Lettera al risparmiatore

Carnival, più ricavi dal singolo crocerista e attenzione sui costi

La strategia è che le stesse navi siano per sé un luogo di destinazione. La diversificazione geografica limita i rischi. Il problema della geopolitica

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Aumentare i ricavi per singolo crocierista. È una delle manovre che Carnival Corporation va realizzando per spingere il business sulla rotta dell’espansione. La strategia, a ben vedere, appare chiara dagli stessi numeri di conto economico. Per rendersene conto può guardarsi alla recente dinamica del cosiddetto Net yields per Avaliable lower berth day (Albd). Cioè, in parole semplici: il ricavo netto medio per ogni posto letto disponibile al giorno. Ebbene, nel secondo trimestre del 2025, l’indicatore è stato di 200,07 dollari contro i 186,6 dello stesso periodo dello scorso anno. Sull’intero primo semestre dell’esercizio 2024-2025, invece, i ricavi per unità si sono assestati a 192,61 dollari che devono confrontarsi con i 181,04 dell’arco di tempo tra inizio dicembre 2023 e fine 31 maggio 2024. I numeri, insomma, mostrano con chiarezza la strada intrapresa.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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 Le mosse

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Ciò detto, quali i mezzi con cui viene perseguito l’obiettivo? Dapprima c’è il fronte del biglietto. Qui la compagnia punta ad ampliare e migliorare l’offerta. Così, attraverso le navi di nuova generazione, propone tra le altre cose cabine più grandi e attrazioni inedite. Questo rende la nave stessa una “destinazione” in sé la quale da sola giustifica tariffe più elevate. Non solo. Carnival va investendo in porti e isole proprie. Un esempio? Celebration Key alle Bahamas (inaugurato quest’anno) dove, tra le altre cose, possono effettuarsi sport acquatici o assistere a spettacoli live dedicati. Ancora: da un lato, il gruppo presenta più servizi al biglietto (dalle bevande al Wi-Fi fino ai ristoranti di specialità); dall’altro, vengono individuati rotte ed itinerari maggiormente attrattivi che consento di prezzare meglio la crociera.

Ma non è solo il ticket, ci sono anche le spese a bordo. In questo ambito - evidentemente - la strategia è in sinergia con quella riguardante i biglietti. Così, ad esempio, nel momento in cui ci si trova nella destinazione privata (nel 2026 sarà concluso il rinnovamento di Half Moon Cay sempre alle Bahamas), al passeggero vengono proposte aree “premium”. Oppure possono, più in generale, essere offerte esperienze “nuove” quali parchi acquatici tematici. Si tratta di un programma, che almeno nell’ultimo semestre, ha dato i suoi frutti. Il giro d’affari legato ai biglietti è salito del 7,2% mentre quello delle spese “on board” è aumentato di oltre il 10%.

REDDITIVITÀ E RICAVI

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 Rischi e occupazione

Insomma, tutto facile come bere un cocktail sul ponte di prima classe? La realtà è più complicata. Un primo dubbio espresso dagli analisti è che, avendo Carnival varie navi di grandi dimensioni, sussiste il rischio di non riuscire a riempirle. La risposta - rimarcano alcuni esperti - è che il gruppo fa fronte al problema, in primis, con la gestione della curva delle prenotazioni. In altre parole: la società non aumenta i prezzi in maniera uniforme, bensì li alza nel tempo. Vende molto in anticipo a prezzi più bassi, e man mano che l’occupazione sale, fa crescere la tariffa (salvo gli acquisti last minute). In tal modo, il ricavo medio tende ad essere massimizzato senza il rischio di trovarsi con le cabine vuote. Poi Carnival sfrutta la segmentazione della flotta. Il gruppo possiede brand (quali Seabourn) operativi attraverso imbarcazioni più piccole, di nicchia e alto di classe. Il che permette d’intercettare mercati differenti e bilanciare il rischio. Infine - viene indicato - il costo di una crociera spesso rimane competitivo rispetto ad un viaggio su terra. Di conseguenza, lo spazio per sfruttare la leva del prezzo esiste.

FLUSSI DI CASSA OPERATIVI

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 Il nodo geopolitico

Ciò considerato, però, può ulteriormente obiettarsi che il contesto geo-politico globale induce incertezza. Uno scenario il quale rischia sia di frenare la domanda di crociere in generale che di limitare le rotte percorribili. Vero, ammettono vari esperti. E, tuttavia, dapprima la diversificazione nella presenza geografica del gruppo consente, ad esempio, di ridistribuire le navi nel caso alcune zone diventassero problematiche (ad esempio il Medio Oriente). Inoltre, la flessibilità sul pricing permette a Carnival di rallentare gli aumenti, puntare su offerte last minute e ridurre leggermente i margini, mantenendo comunque alta l’occupazione delle imbarcazioni.

Già, le imbarcazioni. Il gruppo, nel breve periodo, non ha puntato solo sulla realizzazione di nuove navi. Bensì, ha voluto un rinnovamento soprattutto qualitativo (ad esempio attraverso il refit di quelle già esistenti). Per poi, dal 2029 in avanti, iniziare a riceve “cruise” giganti da 8.000 passeggeri. In tal senso nel 2025 è prevista una consegna. Mentre nel 2027 e 2028 ci sarà il varo della quarta e quinta nave Excel. Il programma è in sintonia con la strategia di efficientamento operativo e di contenimento del debito avviato non da oggi. Carnival, come tutto il comparto, ha subito il duro colpo legato al Covid. Nel 2018-19, esercizio prima dello scoppio della pandemia, l’utile netto GAAP della compagnia era stato di 3 miliardi. Nel 2019-2020 e 2020-2021, al contrario, il gruppo ha postato rispettivamente una perdita di 10,2 e 9,5 miliardi. Pian piano, la situazione è migliorata fino ad arrivare al 2022-2023 dove il gruppo di Miami ha archiviato l’esercizio di fatto a break even (-0,07 miliardi la perdita sempre con la contabilità GAAP). In un simile scenario ben si capisce perché l’azienda abbia perseguito aggressivamente efficienze e risparmi. Gli effetti del pressing sono visibili anche sui numeri del primo semestre 2024-2025 chiuso il 31 maggio scorso. Vero! Le spese operative sono salite a 7,7 miliardi, circa 150 milioni in più rispetto ai 7,5 miliardi del 2024, con una variazione del 2%. E tuttavia - al di là dell’effetto positivo una tantum delle vendite di una nave nel segmento Nord America e una in Europa - la dinamica dei costi è rimasta comunque contenuta anche grazie alle minori spese per carburante e alla più bassa intensità di consumo per Albd. Dacché, a fronte dell’incremento dell’8,5% dei ricavi sempre nella prima meta dell’anno fiscale 2024-2025, la marginalità è aumentata. Il Gross margin per Albd al 31 maggio 2025 è risultato di 65,7 dollari mentre un anno prima l’indicatore si era fermato più in basso, a quota 52,45 dollari. Si tratta di dati - evidentemente - che mostrano come il combinato disposto tra espansione del business e pressing sui costi stia dando i suoi frutti.

OPERATIVITÀ SULLE NAVI

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 La dinamica del debito

L’andamento è riscontrabile anche riguardo alla struttura finanziaria della compagnia? In generale, sempre a causa del Covid, l’azienda ha visto il proprio indebitamento totale balzare - quale esercizio fa -verso l’alto. Secondo il terminale Bloomberg, la voce di bilancio era a 11,5 miliardi nel 2018 - 2019. Poi, l’esercizio successivo il debito totale è salito a 23,4 miliardi di dollari. Il rialzo è proseguito nel 2020-2021 e 2021-2022, arrivando rispettivamente a quota 34,6 e 35,8 miliardi. Il picco c’è stato nel primo trimestre del 2022-2023. Di lì - grazie all’intervento del gruppo che, tra le altre cose, ha realizzato rimborsi per svariati miliardi - c’è stata la discesa. Tanto che, nell’ultimo quarter, il rapporto tra Debito netto ed Adjusted Ebitda è stato di 3,7 volte. Un dato ancora non così basso, ma comunque inferiore al 4,1 volte che ha contraddistinto la compagnia nel primo trimestre del 2024-2025. Lo sforzo ha, poi, implicato il miglioramento del merito di credito della stessa Carnival. Moody’s, sempre nel primo trimestre del 2025, ha ridato la patente di investment grade (Ba2) alla società. Fitch e S&P, rispettivamente con il giudizio di BB+ Positive e BB+ Stable, rimangono invece per un notch, ancora nel giudizio di investimento speculativo. Al di là di ciò, nell’ultimo trimestre Carnival rimarca -comunque - di avere anticipato alcuni target. Tra gli altri il 12,6% di Adjusted Roic (ritorno sul capitale investito). Un contesto che ha aiutato ad alzare le stime sull’intero esercizio fiscale. Il net Yelds dovrebbe migliorare, rispetto al 2023-2024, di circa il 5% (+4,7% nella stima precedente). L’Adjusted Ebitda ed utile netto sono, invece, stimati intorno rispettivamente a 6,9 e 2,69 miliardi (6,7 e 2,49 i numeri indicati nella guidance di marzo). A fronte di un simile contesto il titolo, in borsa, ha giocoforza reagito positivamente. Nel giorno successivo alla pubblicazione dei dati, Carnival - che ha la duplice quotazione a New York e Londra - è salita del 6,9%. Un balzo il quale ha contribuito alla corsa del titolo. Nell’ultimo anno la compagnia crocieristica - a detta di Bloomberg - sale del 91% (chiusura al 12/9/2025). Il trend in Borsa -secondo seeking Alpha - sì è tradotto nei seguenti multipli. Il P/e non GAAP sul 2024-2025 è di 16,2 mentre il PEG non GAAP è di 0,75 (1,79 quello del comparto di riferimento). Il Price to Sales, infine, è di 1,56

L’andamento del titolo

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