato
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In Italia le catene di ristorazione valgono il 10% del mercato, in Europa il 26% e nel mondo il 35. C’è dunque ancora molto spazio di crescita. Anche se la crisi dei consumi nell’ultimo anno non sembra aver premiato molto in termini di ricavi gli investimenti effettuati. Le catene nel 2023 hanno infatti fatturato 8,2 miliardi, con una crescita annua che sfiora l’11%. Non molto lontano quindi dal tasso di inflazione, ma comunque superiore alla media del settore, cresciuto dell’8,6% medio.
Consumi fuori casa in crescita
I dati del Food service market monitor di Deloitte elaborati per Food24 da Aigrim (l’Associazione delle imprese di grande ristorazione e servizi multilocalizzate aderente a Fipe-Confcommercio) indicano anche come il tasso medio di crescita 2016-22 sia stato del 4,5% nonostante gli anni della pandemia. Si può ipotizzare che nel periodo in cui i piccoli ristoranti non avevano le risorse per andare avanti, le catene si riorganizzavano, sfruttando anche delivery e take away, e mettevano le basi del consolidamento.
«I consumi fuori casa sono previsti in crescita del 4-5% l’anno – commenta il presidente di Aigrim, Cristian Biasoni – e su questo trend si innestano due elementi che vanno a vantaggio delle catene. In primo luogo la minor difficoltà, che comunque rimane, ad affrontare i problemi legati al reperimento e alla gestione del personale. A favorire le catene sono soprattutto i possibili percorsi di crescita professionale. Il secondo vantaggio riguarda gusti e abitudini dei clienti, soprattutto dei giovani, che sono sempre più polarizzati sulla scelta di cosa mangiare, che sia hamburger o sushi».
In testa allo sprint la ristorazione veloce
Secondo Deloitte, la fetta di mercato del quick service restaurant (i fast food e tutte le attività dove non viene effettuata l’ordinazione e il servizio al tavolo) è del 29% e si sta avvicinando alla media del 33% a livello mondiale (il 50% è invece coperto dal full service, il 20% dai bar e l’1% dallo street food).
«Questo tipo di catene si sta diffondendo più del casual dining (dove invece si viene serviti al tavolo, ndr) – conferma Biasoni – perché c’è bisogno di meno personale e poco spazio. In sostanza gli investimenti costano meno e questo con l’aumento dei tassi di interesse fa la differenza».
Un segmento in cui Autogrill – 800 store in Italia che prima di entrare a fare parte di Avolta, fruttavano circa un miliardo – ha annunciato pochi giorni fa l’apertura a Milano del primo franchising con 12oz, la caffetteria che ha alle spalle il gigante olandese del caffé Jde Peets (7,7 miliardi di fatturato): già presente in Italia con 30 negozi vuole arrivare a cento.








