Mercati

Borsa, le speranze di pace spingono Milano (+1,4%) sopra la quota record di 48.000. WS +0,66%

In calo i prezzi del petrolio, Brent e Wti restano sotto i 100 dollari. Trimestrali sotto i riflettori in Europa e Stati Uniti: a Wall Street Blackrock sale dopo aver battuto le attese, deboli Jp Morgan e Wells Fargo. Vendite sul dollaro, l'euro riaggancia quota 1,18

di Chiara Di Cristofaro e Chiara Di Michele

La Borsa, gli indici del 14 aprile 2026

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La via diplomatica per la fine della guerra tra Stati Uniti e Iran non appare chiusa e questo alimenta sui mercati le speranze di una pace in arrivo. Potrebbe riassumersi così la seduta sull'azionario globale, in cui prevale un clima di risk-on nonostante il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana in Pakistan. Ma la discesa in campo della Cina e la possibilità che le delegazioni riprendano i colloqui prima della scadenza della tregua, insieme alle dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, secondo il quale l'Iran vorrebbe un accordo, bastano agli investitori per far prevalere l'ottimismo su una de-escalation imminente.

Mentre lo stretto di Hormuz resta chiuso, aumentano i segnali di volontà di distensione da parte sia dell'Iran che degli Usa. Così le Borse europee archiviano una seduta in solido rialzo (il Ftse Mib mette a segno un bel +1,36% superando la quota record di 48.000 punti, Parigi chiude in rialzo dell'1,1%, Francoforte dell'1,2% e Madrid dell'1,5%.) ed è in positivo anche Wall Street, con il rendimento dei Treasury a dieci anni in lieve calo sotto il 4,3%, il petrolio si muove al di sotto dei 100 dollari al barile e il dollaro perde il suo ruolo di bene rifugio. In questo contesto, resta ovviamente l'incognita sugli effetti della guerra sull'economia reale, con l'Fmi che ha rivisto le sue previsioni di crescita globale, ipotizzando diversi scenari per la fine della guerra e la presidente della Bce, Christine Lagarde, che dipinge uno scenario di totale incertezza sul futuro della politica monetaria della Bce.

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Geopolitica a parte, gli operatori tengono d'occhio i numeri aziendali, con la stagione delle trimestrali appena iniziata sia negli States, sia in Europa, che tiene banco.

Il paradosso delle Borse: investitori pessimisti e Piazza Affari ai massimi

Anche Wall Street in rialzo con le trimestrali sotto i riflettori

Indici in rialzo anche a Wall Street, grazie all'ottimismo sulla possibilità di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Alla vigilia, l'S&P 500 aveva già cancellato le perdite registrate dall'inizio della guerra, con un guadagno dell'1%. Inoltre, i prezzi alla produzione di marzo, un dato importante sull'inflazione, sono aumentati meno del previsto, nonostante il conflitto: il rialzo annuale è stato del 4%, comunque ai massimi dal febbraio 2023, ma inferiore al 4,4% del consensus. In chiusura, il Dow Jones sale dello 0,66% a 48.535,81 punti, il Nasdaq avanza dell’1,96% a 23.639,09 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,18% a 6.967,40 punti.

Sull'azionario, in evidenza i titoli delle banche, dopo le trimestrali: il titolo di Citigroup è in netto rialzo, dopo conti sopra le attese. Nonostante una trimestrale positiva, il titolo di JPMorgan Chase cede terreno dato che la banca ha rivisto al ribasso le previsioni sul margine di interesse netto. Il titolo di Wells Fargo & Co è pesante dopo una trimestrale debole mentre Blackrock sale dopo aver battuto le attese del mercato. Nella seduta di lunedì era stata Goldman Sachs ad annunciare utili record nel primo trimestre 2026, con i titoli, però, sotto pressione a causa dei timori legati all'esposizione della banca verso il private debt.

Lagarde: l'economia europea è «a metà strada tra scenario base e scenario avverso»

L'Europa non si trova all'epicentro delle ricadute della guerra in Iran, queste hanno colpito maggiormente le economiche asiatiche. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in un'intervista a Bloomberg a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale a Washington, sottolineando che l'economia europea si trova al momento fra lo «scenario di base e lo scenario avverso». In questo quadro, la Bce deve essere «agile» e «dipendere dai dati».

I Mercati a metà seduta

Petrolio sotto i 100 dollari al barile, gas sotto i 44 euro al Mw/h

In calo i prezzi del petrolio, con Brent e Wti sotto quota 100 dollari al barile. Va giù anche il gas, che ad Amsterdam è scambiato sotto i 44 euro al megawattora.

Gli analisti, però, continuano a interrogarsi sull’impatto che avrà sull’economia globale l’impennata del valore del greggio. Del resto, anche se venisse firmata un’intesa di pace, occorrerà tempo prima che i commerci riprendano e i centri di produzione di greggio e gas tornino a marciare a pieno ritmo e così, secondo gli esperti del settore, il valore del greggio rimarrà attorno a 90 dollari al barile nel corso del 2026. Goldman Sachs stima che l’aumento del prezzo del gas e quello del petrolio implicherà un incremento dell'inflazione globale di 0,8 punti percentuali e un rallentamento della crescita dello 0,5%.

A Piazza Affari risale la china Amplifon, corrono Stellantis e Ferrari

A Piazza Affari, Stellantis (+3,5%) ha chiuso in testa al Ftse Mib, incassando lo slancio del presidente John Elkann per quest'anno: «Siamo fortemente determinati a fare in modo che il 2026 sia un anno di grande successo». Sotto la lente anche il lusso, con acquisti su Moncler (+3,2%) e Cucinelli (+2,3%), all'indomani dei conti di Lvmh (sulla parità a Parigi) e nel giorno di quelli di Kering (+2,9%).

Quanto ad Amplifon (+3,2%), in vetta al listino praticamente per tutta la seduta, ha beneficiato delle stime di Barclays che vedono una crescita dei margini nel primo trimestre dell’anno, nonostante una crescita organica sostanzialmente flat. Il titolo della società risale così dai minimi di metà marzo, quando ha toccato i 7,8 euro per azione, e si porta oltre i 9 euro. Complessivamente, Goldman Sachs ravvisa buone prospettive di rendimento per il settore europeo degli apparecchi acustici, come dimostra la performance positiva dei titoli del settore sulle altre piazze del Vecchio Continente: Demant (+3,2%) e Gn Store Nord (+2,6%) a Copenhagen, e Sonova +1,4% a Zurigo.

Seduta positiva per le banche con Unicredit (+3,2%) che guida i guadagni nel settore, seguita da Mps (+2%), alla vigilia dell’assemblea a Siena chiamata a rinnovare il cda per il prossimo triennio. Bene anche Mediobanca e Intesa, in rialzo dell'1,9%. Tra i peggiori del listino, accanto ai petroliferi, ci sono i titoli della Difesa: -1% per Fincantieri e -0,5% per Leonardo.

Intanto, Kering ha comunicato i dati del primo trimestre a Borsa chiusa: il giro d'affari è stato di 3,56 miliardi di euro, in calo del 6% a cambi correnti o stabile su dati comparabili rispetto allo stesso trimestre del 2025. Tra i settori, in volata la gioielleria, in calo la divisione Abbigliamento e Pelletteria. Il marchio di punta Gucci ha visto scendere il giro d'affari a 1,34 miliardi.

Dollaro in calo, euro riaggancia 1,18 dollari

Perde terreno il dollaro, allontanandosi dal ruolo tradizionale di bene rifugio, segnando la settima seduta consecutiva di calo, sui minimi dall'inizio della guerra. Con l'indebolimento del biglietto verde l'euro si rafforza sul biglietto verde e riconquista 1,18 dollari. Secondo gli analisti di Societe Generale, l'euro potrebbe salire ulteriormente verso quota 1,20 dollari se ci sarà una de-escalation della guerra in Iran che porterà alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Anche se i prezzi dell'energia dovessero diminuire, SocGen prevede che la Bce alzerà i tassi a giugno e a settembre, mentre la Federal Reserve li lascerà invariati. «Questa è anche la valutazione del mercato, quindi dovrebbe avere poco impatto da qui in poi, ma contribuisce a rendere ancora più probabile un ulteriore aumento dell'euro-dollaro», dicono. 

Intanto, a confermare il ritorno di ottimismo sugli asset più rischiosi, sale sui massimi da quattro settimane il Bitcoin ben oltre i 76.000 dollari.

Sul fronte macro, la Germania ha annunciato che i prezzi di vendita all'ingrosso sono aumentati del 4,1% a marzo rispetto allo stesso mese del 2025. Si tratta dell'incremento annuo più significativo da tre anni (a febbraio 2023 la variazione è stata del 9,5% sull'anno precedente), decisamente superiore alle variazioni degli ultimi tre mesi, nell'ordine dell'1,2%.

Spread BTp/Bund chiude in calo a 76 punti, rendimento decennale cala al 3,78%

Chiusura in calo per lo spread tra BTp e Bund. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata si è attestato a 76 punti, dai 79 punti del closing di ieri. In flessione anche il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione al 3,78% dal 3,87% della chiusura precedente.

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