Lettera al risparmiatore

Carnival tiene la rotta su taglio del debito e rilancio dei margini

Il colosso Usa delle crociere, dopo il Covid, spinge i flussi di cassa per ridurre la leva finanziaria. Il business cresce, ma c’è rischio della frenata economica

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Nelle presentazioni dei dati di bilancio c’è sempre qualche tabella più interessante delle altre. Così è anche per l’ultima trimestrale pubblicata da Carnival Corp. Il colosso della crocieristica mondiale ha “offerto” al mercato due tabelle. In una sono indicati l’andamento del “Net per diem” (cioè il guadagno netto per passeggero per un giorno di viaggio) e del “Net yelds” (vale a dire il rendimento netto per cabina). Nell’altra, invece, vengono descritti i pagamenti effettuati, rispetto al debito, dal 2023 fino al 31 maggio scorso (data di chiusura del secondo quarter dell’esercizio 2023-24). Ebbene, le dinamiche in oggetto rappresentano un duplice focus della multinazionale di Miami: il primo è quello sugli sforzi per sostenere la continua ripresa del business; il secondo, dal canto suo, è riferito alla costante riduzione del debito. In tal senso, sul primo fronte, la società - sempre nell’ultimo quarter e rispetto allo stesso periodo del 2022-23 -ha riportato l’incremento del 6% (“Net per diem”) e del 12% (“Net yields”). Con riferimento, invece, all’indebitamento il gruppo rimarca come - tra opportunistici rimborsi anticipati e scadenze - è stato compiuto un pagamento complessivo di 9,6 miliardi di dollari (di cui 6,6 miliardi in prepayments).

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Il programma sul debito

A ben vedere, le mosse indicate sul debito rientrano - come indicato nell’Investor Day del 2023 - in un più ampio programma di riorganizzazione ed abbattimento del medesimo. Un progetto il quale, grazie alla rimonta degli stessi flussi di cassa, è il combinato disposto di diversi interventi: dai rimborsi anticipati al rifinanzimento a migliori condizioni fino al pagamento delle scadenze. Il tutto, peraltro, agevolato dalla scelta di ridurre gli investimenti sulle nuove navi. In particolare, Carnival ha sottolineato - nell’ultimo quarter - di avere il più basso “orderbook” (libro ordini per nuove imbarcazioni) degli ultimi decenni e prevede 3 rilasci nel 2024, uno nel 2025 e zero nel 2026.

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Ciò detto la società, in scia al crollo subito dall’intero settore a causa della pandemia da Covid, ha visto il proprio indebitamento totale balzare verso l’alto. Secondo il terminale Bloomberg, la voce di bilancio era a 11,,5 miliardi nel 2018 - 2019. Poi, l’esercizio successivo il debito totale è salito a 23,4 miliardi di dollari. Il rialzo è proseguito nel 2020-2021 e 2021-2022, arrivando rispettivamente a quota 34,6 e 35,8 miliardi. Il picco c’è stato nel primo trimestre del 2022-2023. Di lì - grazie all’intervento del gruppo che ha realizzato rimborsi per 6 miliardi - è iniziata la discesa.

LE SCADENZE DEL DEBITO

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Tanto che alla fine del medesimo anno fiscale l’indebitamento si assestato poco sopra 30 miliardi. La dinamica è proseguita nell’esercizio corrente (2023-2024). Così, nel primo semestre, il gruppo indica di avere effettuato rimborsi anticipati per un valore aggregato di 3,2 miliardi. Non solo. Attraverso la gestione proattiva del debito, il gruppo stima, per il 2024, di diminuire la spesa da interessi netti di 55 milioni (85 milioni su base annualizzata). Si tratta di una semplificazione della struttura del capitale che dovrebbe anche consentire, unitamente alla ripresa della redditività, di riportare a livelli più consoni il “Net debt to ebitda”. Il rapporto tra debito netto e Mol - è l’indicazione del gruppo nell’ultima conference call - è previsto approssimarsi alla fine dell’anno fiscale in corso verso le 4,5 volte.

Vero! L’indicatore - è il commento di diversi esperti - si troverebbe ancora su un livello non basso. E tuttavia, ribattono altri analisti, l’importante è vedere e monitorare che l’andamento di riduzione della leva finanziaria prosegua. In altre parole: non è tanto rilevante il numero statico in sé, bensì la dinamica futura dell’indicatore. Il quale -chiaramente - deve continuare a calare. Così come- peraltro - la stessa Carnival dice di prevede.

Flussi di cassa e redditività

Già, prevedere. L’indicazione sul “Net debt to Ebitda” giocoforza passa anche dall’incremento dei flussi di cassa. Il gruppo, nei tre mesi terminati al 31 maggio scorso, ha realizzato 1,3 miliardi di free cash flow rettificati (erano stati 625 milioni un anno prima). Sull’intero semestre, invece, i flussi di cassa si sono assestati a 2,66 miliardi di dollari (769 nello stesso periodo dell’esercizio precedente). L’incremento è nei numeri e la spinta arriva in particolare dalla cassa operativa e, quindi, dall’espansione del business.

RICAVI E SEGMENTI OPERATIVI

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Sotto quest’ultimo aspetto, vale la pena ricordare che l’azienda -come l’intero settore delle crociere - ha messo alle spalle un periodo terribile. Nel 2018-19, esercizio prima dello scoppio della pandemia da Covid, l’utile netto GAAP di Carnival era stato di 3 miliardi. Nel 2019-2020 e 2020-2021, al contrario, il gruppo ha postato rispettivamente una perdita di 10,2 e 9,5 miliardi. Pian piano, la situazione è migliorata fino ad arrivare al 2022-2023 dove il gruppo di Miami ha archiviato l’esercizio di fatto a break even (-0,07 miliardi la perdita sempre con la contabilità GAAP). Nell’ultimo quarter, infine, c’è stato il ritorno al profitto netto. L’utile è stato di 92 milioni (134 milioni quello rettificato) con un incremento di circa 500 milioni rispetto ad un anno prima. Si tratta di un risultato, analogamente al fatturato (5,8 miliardi i ricavi), al di sopra delle stime di consensus e che ha sorpreso il mercato.

REDDIVITÀ E SEGMENTI OPERATIVI

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Tanto che il titolo di Carnival in Borsa, nella seduta successiva alla presentazione dei dati, è balzato in alto. Un incremento conseguenza della stesso nuovo ritocco all’insù delle guidance sul 2023-2024. L’Ebitda rettificato dovrebbe assestarsi intono a 5,83 miliardi di dollari mentre l’utile netto (sempre adjiusetd) è previsto a circa 1,55 miliardi (275 milioni meglio della guidence offerta a marzo). Il ritorno sul capitale investito adjusted (il cosiddetto Roic) è, dal canto suo, previsto intorno al 10%. Più sul breve periodo - cioè nel terzo trimestre dell’anno fiscale - Carnival stima, invece, il profitto netto e l’Ebitda adjusted rispettivamente intorno a 2,66 e 1,58 miliardi di dollari. Si tratta di numeri in rialzo che, tra le altre cose, sono da una parte l’effetto dell’alto livello di prenotazioni dei viaggi (il gruppo indica che prosegue l’accelerazione anche sul 2025); e, che, dall’altra, permettono a Carnival di affermare di essere già a due terzi del cammino rispetto ai target sul 2026 che, tra gli altri, indicano un Roic rettificato del 12%.

Il rischio economico

Tutto facile come navigare in un mare con calma piatta, quindi? La realtà è più complicata. Alcuni esperti, ricordando la ciclicità del business crocieristico, rimarcano il rischio legato alla possibile frenata dell’economia statunitense (e non solo). Su questo fronte il dibattito è acceso. In generale il comparto delle vacanze per nave è previsto in crescita (secondo Statista il Cagr tra il 2024 e 2029 è del 4,8%). Ciònonostante, c’è tuttavia chi - per l’appunto - afferma che la contrazione della capacità di spesa delle famiglie, come mostrano le indicazioni in arrivo da realtà quali AirBnB o Marriot), sta fiaccando la domanda dei viaggi su terra. E rischia di indebolire anche quella delle vacanze per mare. La preoccupazione, però, non da tutti è condivisa. In particolare perché le crociere rappresenterebbero una modalità di viaggio a buon mercato che, peraltro, va attraendo nuove categorie di clienti (ad esempio nella Generazione x). Oltre a ciò, poi, alcuni esperti sottolineano la persistente elevata leva finanziaria.

Vero! Questa, come descritto, è in continua discesa. Inoltre, anche grazie all’espansione dei ricavi e all’efficientamento operativo, la redditività e -soprattutto il flussi di cassa - sono in rimonta. Infine: la presenza globale di Carnival (secondo Cruise Market Watch ha oltre il 42% del passeggeri mondiali) e la sua articolazione - sia geografica che per tipologia di clientela - rendono il business più resiliente. Ciò detto, però, la preoccupazione è che una variabile esterna negativa -visto l’ancora alto debito -possa avere un impatto. Soprattutto, sul titolo in Borsa.

Le quotazioni e il confronto

Quelle azioni che (al 19/9/2020), più sul lungo periodo, scontano l’imaptto del Covid (nel quinquennio la discesa è del 62%). Accorciando l’arco di tempo considerato la dinamica muta: nell’ultimo anno, ad esempio, Carnival sale 21,6%. In un simile contesto, secondo Seeking Alpha, l’Ev/Ebitda prospettico è di 8,27 volte mentre il P/e non GAAP (sempre prospettico) è 15,5. Si tratta di valori che, ad esempio rispetto a Royal Carribean, sono inferiori con riferimento al rapporto tra Enterprise value e Mol (11,47 quello di quest’ultima) e, più o meno, in linea riguardo al P/e. Minore, invece, il multiplo di Carnival del prezzo sui flussi di cassa operativi. Insomma, seocndo gli esperti, le azioni non paiono così care. Ma, evidentemente, il risparmiatore fai-da-te deve mantenere molta, molta cautela riguardo ad una simile realtà.

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