C’è vita dopo la morte del reddito fisso? Quattro modi per investire senza BoT
Ormai 18mila miliardi di titoli obbligazionari hanno rendimenti negativi. Ecco quattro strade per sostituirli e bilanciare il rischio azionario
di Morya Longo
4' di lettura
4' di lettura
Viene quasi da sorridere a pensare che ci ostiniamo ancora a chiamarlo «reddito fisso». Oggi sarebbe infatti più appropriato definire il mercato obbligazionario «perdita fissa»: perché con circa 18mila miliardi di dollari di bond a tassi negativi nel mondo (e tanti altri con rendimenti appena superiori allo zero), le obbligazioni e i titoli di Stato hanno in gran parte perso sia la loro natura di «reddito fisso» sia quella di tradizionale contrappeso al mercato azionario. All’alba di un 2021 iniziato con forti rialzi in Borsa, questo è forse il problema principale per gli investitori: sono orfani, di fatto, di quello che fu il mercato obbligazionario. Se per decenni soprattutto i titoli di Stato hanno rappresentato l’ideale contraltare alla rischiosità dell’investimento azionario (non solo perché pagavano cedole ma anche perché avevano una correlazione inversa con le azioni), ora non è più così.
Il problema è globale. Riguarda tutti. Ma per i risparmiatori italiani è forse ancora più pressante. Per almeno tre motivi. Da un lato perché sono stati abituati per decenni a investire in BoT, che garantivano una certa (almeno apparente) sicurezza e un rendimento appetibile: oggi non esiste invece nulla di paragonabile. Dall’altro perché i risparmiatori italiani - lo dicono tutti i sondaggi - hanno come primo obiettivo quello della sicurezza: la “scomparsa” di un mercato del «reddito fisso» rende dunque questa missione più difficile da completare. Infine perché gli italiani tengono tanti soldi negli improduttivi (e costosi) depositi e conti correnti: ormai 1.722 miliardi di euro secondo i dati Bankitalia. Soldi che si svalutano con l’inflazione: se nei prossimi 10 anni il caro-vita medio annuo fosse dell’1%, mille euro sul conto a tasso zero diventerebbero 905 in termini di potere d’acquisto.
Guardando al 2021, e alla necessità di impiegare in maniera più efficiente almeno una porzione di questi soldi parcheggiati, bisogna dunque porsi una domanda cruciale: oggi cosa può sostituire il mercato obbligazionario nella sua duplice funzione di garantire un «reddito fisso» e di muoversi in controtendenza rispetto alle Borse? Dove trovare oggi quello che per decenni hanno rappresentato i BoT e i BTp? A queste domande gli esperti rispondono in tanti modi diversi: c’è chi pensa che l’unica “bacchetta magica” sia la diversificazione senza dimenticare i titoli di Stato (come gli economisti di Lombard Odier), c’è chi dice con un certo sarcasmo che serve «creatività» (come David Giroux, Cio di T. Rowe Price), chi indica l’oro, chi punta su trend di lungo periodo, chi guarda agli asset reali (come infrastrutture), chi a quelli illiquidi (come private equity o private debt). Chi si spinge alle criptovalute. Tante idee, ma da maneggiare con cura.
Diversificare nei bond: necessario rischiare
Se il mercato dei titoli di Stato è ormai diventato quasi interamente inutile per ottenere rendimenti, nel mondo obbligazionario un po’ di valore secondo alcuni ancora c’è. Peter De Coensel, Cio di Degroff Petercam Am, indica come possibili alternative le obbligazioni high yield (quelle ad alto rischio), le obbligazioni convertibili globali o in quelle dei Paesi emergenti. Calcola che se le prime possono offrire un rendimento nell’arco di 4 anni inferiore al 2%, le ultime nei prossimi 5-6 anni potrebbero offrire qualcosa come il 4,5%. I titoli convertibili potrebbero - a suo dire - dare rendimenti «almeno» del 5% nel 2021. Il problema è che si tratta in tutti i casi di titoli rischiosi. L’extra-rendimento arriva infatti a patto che l’investitore alzi in maniera notevole l’asticella del rischio. Se si cerca un’alternativa ai titoli di Stato, non è quindi qui che si può davvero trovare. Se non in un’ottica di forte diversificazione.
Oro: sono gialli i nuovi BoT?
Può l’oro diventare qualcosa di simile ai «vecchi BoT» nel prossimo decennio? Secondo gli esperti di Plenisfer, il metallo giallo nell’era dei tassi a zero ha perso una delle controindicazioni che aveva sempre avuto rispetto ai titoli di Stato: il fatto di non pagare cedole. «Ormai non è più possibile obiettare che l’oro non offre un rendimento, perché neppure i titoli di Stato lo fanno in gran parte più», osservano. «Per di più l’oro ha un effetto scarsità e gode di una domanda strutturale da parte delle banche centrali». Ecco perché può diventare un sostituto dei titoli di Stato, soprattutto se un giorno i super-stimoli monetari e fiscali dovessero risvegliare dal letargo l’inflazione. Però anche l’oro, acquistabile tramite Etf, presenta controindicazioni che i “vecchi” BoT non avevano: è volatile e soggetto a oscillazioni di prezzo. Insomma, va maneggiato con cura. E in un’ottica di diversificazione.



