Buzzi Unicem, le strategie d’espansione e l’impatto delle valute. Sfida sul cemento verde
Focus del gruppo sull’ammodernamento dell’impianto di Korkino in Russia. Il nodo dell’incremento globale delle quotazioni dell’energia
di Vittorio Carlini
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Da un lato proseguire, seguendo però l’andamento del mercato e dei volumi, nell’ampliare e ammodernare la capacità produttiva. Dall’altro giocare le proprie carte sul fronte di una produzione di cemento più eco-sostenibile. Sono tra i tasselli della strategia di Buzzi Unicem a sostegno dell’attività.
Strategie di espansione
La multinazionale di Casale Monferrato, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, nel 2019 ha ridotto, anche e soprattutto a causa della pandemia, gli investimenti industriali. Sono stati 257,5 milioni. Nel 2021, invece, i Capex dovrebbero tornare in linea con i valori storici. Cioè: 280-290 milioni. In questa cifra, a ben vedere, non sono compresi i probabili esborsi per l’impegno in Russia. Di cosa si tratta? Il gruppo, entro la fine dell’anno, dovrebbe dare il via libera alla sostituzione di una linea produttiva nello stabilimento di Korkino, passando dalla tecnologia a via umida a quella secca (più efficente a livello operativo ed energetico). Si tratta di un investimento di 200-220 milioni, i quali dovrebbero essere ripartiti in 2-3 anni. Quindi, a livello di bilancio, la prima contabilizzazione potrebbe aversi nel 2022.
Dalla Russia agli Stati Uniti. Qui, va sottolineato, il discorso è in una fase più embrionale. Buzzi Unicem valuta l’ipotesi dell’allargamento della capacità produttiva. Una mossa che deve tenere conto, da un lato, del fatto che sì i prezzi del cemento negli Usa sono elevati, ma anche che i costi non sono limitati; e, dall’altro, che il mercato in oggetto può essere fornito tramite lo stesso export. Ciò detto, tuttavia, gli importanti programmi d’investimento infrastrutturali previsti da Washington sono un potenziale volano per il business che Buzzi Unicem vuole sfruttare.
Già, sfruttare. Quali, invece, le prospettive della base produttiva domestica? Questa, a fronte di un mercato caratterizzato dall’eccesso strutturale d’offerta rispetto alla domanda, è stata oggetto nel passato di una ristrutturazione da parte dell’azienda (di recente, non senza polemiche, è stato chiuso lo stabilmento di Testi, presso Firenze, e un centro di macinazione ad Arquata Scrivia). Allo stato attuale, indica il gruppo, non sono previste ulteriori interventi sulla base produttiva.


