Europa confida nella fase 2, ma resta incognita Eurogruppo. Milano chiude con +2,2%
Gli indici hanno dimezzato i guadagni rispetto alla mattina nell'attesa delle decisioni da Bruxelles. E scattato anche il conto alla rovescia per la riunione di giovedì tra i Paesi Opec e alcuni Paesi non Opec
di Eleonora Micheli e Flavia Carletti
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E stata ancora una seduta positiva per le Borse europee, che hanno beneficiato dell’attesa sia per le decisioni che prenderà l’Eurogruppo a sostegno dell’economia europea, sia per le trattative tra i Paesi Opec e non Opec per equilibrare il mercato del petrolio. I numeri confortanti sui nuovi contagi in Paesi come Italia fanno pensare che si avvicini la fase due dell’emergenza sanitaria, ossia quella della parziale riapertura delle attività produttive. Al tempo stesso rimane la preoccupazione per la diffusione in crescita del virus in alcune aree del mondo, come la Gran Bretagna e anche gli Stati Uniti. Sul finale Milano ha guadagnato il 2,19%, mentre lo spread ha chiusi a 195,5 punti, abbastanza stabile rispetto alla vigilia. Il FTSE MIB, però, ha chiuso sotto i massimi di giornata, risentendo del rallentamento degli indici Usa che dopo un avvio in rialzo di oltre il 3% hanno dimezzato i guadagni. Hanno pesato inoltre le indiscrezioni sulla spaccatura all’interno dell’Eurogruppo soprattutto sul tema degli eurobond, con la Germania che continua a spingere sull'utilizzo del Mes.
Borse partono di slancio ma poi rallentano su timori per eurobond
Le Borse europee sono partite di slancio nel giorno della riunione dell’Eurogruppo. Gli investitori continuano ad accarezzare la speranza che alla fine verranno emessi bond comunitari per finanziare progetti di rilancio dell’economia del Vecchio Continente, messa in ginocchio dalla diffusione del virus e dai lockdown varati negli Stati membri. Le indiscrezioni sulle ritorsioni della Germania, però, hanno provocato nel pomeriggio un rallentamento dei listini. Del resto da Bruxelles è arrivata la notizia che l’Eurogruppo sarebbe dovuto iniziare alle 15, mentre poi è slittato di un’ora e mezza per dare il tempo agli sherpa di continuare a lavorare, con Paesi come l’Italia che insistono su bond comuni anti-crisi. Le parole pronunciare dal ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, hanno messo a nudo la ritrosia della Germania contro bond comunitari. Il ministro ha infatti detto che le scelte per la ripresa economica sul tavolo dell’Eurogruppo sono tre, non quattro. Tradotto significa che il tema degli eurobond non è all’ordine del giorno. Scholz, in un videomessaggio, ha parlato di ruolo del Mes con i prestiti agli Stati per finanziare l’emergenza, dell’operazione per 200 miliardi di sostegno alle imprese e del meccanismo per le protezioni antidisoccupazione presentato dalla Commissione europea.
Nel pomeriggio, tra l’altro, anche Wall Street ha dimezzato i guadagni, dopo un’apertura in progresso di oltre il 3%, per poi chiudere in calo: il Dow Jones ha perse lo 0,15% a 22.645,56 punti, il Nasdaq ha ceduto lo 0,33% a 7.887,26 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,20% a 2.658,85 punti. Sebbene gli Stati Uniti si preparino a vivere la settimana peggiore dell’emergenza sanitaria, il presidente Usa, Donald Trump, sta già studiando le zone del Paese dove far ripartire l’economia, come ha rivelato il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, durante un’intervista a Fox Business. Mnuchin ha di nuovo ribadito che la Casa Bianca si attende un rimbalzo «molto grosso» dell’economia una volta che sarà sconfitto il virus.
Intanto sul fronte dei contagi sono arrivati dati a luci e ombre. L’ottimismo generato dal rallentamento del contagio in Paesi come l’Italia, oltre alle notizie provenienti dalla Cina dove non ci sono stati nuovi decessi da coronavirus, sono stati in parte controbilanciati dai nuovi numeri allarmanti sui decessi nel Regno Unito e in Spagna, dal crescente allarme in Svezia, e dalla decisione del Giappone di dichiarare lo stato di emergenza anche se non sono stati introdotti obblighi di isolamento. In Gran Bretagna, inoltre, sale la preoccupazione per lo stato di salute del premier, Boris Johonson, anche se il portavoce del primo ministro ha detto che non ha la polmonite. Ha inoltre ribadito che le condizioni di Johnson sono stabili e che il paziente rimane di buon umore. «Il primo ministro sta ricevendo un trattamento standard con l'ossigeno - ha precisato - e respira senza alcun supporto. Non ha richiesto una ventilazione meccanica o un supporto respiratorio non invasivo».
Mercato fa i conti con lo stop alle cedole
Il mercato sta intanto facendo i conti con le cedole cancellate o sospese. Seconfdo i calcoli si Bloomberg sono già circa 88 miliardi (96 miliardi di dollari) i dividendi cancellati o rinviati dalle imprese in Europa occidentale, Stati Uniti e Canada a causa dell'impatto della pandemia di coronavirus. Nel dettaglio, 51,4 miliardi (56 miliardi di dollari) di cedole sono state cancellate, di cui 48,7 in Europa occidentale, dove altri 36,7 miliardi di dividendi sono stati invece sospesi, almeno per il momento. Più della metà dei 48,7 miliardi saltati in Europa, inoltre, viene dal settore bancario, a partire dai 3,7 miliardi di Hsbc, il cui annullamento ha portato gli azionisti a minacciare cause legali.

