Wine Pills

I giovani preferiscono le «bibite» con poco alcol al vino? Ecco come riconquistarli

Il grado alcolico è un problema solo in parte: gli hard seltzer vengono consumati in quantità maggiore così l’alcol ingerito spesso non cambia o è anche di più. Bisogna puntare su una nuova comunicazione, su valori e sostenibilità

di Cristiana Lauro

Il vino sa parlare ai giovani? Se non impara la loro lingua perderà consumatori

3' di lettura

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I consumi di vino tra i giovani sono in calo significativo sia considerando i Millennials che la Gen Z, in controtendenza invece con l’uso di alcolici che risulta essere in costante crescita proprio tra le nuove generazioni. In sostanza si beve sempre meno vino per accompagnare i pasti a casa, mentre si consuma sempre più nei locali, ristoranti ed enoteche con mescita; questo ovviamente incide sui volumi.

Quindi, da un lato va bene l’allargamento della fetta di mercato e dell’interesse che questo produce tra giovani e giovanissimi, ma al contempo bisogna segnalare un calo quantitativo generalizzato.

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Se però estendiamo lo sguardo, magari oltreoceano e in un mercato spesso antesignano di ciò che avviene in Europa, i dati sono decisamente peggiori. Mi riferisco agli Usa, ma anche a al Canada. Insomma, il vino tra i giovani fatica a conquistare consensi e di conseguenza i consumi diminuiscono.

A discapito del vino, crescono fortemente le bevande alcoliche aromatizzate: i cosiddetti hard seltzer (ma anche i nuovi cocktail pronti all’uso) che rosicchiano costantemente quota di mercato tra i giovani americani. Per inciso vorrei chiarire il fatto che gli hard seltzer sono sodati alcolici, con un nome quindi un po’ a trabocchetto; ecco, diciamo che il trucco c’è e si vede! Si tratta di bevande frizzanti a bassa gradazione alcolica (tra il 3 e il 5%) aromatizzate con l’aggiunta di estratti di frutta e spezie che le rendono piacevoli un po’ a tutti, compresi i minorenni che ne fanno largo consumo e i dati, su questo, parlano molto chiaro. Peccato che quello che alla fine conta sia la somma delle bevande alcoliche consumate, e non la gradazione delle stesse!

Detto questo, negli Stati Uniti è in atto una campagna di demonizzazione dell’alcol che produce tra i giovani un cambiamento di stile di vita, dove si fa sempre maggiore attenzione alla quantità di alcol contenuta nelle bevande; birra e sidro diventano per diretta conseguenza dei competitor molto aggressivi per il vino. Ma ripeto è la somma che fa il totale: se tracanni dieci bibite lievemente alcoliche è come aver bevuto due o tre bicchieri di vino che, se prodotto correttamente, secondo le regole e le certificazioni contiene molta meno chimica. Considerando che gli Usa e in parte anche il Canada costituiscono i nostri principali mercati di esportazione, questo trend non va assolutamente sottovalutato. 

Un dato che accomuna i giovani consumatori è quello di scoprire e esplorare senza pregiudizi, un mondo come quello del vino che nel passato, si è forse distinto più per essere destinato a consumatori esperti. Questo è un paradigma che sta cambiando, e dovrà farlo in tempi brevi per non rischiare di allontanare il pubblico più giovane. Sicuramente anche la sempre più crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale sarà uno dei temi da considerare con riguardo.

Per avvicinare i giovani al mondo del vino occorre dunque ragionare e reimpostare la comunicazione nel suo insieme; trasparenza, prestigio e chiarezza dovranno accompagnarla. La sfida sarà quella di riuscire a rivolgerci alle nuove generazioni di consumatori in modo credibile e autorevole essendo del tutto evidente che saranno i giovani a giocare un ruolo determinante per il futuro del mondo del vino, non di certo io che sono una signora di mezza età.

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