Brembo, dalla crisi del Covid alla strategia di lungo periodo con più investimenti nell’hi tech
Il gruppo investirà il 6-7% dei ricavi in ricerca e sviluppo. La carenza di microchip incide sulla produzione di veicoli, ma la società sottolinea che attualmente l’andamento degli ordini di sistemi frenanti è positivo
di Vittorio Carlini
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Da un lato la pandemia e la gestione del business nell’emergenza; dall’altro, a fronte dei mega trend che stanno trasformando l’auto (e non solo), la spinta su innovazione e ricerca. La strategia di Brembo, in linea di massima, si sviluppa tra queste due diverse esigenze. In altre parole: tra la temporaneità (si spera) del Covid e la volontà di affrontare e anticipare i trend che coinvolgono le quattro e due ruote: dalla digitalizzazione alla elettrificazione fino alla guida automatica e la connettività.
Medio e lungo periodo
In tal senso la multinazionale del freno, di cui la “Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici”, di recente ha indicato alcune linee guida per diventare “solution provider”. In primis c’è la volontà di avviare nuovi centri d’eccellenza di Ricerca & Sviluppo nelle principali regioni dove il gruppo è presente. Le aree cui dapprima si guarda sono, da un lato, la Cina e l’Asia; e, dall’altro, le Americhe. L’auspicio, perchè con l’incognita del virus non può essere che tale, è fare i primi passi su questo fronte nel 2021. Lo sforzo dovrà consentire non solo lo sviluppo di sistemi frenanti più evoluti (come, ad esempio, già accade con il Greentive che riduce l’impatto ambientale nella frenata) ma anche l’espansione a soluzioni che, seppure situate vicino al sistema frenante, non ne fanno parte.
Nuove opportunità
I produttori infatti, sempre più focalizzati su temi quali elettrificazione o digitalizzazione del veicolo, possono essere meno concentrati su altri aspetti dell’auto. A fronte di ciò si aprono opportunità per aziende quali Brembo. Il gruppo non dà alcuna indicazione riguardo agli aspetti cui sta guardando. Ciò detto può ipotizzarsi l’interesse per prodotti che stanno vicino alle ruote. Soluzioni rispetto alle quali la società, da una parte, punta ad incrementare la collaborazione con il “car maker” stesso (anche per avere maggiori efficienze operative); e, dall’altra, vuole fare leva sull’innovazione tecnologica (ad esempio con la sensoristica e l’Internet delle cose).
Già, l’innovazione. Qui c’è un’altra linea guida: quella di aprirsi a tecnologie che, normalmente, non sono tipiche di un produttore di freni. La necessità è quella di portarsi in casa un know how diverso rispetto a quello tradizionale Non solo attraverso la crescita organica delle nuove assunzioni ma anche con l’M&A. Un esempio? L’acquisizione del 20% (ma con l’opzione di salire al 100% entro il 2024) di Infibra Technologies. Una realtà attiva nella sensoristica in fibra ottica e sottosistemi fotonici per sensoristica e comunicazioni.
Marchio e nuove generazioni
Infine la terza linea guida: fare conoscere, e posizionare correttamente, il brand tra le nuove generazioni. Finora, ad esempio, il “rombo” del motore è elemento imprescindibile per una top car. Domani potrebbe essere non più così. Di qui, unitamente al tema della eco-sostenibilità, la necessità di un posizionamento del marchio differente che richiede il focus, tra altre cose, sul marketing. Di là da quest’ultimo fronte, è chiaro che la strategia in generale impone degli investimenti. In tal senso, rispetto alle spese per ricerca e sviluppo, il gruppo indica che queste dovrebbero assestarsi intorno al 6-7% dei ricavi l’anno.


