Bollicine nel mondo, è ora di imparare a valorizzare anche le nostre
Champagne è il paradigma di come si possa, in maniera virtuosa, valorizzare un territorio, in Italia invece è tutto appiattito sul termine spumante, dal Prosecco al Trentodoc e al Franciacorta
di Cristiana Lauro
2' di lettura
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Negli ultimi dieci anni il consumo di “bollicine” sui mercati mondiali, soprattutto Europeo e Nord Americano, ha visto una forte crescita. Proprio in virtù di questo grande successo commerciale vale la pena di dare un’occhiata alle tipologie produttive, alle zone di produzione - insomma agli attori principali - in modo da comprendere meglio la questione.
L’Italia gioca un ruolo molto importante in termini di quantità: siamo forti col Prosecco ma il Metodo Classico ce lo beviamo tutto noi.
La tipologia “Charmat” - che non ci viene mai di chiamarla col nome del suo inventore, ovvero “Martinotti” (poi ci domandiamo perché i francesi sono più bravi sul marketing) - va per la maggiore e non è Metodo Classico. In poche parole si tratta di una tecnica che, attraverso la tecnologia (autoclave) velocizza il processo di spumantizzazione.
Il Prosecco, con circa 700 milioni di bottiglie prodotte, è un fenomeno commerciale mondiale. Per inciso, l’Asti Spumante ha raggiunto i 100 milioni di bottiglie che sono comunque un numero ragguardevole e dai più inaspettato.
In questa tipologia l’Italia è quindi leader indiscussa; è sufficiente una botta di conti per dire che una bottiglia su cinque del Metodo Martinotti nel mondo è italiana.







