Caffè e cacao, forniture a rischio in Europa con le norme anti deforestazione
Migliaia di tonnellate di prodotti nei magazzini doganali e delle borse potrebbero restare nel limbo – e addirittura finire distrutti – quando nel 2025 scatteranno gli obblighi di certificazione della provenienza “green”
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La crociata europea contro la deforestazione rischia di provocare seri effetti collaterali sul mercato del caffè e del cacao, compresa la distruzione di migliaia di tonnellate di scorte custodite nei magazzini doganali e in quelli delle borse: uno sviluppo che potrebbe avere ripercussioni sulla disponibilità dei prodotti e ovviamente sui prezzi, che di recente si sono già spinti a livelli record.
A rilanciare l’allarme sulle difficoltà legate all’applicazione delle nuove norme Ue sono l’International Trade Centre (Itc), agenzia collegata all’Onu e al Wto, e l’Intercontinental Exchange (Ice), una delle maggiori borse per lo scambio di futures su materie prime.
Il regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), entrato in vigore a fine giugno, prevede obblighi molto stringenti a partire dal 2025, quando qualsiasi prodotto agricolo che entri in territorio comunitario dovrà essere corredato da una sorta di “pedigree” che attesti la provenienza da aree non colpite da distruzione o degrado forestale dopo il 2020.
Il monitoraggio e la certificazione di tutta la filiera è un compito molto complesso, ma per caffè e cacao ci sono complicazioni ulteriori, perché provengono in gran parte da Paesi che da questo punto di vista sono considerati ad alto rischio e perché una volta importati di solito rimangono a lungo nei magazzini.
Non è chiaro che cosa succederà a caffè e cacao non sdoganati nel momento in cui scatteranno gli obblighi, fa notare Pamela Coke-Hamilton, executive director dell’Ict, ripresa dal Financial Times: «Se (la fornitura) arriva sul mercato nel periodo di transizione va bene, ma se viene trattenuta e poi rilasciata dopo la fine del periodo di transizione forse no». Potrebbe quindi rendersi necessario spedirla fuori dalla Ue, se non addirittura «buttarla via», ipotizza Coke-Hamilton.



