Intervista

Callery: «L’euro digitale va fatto in fretta, troppo tardi il lancio nel 2028»

L’ad di GFT Italia, uno dei gruppi scelti per la sperimentazione: «Non c’è bisogno di due anni di prove mentre Trump accelera su stablecoin e cripto»

di Isabella Bufacchi

Fabrizio Callery, amministratore delegato di GFT Italia

5' di lettura

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«Fate l’euro digitale e fatelo in fretta. La tabella di marcia della Bce va accelerata: il lancio dell’euro digitale nel 2028 sarà troppo tardi. L’euro digitale deve partire molto prima, con meno ambizioni nel lancio iniziale ma anche senza tarparsi le ali. La moneta elettronica della Bce può iniziare a circolare nel primo semestre del 2026, e poi a scala nel secondo semestre. Non c’è bisogno di due anni di prove mentre Donald Trump accelera su stablecoin e cripto».

A premere sull’acceleratore dell’euro digitale è Fabrizio Callery, amministratore delegato di GFT Italia, uno dei 70 pionieri prescelti dalla Bce, tra banche, fornitori di servizi digitali, start-up e fin tech, per sperimentare le funzionalità dell’euro digitale e i casi d’uso e testare il tipo di infrastruttura e i pagamenti condizionati.

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«L’approccio tipico europeo è quello di analizzare e regolare tutte le possibili ramificazioni, per poi passare a tutte le foglie: lo dico chiaramente, per me questo approccio è sbagliato per l’euro digitale – afferma in questa intervista esclusiva con IlSole24Ore -. Non bisogna fin da subito regolare tutte le applicazioni, risolvere a priori tutti i potenziali problemi e attuare il 100% delle opzioni e delle casistiche possibili. Così facendo l’euro digitale arriverà troppo tardi rispetto a Usa e Cina che vanno avanti molto velocemente. Non possiamo aspettare: le generazioni Alpha e Z stanno già comprando criptoattività e stablecoin in dollari Usa per fare pagamenti in Europa. Vanno scoraggiati con un’alternativa europea».

Come si potrà accelerare?

L’euro digitale può debuttare inizialmente nei soli 20 Stati membri dell’area dell’euro. Successivamente andrà esteso alla Ue. E poi al resto del mondo. Non serve che fin dall’inizio sia utilizzato da 300 milioni di cittadini europei in tutti i più piccoli POS, online e offline. Arriviamo al traguardo per gradi.

Quale infrastruttura per l’euro digitale non ha bisogno di essere testata per almeno due anni?

UDPN, Universal Digital Payment Network è pronta all’uso per avviare l’euro digitale: si tratta della rete di pagamenti digitali e interoperativi più avanzata al mondo per valute digitali, stablecoin e token garantiti da asset e regolamentati. È una rete basata su blockchain. GFT è uno dei membri fondatori di questo acceleratore, che è già operativo a Singapore.

Come si può velocizzare il lancio dell’euro digitale?

L’euro digitale potrebbe entrare in circolazione attraverso un accordo tra la Bce, le banche dell’area dell’euro e un iniziale gruppo selezionato di aziende operative, per esempio, nella grande distribuzione, nelle reti telefoniche e nei pedaggi, settori con un elevato volume di transazioni quotidiane, già fortemente digitalizzati e diffusi capillarmente sul territorio.

Quale sarà il ruolo delle banche nell’euro digitale?

Le banche commerciali saranno un player centrale. Il conto in euro digitale sarà aperto presso le banche. Le banche non devono temerlo ma al contrario devono considerarlo un’opportunità di business perché attraverso l’euro digitale potranno offrire più servizi. Banche e altri intermediari si stanno interrogando su come potenziare il business grazie all’euro digitale: stanno cercando di capire quale potrà essere il loro ruolo in un modello di business tutto da scrivere, tutto nuovo e che farà leva sull’euro digitale. Le banche stanno riflettendo sull’euro digitale come potenziale opportunità di business: per esempio disintermediare i circuiti internazionali.

Serve un approccio top-down?

Servirà anche una progettazione sociale. L’euro digitale idealmente dovrà essere utilizzato dai cittadini nell’area dell’Euro, il target è 300 milioni di utenti. Ma come è possibile insegnare a tutti, indipendentemente da età e educazione finanziaria pregressa, come utilizzare il wallet dell’euro digitale? Meglio allora partire dalle generazioni Z e Alpha.

GFT è dentro la squadra dei 70 “pionieri” sull’euro digitale scelti dalla Bce: qual è stato il vostro contributo a questo brainstorming?

Abbiamo partecipato a questa sperimentazione innovativa condotta dalla Bce: una settantina di stakeholders, tra pionieri e visionari. Mi aspetto che a breve la Bce pubblicherà i risultati di questo lavoro di squadra su come realizzare l’euro digitale. Abbiamo discusso le varie opzioni sul tipo di infrastruttura: non è chiaro se l’euro digitale utilizzerà una blockchain pubblica o privata, centralizzata o decentralizzata, una piattaforma interoperabile. GFT ha proposto una rete Distributed ledger technology , non centralizzata e con distribuzione dei dati su diversi “nodi”. GFT, che propone da quarant’anni soluzioni digitali nei settori del banking e dell’insurance e opera in una ventina di Paesi nel mondo, ha fatto leva su UDPN.

Come andare avanti nei pagamenti condizionati?

Abbiamo proposto di partire con i pagamenti condizionati e finalizzati per qualche uso specifico: ad esempio, il pedaggio stradale, o l’utilizzo di mezzi pubblici. La tecnologia che c’è dietro l’euro digitale, con i suoi tecnicismi, non deve spaventare. L’atteggiamento di Bce e Commissione europea è prudente, è comprensibile. Non si vuole certo fare in Europa l’imposizione che c’è stata in Cina sullo yuan digitale che ha scopi di controllo del tutto diversi dai nostri. Ma un’eccessiva regolamentazione rallenterà troppo il progetto.

Al di là di Cina e Usa, quali sono i rivali dell’euro digitale in casa?

Alcune imprese lanceranno le loro valute, token per pagamenti programmabili. Questi token non avranno corso legale come l’euro digitale e non garantiranno la massima accessibilità, interoperabilità e resilienza. Verranno usati per un solo scopo, per fidelizzare la clientela: da grandi catene di distribuzione, oppure dai marchi del lusso. Un esempio: il cliente dell’azienda x potrà acquistare token-x solo per acquistare prodotti dell’azienda x: questi token non avranno valore di 1 euro per 1 token ma poniamo ad esempio, 0,80 euro per 1 token. Utilizzando questi token il cliente fidelizzato avrà uno sconto indiretto sui prodotti dell’azienda ai fini della fidelizzazione. Tutto questo senza ridurre il prezzo di listino.

L’euro digitale non potrà essere usato per questi pagamenti programmabili. È tutt’altro…

Sì, l’euro digitale sarà tutt’altra cosa. Sarà accessibile a tutti per acquistare di tutto. La Bce vuole creare un euro digitale che funzioni esattamente come i contanti. Ma perché copiare i contanti, che sono usati sempre meno? L’euro digitale secondo me non deve essere la fotocopia della banconota. I contanti sono spesso associati a forme di economia sommersa. Faccio volentieri a meno della privacy se riesco a garantire con l’euro digitale la trasparenza fiscale. Il motto dell’euro digitale non dovrebbe essere solo “tuteliamo la privacy”, ma anche “combattiamo il sommerso”. E poi c’è la questione della sovranità: l’euro digitale proteggerà la nostra sovranità monetaria.

Come?

Chi non paga in contanti utilizza circuiti internazionali che in Europa sono gestiti per la maggior parte da operatori americani. E ora scopriamo che il nostro grande alleato transatlantico improvvisamente è isolazionista. Questo significa che non si tratta più soltanto di una questione di regole diverse Usa e Ue: la questione ora è se quel fornitore di servizi finanziari, americano che opera in Europa, sarà sempre affidabile, se i costi per gli europei rimarranno invariati, se si rischia che in Europa vengano chiusi di colpo i servizi sui quali è basata la nostra economia.

Riproduzione riservata ©
  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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