Climate change

Caldo, le mucche producono poco latte e si contano i primi danni nei campi

Secondo Coldiretti in Lombardia il 10-15% di latte in meno; danni alle colture soprattutto al Sud, dove avanza la siccità, mentre ora al Nord si teme il maltempo

di E.Sg.

2' di lettura

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L’allerta caldo non dà tregua alla maggior parte dell’Italia e si registrano anche i primi danni nelle campagne, dove anche gli animali soffrono l’afa con le mucche che riescono a produrre solo tra il 70 e il 90% di latte rispetto alla media stagionale. Arrivano intanto i primi danni alle colture, con ortaggi e frutta scottati, con l’allarme siccità che minaccia le regioni del Sud. problemi anche per le attività di raccolta con il blocco delle attività nelle ore centrali della giornata.

L’allarme arriva da un primo monitoraggio della Coldiretti che sottolinea come in Lombardia, dove si produce quasi la metà del latte italiano, le alte temperature stanno causando un calo della produzione del 10%, con punte anche del 15%. Ciò significa che ogni giorno si producono circa un milione e ottocentomila litri di latte in meno rispetto ai periodi normali. «Al calo della produzione - sottolinea Coldiretti - di aggiunge peraltro l’aumento dei costi con gli allevatori che hanno già attivato ventilatori e doccette nelle stalle per dare sollievo agli animali, mentre i pasti sono integrati con sali minerali e potassio, e vengono somministrati un po’ per volta per aiutare le mucche a nutrirsi al meglio senza appesantirsi».
Allarme produzione di latte anche nel Molise dove vari allevamenti registrano un calo fino al 30%.

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In Piemonte il caldo ha anticipato la maturazione di 10/15 giorni soprattutto per grano, orzo, pomodoro e uva. Nella provincia di Torino i produttori sono ricorsi ai teli per ombregiare la frutta e salvarla dalle scottature di ombreggiare.

Si registra anche - denuncia sempre Coldiretti - una presenza maggiore di Popilia Japonica, il coleottero giapponese che colpisce vigneti e frutteti.

In Toscana il caldo ha “bruciato” centinaia di chilogrammi di meloni nella campagna maremmana rendendoli di fatto non più adatti alla vendita mentre cresce l’allarme anche per angurie, susine, pesche, pomodori, melanzane. 

In Umbria per le temperature record sono già andate in sofferenza le colture primaverili come girasole e mais.
In Sardegna si aggrava il problema della mancanza d’acqua: il locale consorzio di bonifica da questi giorni ha interrotto anche le irrigazioni per l’erba medica, con i relativi problemi a garantire i foraggi per l’alimentazione degli animali. Stessa situazione per angurie, meloni e mais.

In Puglia il caldo taglia anche le produzioni di uova, latte e miele, oltre ad aver fatto crollare quella di foraggio, avena e orzo, necessari per l’alimentazione del bestiame. Ma l’emergenza più grave resta la siccità – denuncia Coldiretti – con oltre 164 milioni di metri cubi di acqua in meno rispetto alla capienza degli invasi, con le conseguenti difficoltà a garantire l’irrigazione delle colture.

Nella Sicilia occidentale soffrono le colture con la distribuzione idrica che avviene a singhiozzo, mentre negli allevamenti si segnalano minori rese nella produzione di latte. Nel Trapanese si teme inoltre per il manifestarsi della peronospora, la malattia che colpisce i vigneti favorita da caldo e umidità.

«Ma con il tempo instabile al Nord non mancano – conclude Coldiretti – neppure problemi legati al maltempo. In Val d’Aosta si segnalano grandinate notturne, oltre a frane e smottamenti».

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