Automotive

BYD, colloqui per produrre in Italia. Urso: «In contatto con diverse case»

L’Esecutivo ha in programma di attrarre una nuova grande casa automobilistica dopo le recenti mosse di Stellantis. Il ministro: «Non posso fare nomi»

di Redazione Finanza

Il numero uno europeo di BYD, Michael Shu al Salone di Ginevra (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

4' di lettura

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Il colosso cinese BYD è stato contattato dal governo italiano come parte degli sforzi del Paese per attrarre un secondo produttore di automobili oltre a Stellantis. “Abbiamo alcuni contatti per discuterne”, ha rivelato Michael Shu, direttore generale di BYD Europe, durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra. Tuttavia la necessità di un secondo stabilimento europeo “dipende dalle nostre vendite: ora stiamo facendo ottimi progressi”, ha aggiunto Shu. BYD, che nel 2023 ha superato Tesla come più grande produttore di veicoli elettrici al mondo, ha già avviato il piano per realizzare la sua prima fabbrica europea in Ungheria, pronta nel 2027.

«Abbiamo contatti con diverse case automobilistiche. Non posso fare nomi, dobbiamo accogliere nel migliore dei modi tutti quelli che vogliono realizzare un investimento produttivo nel nostro Paese», ha fatto sapere il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della visita allo stabilimento ex Ilva di Taranto.

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«Abbiamo lavorato sin dall’inizio - ha proseguito il ministro - per migliorare la strumentazione e l’attrattività del sistema paese nei confronti degli investitori esteri che vogliono puntare sull’Italia come sito produttivo. Siamo gli unici ad avere un unico produttore di auto. Negli altri Paesi della Ue, produttori storici di auto come il nostro, vi sono due, tre, quattro, anche cinque o sei produttori in competizione tra loro e noi ci auguriamo che questo possa accadere anche in Italia per rafforzare la filiera dell’automotive, che è il vero orgoglio del Made in Italy e che fornisce componenti importanti, significativi. Non soltanto alla nostra casa automobilistica che è Stellantis, ma anche ad altre case che producono all’estero».

In realtà, al di là di Stellantis, in Italia producono anche Ferrari (13.663 consegne), DR Automobile Group (in Molise, oltre 32mila) e Lamborghini (italiana del gruppo Volkswagen), ma la prima nel 2023 ha immatricolato 13.663 vetture, la seconda 32mila, mentre la casa di Sant’Agata Bolognese ne ha vendute per la prima volta oltre 10mila (10.112). Numeri esigui. Per non dire delle hypercar da milionari, le Pagani, poche decine all’anno.

Il governo Meloni ha iniziato a gettare le basi per attrarre una nuova grande casa automobilistica in Italia dopo che Stellantis ha segnalato che potrebbe spostare parte delle attività in Paesi a basso costo. I produttori, infatti, sono sotto pressione negli sforzi nella transizione ai veicoli elettrici, i cui prezzi di vendita sono ancora molto più alti rispetto alle auto con motore a combustione.

Byd, le super tecnologie delle auto cinesi

BYD, come si diceva, ha già ampiamente annunciato, insieme al governo Orban (che sosterrà gli investimenti), la fabbrica in Ungheria per bypassare ogni problema inerente l’importazione dalla Cina, finita sotto la lente di Bruxelles (con quali esiti ancora non è dato sapere). «È troppo presto per dire quando e se verrà presa una decisione su un secondo impianto», ha detto Shu, dato che BYD punta anche a costruire la propria rete di fornitura locale proprio in Ungheria.

Catena di approvvigionamento locale

«Vogliamo andare il più in profondità possibile» con la catena di approvvigionamento locale, ha continuato Shu. «Tutto ciò che facciamo è per la localizzazione». Un bel problema per le case automobilistiche europee, in particolare per Volkswagen, Stellantis e Renault che si rivolgono soprattutto al segmento del mercato di massa. Nelle scorse settimane erano circolati rumor su possibili alleanze, partnership se non fusioni. Smentite dai protagonisti (Stellantis, Renault). Il numero uno di Renault, Luca de Meo, ha confermato invece durante il Salone di Ginevra le trattative con Volkswagen per una collaborazione su una piccola auto elettrica in chiave difensiva da parte dei produttori europei. Non si tratta ancora di discussioni in esclusiva.

Ue, von der Leyen: "Indagine su sovvenzioni auto elettriche da Cina"

L’investimento di BYD in Ungheria si è concretizzato pochi mesi dopo che l’Ue (a metà ottobre scorso) ha avviato un’indagine sui sussidi statali ai produttori cinesi di veicoli elettrici: potrebbe aiutare l’azienda ad evitare ulteriori tariffe di importazione. Il produttore ha collaborato all’indagine, ha rilevato Shu sul punto: «Disponiamo di forti prodotti, tecnologie e flessibilità nella gestione della catena di fornitura», ha affermato il manager, per il quale «in base ai fatti, non credo che il successo dell’azienda in Europa derivi dai sussidi».

La replica del sindacato

«L’eventuale arrivo di un secondo produttore di massa in Italia sarebbe sicuramente una buona opportunità occupazionale e industriale. Tuttavia i risultati nel migliore dei casi si vedrebbero dopo anni e, quindi, occorre focalizzarsi sul rilancio dell’industria già presente nel nostro paese in modo prioritario». Così Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm commenta i contatti tra la cinese BYD e il governo italiano. «E’ giusto agire contemporaneamente sull’esistente e aprirsi nuove prospettive», ha aggiunto Ficco.

Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore mobilità, ha ricordato che «da anni la Fiom-Cgil evidenzia la criticità tutta italiana di avere un solo costruttore. Questo ha determinato negli anni un progressivo impoverimento del settore automotive dovuto al progressivo disinvestimento di Fca prima e Stellantis poi. La produzione di autovetture in Italia deve puntare al milione in termini di volumi, oltre ai 300mila veicoli commerciali leggeri. Per traguardare l’obiettivo Stellantis deve investire per garantire stabilimenti e occupazione e il governo deve promuovere strumenti per garantire la transizione del settore con attenzione anche a tutto l’indotto ed anche per attirare nuovi costruttori. Questa è l’unica strada per garantire la salvaguardia dell’industria dell’automotive in Italia».

Una nuova supercar

BYD ha presentato domenica la sua auto più costosa, una supercar completamente elettrica ad alte prestazioni da 1,68 milioni di yuan (215mila euro) che si contrappone alle lussuose opzioni termiche offerte da rivali come Ferrari e Lamborghini.

YangWang U9, la hypercar elettrica da 1.200 cavalli

Si chiama Yangwang U9 e sarà inizialmente destinata esclusivamente al mercato cinese, ha dichiarato l’azienda nel corso di un evento trasmesso in diretta streaming a Shanghai. L’auto può raggiungere i 100 km/h in 2,36 secondi e la velocità massima di 309,19 km/h.

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