Borse, Milano (+31%) e Madrid (+50%) battono al rialzo i listini globali
Il risveglio dell’Europa, la minaccia (rientrata) dei dazi, il boom dell’intelligenza artificiale e l’inflazione sorniona sono i temi chiave dell’anno concluso e in cerca conferma nei prossimi mesi, fra l’ottimismo generalizzato di investitori e banche d’affari
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Un altro giro di giostra per i mercati azionari, il terzo consecutivo e l’ottavo quando considera l’ultimo decennio. Il 2025 iniziato all’insegna della massima incertezza e circospezione da parte degli operatori si conclude invece con un bilancio ancora largamente positivo per le Borse.
A partire da quella Piazza Affari dove, con un guadagno del 31,5%, l’indice Ftse Mib si è riportato proprio nel corso della seduta finale sui massimi dell’anno e dal 2001, oltre ad aver registrato addirittura la migliore performance annuale dal 2000.
L’exploit del listino milanese non è stato ovviamente isolato, ma si è anzi ben inserito in un contesto in cui, almeno in Europa, a farla da padrone è stata Madrid, capace con un rialzo che supera addirittura il 50% di mettere in fila Francoforte (+23%), Londra (22%) e una Parigi (+11%) condizionata dalla crisi politica e finanziaria.
Il ritorno dell’Europa
Il risveglio sotto molti aspetti inatteso delle Borse del Vecchio Continente, che hanno riconquistato la scena dopo anni di «sudditanza» nei confronti di Wall Street, così come l’avanzata dei listini giapponesi (+26% il bilancio finale del 2025 per il Nikkei di Tokyo), ha del resto costituito una delle tendenze dominanti almeno nella prima parte dell’anno.
L’intenzione degli investitori di cercare un’alternativa allo strapotere degli asset marchiati Usa ha raggiunto l’apice attorno al «Liberation Day» nel quale a inizio aprile il neo-reinsediato presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha provato ad alzare il tiro sui dazi e si è legata alla crisi del dollaro, che si è nel frattempo deprezzato del 10% su scala globale e del 12% nei confronti del solo euro.



