Lettera al risparmiatore

Buzzi Unicem fa leva su efficienze e prezzi contro il caro bollette

La strategia della multinazionale di Casale Monferrato a sostegno dell’attività

di Vittorio Carlini

La Buzzi Unicem di Casale Monferrato (Imagoeconomica)

5' di lettura

5' di lettura

Da un lato l’evoluzione di prodotto e del business, in particolare rispetto alla più elevata eco-sostenibilità dei medesimi. Dall’altro la maggiore efficienza operativa e l’uso della leva del prezzo (anche, e soprattutto, per contrastare l’attuale caro bolletta). Sono tra i punti della strategia di Buzzi Unicema sostegno dell’attività.

Dinamica dei conti

Già, l’attività. Il core business della multinazionale di Casale Monferrato è costituito, in linea di massima, dalla produzione di cemento e calcestruzzo. Nei primi nove mesi del 2022, riguardo ai quali il gruppo pubblica dati parziali, i ricavi consolidati si sono assestati a 3,004 miliardi in rialzo del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2021. Si tratta di un andamento agevolato dai cambi valutari (in primis il rafforzamento del dollaro). A parità di perimetro, e cambi costanti, l’incremento è infatti dell’11,9%. Non solo. Un ruolo importante lo ha giocato anche l’incremento dei prezzi. La riprova? La offre l’andamento dei volumi. Le vendite di cemento e clinker, sempre al 30/9/2022, sono risultate di 21,9 milioni di tonnellate (-6,2% sull’anno precedente). Quelle di calcestruzzo preconfezionato, invece, si sono assestate a 8,8 milioni di Mt3. Cioè: la contrazione si ripete ma in maniera più contenuta (-2,8%). Chiaro quindi che, al di là delle valute, l’effetto prezzi in moneta locale ha mostrato un andamento favorevole.

Loading...

CONTO ECONOMICO A CONFRONTO

Loading...

Energia e redditività

Sennonché, più in generale, il risparmiatore sottolinea il tema del caro bolletta. Nel primo semestre del 2022, ultimo dato disponibile, il rapporto tra costo dell’energia e ricavi (al netto del business in Russia e solo per il cemento) è del 20,2%. Dodici mesi prima l’indicatore era del 14,2% e nel 2019 del 16,6%. Insomma: l’incidenza del costo dei Mega watt sul giro d’affari è salita molto. Una dinamica che giocoforza preoccupa, in particolare rispetto alla redditività aziendale. Il gruppo, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, dice di essere in grado di gestire il fenomeno. Sul breve periodo, sottolinea la società, una mano, ad esempio in Italia, è arrivata dai crediti d’imposta del decreto aiuti sull’energia. Inoltre, viene affermato, più globalmente è stata sfruttata, come di prassi nel settore, la leva del prezzo. Questa ha permesso di traslare parzialmente i maggiori oneri sul listino finale. Più sul medio periodo, invece, Buzzi Unicem da una parte dice di volere partecipare - presumibilmente nel 2024 - alle aste di energia a prezzi calmierati per le aziende energivore; e, dall’altra, rimarca la strategia, inserita nel più ampio “Journey to Green”, d’incrementare la quota di elettricità auto-generata dal fotovoltaico. In America il gruppo, presso la fabbrica di San Antonio in Texas, ha già una struttura di pannelli solari con una capacità di 10 Mega Watt. Al di là di ciò, l’obiettivo, in 5 anni e con un esborso di circa 62 milioni, è arrivare, in Italia, a produrre circa 180 Giga Watt Ore essenzialmente dal fotovoltaico. Un target, rispetto al quale, la multinazionale afferma di essere in linea.

RICAVI E GEOGRAFIE

Loading...

Ciò considerato, però, può farsi un’ulteriore obiezione. La dinamica inflattiva non è legata solo all’energia. Esiste anche un incremento, ad esempio, conseguente alla logistica. Vero, dice Buzzi Unicem che tuttavia ribatte: l’azienda, in aggiunta alle mosse già descritte, prosegue il pressing sulle efficienze operative. Inoltre, unitamente a mutare il mix delle materie prime quand’è possibile, la società indica di essere impegnata in una continua contrattazione con i fornitori per definire intese a prezzi il più favorevole possibile. A fronte di ciò, rispetto alla redditività, il gruppo conferma la previsione, per fine 2022, di un Ebitda in linea con quello del 2021. Un dato che, visto l’incremento atteso dei ricavi, implicherà, a detta degli esperti, una percentuale del rapporto tra Mol e fatturato inferiore a quello dello scorso esercizio.

VOLUMI A CONFRONTO

Loading...

Innovazione

Fin qui alcune considerazioni riguardo la dinamica del business e il caro bolletta. Altro focus della società è, però, sull’innovazione di prodotto. La multinazionale del cemento, in generale, impegna in media l’anno intorno a 20 milioni nella ricerca e sviluppo. Si tratta di esborsi indirizzati, in linea di massima, al miglioramento della qualità dei materiali e ai test dei medesimi. C’è, poi, lo sviluppo di prodotti innovativi. Un esempio? L’attività legata alla start up Hinfra (di cui Buzzi Unicem ha il 60%). Qui, quale prima applicazione, può ricordarsi il sistema automatizzato del ripristino delle volte delle galleria ammalorate. Ebbene: per il progetto, che nel 2023 dovrebbe vedere la prima rimessa in pristino di un tunnel come prova, Buzzi Unicem ha prodotto un calcestruzzo particolare.

INVESTIMENTI SU SOSTENIBILITÀ

Loading...

Sostenibilità

Al di là di questi di sforzi, esiste però un altro grande fronte, più di medio-lungo periodo, riguardo al quale il gruppo è impegnato anche con riferimento all’innovazione. Quello, in scia ai target definiti dall’Sbti, della maggiore eco-sostebilità del business (“Journey to green”). L’obiettivo, in generale, è ridurre le emissioni di CO2 dovute all’attività aziendale, andando nel 2030 al di sotto dei 500 Kg di anidride carbonica per tonnellata di materiali cementizi (zero al 2050). L’impegno prevede investimenti capitalizzati cumulati (2022-2030) di circa 750 milioni. In media il gruppo conferma Capex intorno all’8% dei ricavi annuali. Ogni esercizio l’esborso appannaggio del “Journey to green” è pari al 20-30% dei Capex. Nell’attuale anno l’azienda prevede circa 290 milioni di investimenti capitalizzati. Una quota, per l’appunto, uguale al 20-30% degli impieghi sarà indirizzata sul fronte in oggetto. La maggioranza, invece, è riconducibile in larga parte alla cosiddetta mantainance.

È evidente, quindi, come lo sforzo rispetto al green sia importante. La strategia sfrutta diverse leve: dalla riduzione della quantità di clinker nel cemento all’uso di combustibili alternativi fino alla cattura e ri-utilizzo della CO2. Ebbene, la rilevanza maggiore riguarda proprio l’utilizzo di alternative fuels e la diminuzione del clinker. La quantità di quest’ultimo a fine 2021, nel cemento prodotto dal gruppo, si assestava al 75,4%. Nel 2030 il livello dovrebbe arrivare al 67,3% per, nel 2050,calare ulteriormente al 63,4%. Si tratta di una tabella di marcia, fin qui, rispettata? La società risponde positivamente. Alla fine dell’anno la contrazione dovrebbe essere del 2-3% rispetto al 2021.

Riguardo, invece, ai combustibili alternativi la volontà è d’incrementare la percentuale dei medesimi generati da biomasse. Nello scorso esercizio la quota era del 32,4%. Il target, sempre al 2030, è a quota 45,4% (69,5% nel 2050). Anche in questo caso, nonostante - soprattutto in Italia- ci siano spesso resistenze contro la costruzione di impianti a biomasse, Buzzi Unicem indica di essere in linea con la tabella di marcia.

La recessione

Tutto rose, e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea che, soprattutto in scia alle politiche monetarie restrittive e alla guerra in Ucraina, diverse economie stanno finendo in recessione. Un contesto, è la preoccupazione, che può impattare l’espansione del gruppo. La società, sul tema indicato, professa fiducia. Dapprima, viene ricordato, la diversificazione geografica del business consente di mitigare il rischio. Inoltre, dice sempre Buzzi Unicem, negli Stati Uniti, primo singolo mercato del gruppo, dovrà concretamente attuarsi il piano infrastrutturale da mille miliardi, già approvato e finanziato. Il che, evidentemente, potrà sostenere la domanda di cemento. Ciò detto l’azienda conclude che, nell’ipotesi il mercato delle costruzioni debba contrarsi finanche del 10%, Buzzi Unicem, anche grazie alla solida struttura finanziaria - a fine 2022 il valore positivo della Pfn è stimato aumentare oltre i 328 milioni al 30/9/2022 -, sarebbe in grado di gestire efficacemente la situazione.

Singoli mercati

A fronte di un simile contesto quali, allora, le dinamiche su alcuni dei principali mercati? Negli Stati Uniti il business per il 2022, in valuta locale, dovrebbe essere in lieve calo rispetto al 2021. Convertito in euro, però, è previsto in crescita. Nell’Europa centrale, indica sempre l’azienda, sarà invece difficile confermare nell’ultimo trimestre del 2022 l’andamento dei primi nove mesi. In Italia, infine, il business è stimato in leggero miglioramento sul 2021. Un andamento, al di là del positivo trend legato al calcestruzzo, conseguente soprattutto al contributo dei crediti d’imposta sull’energia e ai crediti pregressi sulla CO2.

Per approfondire

L'andamento del titolo

L'analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo research

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti