LETTERA AL RISPARMIATORE

Brembo, dalla crisi del Covid alla strategia di lungo periodo con più investimenti nell’hi tech

Il gruppo investirà il 6-7% dei ricavi in ricerca e sviluppo. La carenza di microchip incide sulla produzione di veicoli, ma la società sottolinea che attualmente l’andamento degli ordini di sistemi frenanti è positivo

di Vittorio Carlini

Brembo: Cristina Bombassei, sostenibilita' in nostro Dna

6' di lettura

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Da un lato la pandemia e la gestione del business nell’emergenza; dall’altro, a fronte dei mega trend che stanno trasformando l’auto (e non solo), la spinta su innovazione e ricerca. La strategia di Brembo, in linea di massima, si sviluppa tra queste due diverse esigenze. In altre parole: tra la temporaneità (si spera) del Covid e la volontà di affrontare e anticipare i trend che coinvolgono le quattro e due ruote: dalla digitalizzazione alla elettrificazione fino alla guida automatica e la connettività.

Medio e lungo periodo

In tal senso la multinazionale del freno, di cui la “Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici”, di recente ha indicato alcune linee guida per diventare “solution provider”. In primis c’è la volontà di avviare nuovi centri d’eccellenza di Ricerca & Sviluppo nelle principali regioni dove il gruppo è presente. Le aree cui dapprima si guarda sono, da un lato, la Cina e l’Asia; e, dall’altro, le Americhe. L’auspicio, perchè con l’incognita del virus non può essere che tale, è fare i primi passi su questo fronte nel 2021. Lo sforzo dovrà consentire non solo lo sviluppo di sistemi frenanti più evoluti (come, ad esempio, già accade con il Greentive che riduce l’impatto ambientale nella frenata) ma anche l’espansione a soluzioni che, seppure situate vicino al sistema frenante, non ne fanno parte.

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NOVE MESI A CONFRONTO

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Nuove opportunità

I produttori infatti, sempre più focalizzati su temi quali elettrificazione o digitalizzazione del veicolo, possono essere meno concentrati su altri aspetti dell’auto. A fronte di ciò si aprono opportunità per aziende quali Brembo. Il gruppo non dà alcuna indicazione riguardo agli aspetti cui sta guardando. Ciò detto può ipotizzarsi l’interesse per prodotti che stanno vicino alle ruote. Soluzioni rispetto alle quali la società, da una parte, punta ad incrementare la collaborazione con il “car maker” stesso (anche per avere maggiori efficienze operative); e, dall’altra, vuole fare leva sull’innovazione tecnologica (ad esempio con la sensoristica e l’Internet delle cose).

Già, l’innovazione. Qui c’è un’altra linea guida: quella di aprirsi a tecnologie che, normalmente, non sono tipiche di un produttore di freni. La necessità è quella di portarsi in casa un know how diverso rispetto a quello tradizionale Non solo attraverso la crescita organica delle nuove assunzioni ma anche con l’M&A. Un esempio? L’acquisizione del 20% (ma con l’opzione di salire al 100% entro il 2024) di Infibra Technologies. Una realtà attiva nella sensoristica in fibra ottica e sottosistemi fotonici per sensoristica e comunicazioni.

RICAVI PER TIPOLOGIA DI APPLICAZIONE

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Marchio e nuove generazioni

Infine la terza linea guida: fare conoscere, e posizionare correttamente, il brand tra le nuove generazioni. Finora, ad esempio, il “rombo” del motore è elemento imprescindibile per una top car. Domani potrebbe essere non più così. Di qui, unitamente al tema della eco-sostenibilità, la necessità di un posizionamento del marchio differente che richiede il focus, tra altre cose, sul marketing. Di là da quest’ultimo fronte, è chiaro che la strategia in generale impone degli investimenti. In tal senso, rispetto alle spese per ricerca e sviluppo, il gruppo indica che queste dovrebbero assestarsi intorno al 6-7% dei ricavi l’anno.

LA DINAMICA DELL’EBITDA

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Il nodo del contesto

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea un aspetto: l’impegno di Brembo per anticipare e gestire i megatrend può distogliere l’attenzione dalla gestione dell’emergenza legata al virus che comunque rimane. Il gruppo non condivide il dubbio. La società, è l’indicazione, sta amministrando con efficienza la crisi economico-sanitaria. Prova ne sia tra le altre cose, dice sempre Brembo, i circa 10 milioni di risparmi sui costi realizzati nel terzo trimestre. Ciò detto la società, rimarcando il carattere contingente della pandemia, afferma di essere in grado di portare avanti entrambi i discorsi. Al di là di ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che si tratta d’investimenti non contraddistinti da immediato ritorno. Il che può rendere problematica la loro gestione nell’attuale contesto di crisi. Brembo rigetta nuovamente la preoccupazione. La digitalizazione o l’elettrificazione dell’auto (e non solo) sono mega trend strutturali. Non prevenirli, o affrontarli per tempo, è un errore. Nel 2007, ricorda l’azienda, Brembo acquistò in America Hayes Lemmerz. L’operazione, allora, non fu immediatamente apprezzata. Eppure è stato il volano per l’espansione negli Usa. La generazione di valore da parte di un’impresa, conclude Brembo, richiede una visione strategica di medio e lungo periodo.

INDEBITAMENTO NETTO

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Il conto economico

Fin qui alcune suggestioni rispetto alle prospettive aziendali. Il risparmiatore, tuttavia, volge lo sguardo anche al bilancio. Alla fine dei primi nove mesi del 2020 la società ha visto ricavi e redditività calare. Il fatturato è sceso del 20,9% mentre l’Ebit si è assestato a 110,6 milioni (-55,6%). Sui conti ha inciso la prima serie di lockdown che ha indotto la chiusura degli impianti. Nel terzo trimestre quest’onda lunga, indipendente dalla società, ha perso forza e i numeri sono migliorati. La contrazione dei ricavi, anno su anno, si è ridotta (-5,9%). L’Ebitda è risultato in linea (+0,3%) mentre l’utile netto è sceso dell’1,8%. Il gruppo, conformemente a quanto indicato nella conference call con gli analisti sui dati al 30/9/2020, non dà indicazioni sulla chiusura dell’anno. Si limita a confermare il buon andamento degli ordini. In generale va sottolineato che, come mostrano i dati dell’Oica (associazione mondiale dei costruttori di auto), le vendite globali di autovetture (principale mercato di Brembo) sono in ripresa: ad ottobre si è assistito ad un rialzo del 5%; in novembre il trend ha un po’ frenato (-1%) ma poi è risalito (+6%) a dicembre. Si tratta di una dinamica, che evidentemente, agevola i “car maker” e, di conseguenza, anche i loro fornitori quali Brembo. Detto ciò, va rammentato che, nell’ultima parte dell’anno, c’è stato il rialzo delle materie prime. Il che influenza la marginalità. Certo: nel settore i maggiori costi delle commodity sono usualmente traslati sul listino finale del prodotto. Il cosiddetto “pass trough”, però, non si concretizza nell’immediato.

Il debito finanziario

Dal conto economico alla struttura finanziaria. Il gruppo, per affrontare la crisi, ha chiuso contratti di finanziamento (poi usati solo in parte) a medio lungo termine per 425 milioni (cui si aggiungono altri 313 milioni di linee a breve inutilizzate). Nel complesso, al 30/9/2020, il debito finanziario netto è risultato, considerando l’Ifrs 16, di 505,7 milioni (320,1 milioni al netto del principio contabile). Il rosso della Pfn è in rialzo rispetto all’inizio del 2020. Tuttavia: da un lato il gruppo ricorda che l’incremento è essenzialmente dovuto all’investimento (182,9 milioni) per acquisire il 4,78% in Pirelli; dall’altro può sottolinearsi che lra durata del debito è stata allungata e il suo costo ridotto. Tanto che il rapporto tra oneri finanziari e ricavi, sempre al 30/9/2020, è rimasto, nonostante la discesa di fatturato, nei fatti invariato. Al di là di ciò, il gruppo indica che per fine 2020 la Pfn è stimata in miglioramento rispetto al 30 settembre scorso.

I nuovi lockdown

Infine i nuovi lockdown. Il risparmiatore sottolinea le restrizioni, seppure a macchia di leopardo e in maniera light, che hanno caratterizzato l’avvio del 2021. Un andamento che, vista la continua incertezza, può incidere sulla stessa domanda di veicoli. Il gruppo smorza le preoccupazioni. Premesso che la situazione è volatile ed imprevedibile, Brembo sottolinea in primis come allo stato attuale le fabbriche siano tutte aperte con una saturazione, in media, dell’80-90%. Cioè un valore di assoluta soddisfazione. Inoltre la società ricorda che, al di là che il mercato nel 2021 è previsto in ripresa, il suo posizionamento è sulle top car o segmenti premium che di per sé sono più resilienti alle crisi. Infine, viene ribadito, allo stato attuale la dinamica degli ordini è positiva.

DOMANDE & RISPOSTE

D: La società prosegue nella strategia di M&A?

R: Il gruppo risponde che, da un lato, continua, come mostra la recente operazione su Sbs Friction, l’attività di M&A anche per acquisire nuovo know how; e che dall’altro, seppure allo stato attuale c’è nulla di concreto, di essere aperta a valutare eventuali operazioni di maggiore importanza che abbiano comunque valenza industriale.

D: Quanti sono i Capex previsti nel 2020?

R: Gli investimenti capitalizzati, stimati dalla società sull’intero 2020, sono 130-140 milioni.

D: Diversi esperti sottolineano che le società produttrici di microprocessori, a causa della domanda nell’elettronica di consumo, non hanno il prodotto per diversi “car maker”. Un problema?

R: La società risponde che, allo stato attuale, non vede alcun segnale sul fronte della dinamica degli ordini che, invece, è positiva

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