Lettera al risparmiatore

Buzzi Unicem, le strategie d’espansione e l’impatto delle valute. Sfida sul cemento verde

Focus del gruppo sull’ammodernamento dell’impianto di Korkino in Russia. Il nodo dell’incremento globale delle quotazioni dell’energia

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da un lato proseguire, seguendo però l’andamento del mercato e dei volumi, nell’ampliare e ammodernare la capacità produttiva. Dall’altro giocare le proprie carte sul fronte di una produzione di cemento più eco-sostenibile. Sono tra i tasselli della strategia di Buzzi Unicem a sostegno dell’attività.

Strategie di espansione

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La multinazionale di Casale Monferrato, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, nel 2019 ha ridotto, anche e soprattutto a causa della pandemia, gli investimenti industriali. Sono stati 257,5 milioni. Nel 2021, invece, i Capex dovrebbero tornare in linea con i valori storici. Cioè: 280-290 milioni. In questa cifra, a ben vedere, non sono compresi i probabili esborsi per l’impegno in Russia. Di cosa si tratta? Il gruppo, entro la fine dell’anno, dovrebbe dare il via libera alla sostituzione di una linea produttiva nello stabilimento di Korkino, passando dalla tecnologia a via umida a quella secca (più efficente a livello operativo ed energetico). Si tratta di un investimento di 200-220 milioni, i quali dovrebbero essere ripartiti in 2-3 anni. Quindi, a livello di bilancio, la prima contabilizzazione potrebbe aversi nel 2022.

I SEMESTRI A CONFRONTO

Dati in milioni

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Dalla Russia agli Stati Uniti. Qui, va sottolineato, il discorso è in una fase più embrionale. Buzzi Unicem valuta l’ipotesi dell’allargamento della capacità produttiva. Una mossa che deve tenere conto, da un lato, del fatto che sì i prezzi del cemento negli Usa sono elevati, ma anche che i costi non sono limitati; e, dall’altro, che il mercato in oggetto può essere fornito tramite lo stesso export. Ciò detto, tuttavia, gli importanti programmi d’investimento infrastrutturali previsti da Washington sono un potenziale volano per il business che Buzzi Unicem vuole sfruttare.

LA DINAMICA DELL’EBITDA

Dati in milioni

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Già, sfruttare. Quali, invece, le prospettive della base produttiva domestica? Questa, a fronte di un mercato caratterizzato dall’eccesso strutturale d’offerta rispetto alla domanda, è stata oggetto nel passato di una ristrutturazione da parte dell’azienda (di recente, non senza polemiche, è stato chiuso lo stabilmento di Testi, presso Firenze, e un centro di macinazione ad Arquata Scrivia). Allo stato attuale, indica il gruppo, non sono previste ulteriori interventi sulla base produttiva.

IL PESO DEL COSTO DELL’ENERGIA

In % il rapporto tra costo dell'energia e ricavi da cemento

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Ciò detto il business in Italia, nel primo semestre del 2021, è stato contraddistinto da ricavi per 305,6 milioni (+38,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e dal Mol di 32,7 milioni ( 8,8 un anno prima). In generale Buzzi Unicem, rispetto alla seconda metà dell’anno, conferma che dovrebbe esserci una solida domanda. Un contesto dove, da una parte, la leva operativa e l’incremento dei prezzi bilanciano il rialzo dei costi; e, dall’altra, il gruppo stima l’ Ebitda del 2021 superiore a quello del 2020.

IL DEBITO LORDO

Dati in %

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La eco-sostenibilità

Fin qui alcune considerazioni sulla base produttiva all’estero e nei confini domestici. Altro focus però, anche perché - soprattutto in Europa- è richiesto dalle normative, è su una produzione più eco-sostenibile, con la riduzione delle emissioni, dirette ed indirette, di CO2. La società, su l tema in oggetto, stima investimenti annui di 30-40 milioni. Una cifra che, nel quinquennio, implica il valore cumulato fino a 200 milioni. Esborsi indirizzati dove? L’impegno è su diversi fronti. Tra gli altri, c’è la produzione in casa di Mega Watt elettrici. In tal senso possono ricordarsi i circa 2o milioni per l’impianto fotovoltaico nello stabilimento di San Antonio (Texas), che dovrebbe entrare in funzione del 2022. Poi può ricordarsi la riduzione della presenza di clinker nel cemento. Qui, al netto della volontà di concretizzare la condizione in tutti i mercati, è importante sottolineare lo sforzo negli Usa. In America - finora poco sensibile al problema -la quota di clinker ad oggi presente è del 90-92%. L’obiettivo è di scendere significativamente. Infine, tra i diversi target, c’è quello sull’incremento dell’uso di combustibili alternativi, principalmente da rifiuti. Alla fine del 2020 ad esempio, ultimo dato disponibile, il valore era il 72,2% in Germania, il 21% negli Usa, il 67,5% in Polonia o il 16,1% in Italia. Qui l’obiettivo, tenuto conto delle diverse normative e sensibilità ambientali nei vari Paesi, è arrivare nel medio periodo ad una media del 70-80% negli Stati più maturi.

L’impegno

Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complessa. Il risparmiatore ricorda che sul mercato sono state espresse delle critiche proprio rispetto alle dinamiche di Buzzi Unicem riguardo al fronte della eco-sostenibilità nella produzione industriale. Il gruppo rigetta la critica. In primis, viene indicato, l’azienda si trova in una situazione coerente riguardo all’obiettivo al 2022 di abbattere del 5% le emissioni di CO2 lorde rispetto al 2017. Inoltre, dice sempre il gruppo, la società è in linea con le altre del settore. Infine, conclude Buzzi Unicem, bisogna ricordare che la presenza in vari mercati, con diverse culture e sistemi regolatori, da un lato implica maggiori difficoltà nel concretizzare i target fissati; e, dall’altro, rende meno significativi i numeri consolidati, rispetto a quelli dei singoli Paesi.

Il conto economico

Ma non è solo una questione di eco-sostenibilità. Il risparmiatore guarda anche al bilancio, in particolare al conto economico. Nel primo semestre del 2021 la società ha riportato ricavi e Margine operativo lordo in rialzo. Il fatturato consolidato si è assestato a 1,609 miliardi in aumento del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’Ebitda reported, dal canto suo, è salito del 12,3%. In diminuzione, invece, l’utile netto: l’ultima riga di bilancio è stata di 209,7 milioni, rispetto a 216,7 di un anno prima.

Il nodo delle materie prime

Al di là dei singoli numeri il risparmiatore, però, esprime più in generale una preoccupazione: da una parte la produzione del cemento è un’attività energivora; dall’altra, i prezzi della stessa energia sono molto cresciuti (il rapporto tra costo dell’energia e ricavi da cemento, nella prima metà del 2021, è risalito al 14,9%). Si tratta di un contesto in cui può concretizzarsi un impatto sulla redditività aziendale.

La società, pure consapevole della situazione e rimarcando che la variabile è a lei esogena, dice di essere in grado di gestire la situazione. Dapprima, viene ricordato, c’è l’impegno sulla diversificazione delle fonti energetiche la quale, via via riducendo l’utilizzo di quelle tradizionali, diminuisce il rischio in oggetto. Inoltre dice sempre Buzzi Unicem, seppure molto sia già stato fatto, prosegue il pressing sull’efficientamento operativo. Infine, conclude l’azienda, da un lato l’attuale prezzo del petcoke è comunque sostenibile; e, dall’altro, c’è l’intenzione di sfruttare, laddove possibile, il meccanismo del passtrough. Vale a dire: trasferire sul listino finale i maggiori oneri di produzione.

Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’incremento dei prezzi della CO2 crea difficoltà a quel 15-20% della produzione aziendale che ne richiede l’acquisto per rientrare nei parametri normativi. Vero, afferma l’azienda la quale però ribatte: le quote accumulate in passato consentono, per i prossimi 2-3 anni, di coprire e compensare la dinamica rialzista. Quindi, nell’immediato, non è visto alcun particolare problema.

Le valute

Infine i tassi di cambio.Sul primo semestre del 2021 l’andamento delle valute ha avuto un impatto sfavorevole netto di 80,8 milioni sul fatturato e di 22,2 milioni sul Margine operativo lordo. Un contesto induce dei timori. Il gruppo non condivide la preoccupazione. In primis perché, viene spiegato, è nornale per una multinazionale essere influenzata dalla variabile esogena dei cambi. Poi perché si tratta esclusivamente dell’effetto della conversione contabile delle voci di bilancio in euro. Inoltre perché, avendo anche i costi denominati nella moneta locale, l’impatto sulla redditività è molto calmierato. Infine perché la diversificazione geografica limita il rischio in oggetto.

A fronte di un simile scenario, quale allora le prospettive del gruppo sull’intero esercizio? La società, rispetto a questo tema, conferma che il Margine operativo lordo ricorrente dovrebbe assestarsi ad un livello soddisfacente e probabilmente non superiore a quello del 2020.

Per approfondire

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