Wine Pills

Vino a tavola, ecco cosa sbaglia chi vuol fare il fenomeno ma in realtà ne capisce poco

Eclatanti e spassosi, ma soprattutto ricorrenti: una breve carrellata degli errori più comuni (e delle cafonate) intorno al servizio del vino

di Cristiana Lauro

Gli orrori (assolutamente) da evitare nel servizio del vino

2' di lettura

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Anche il mondo del vino è abitato da sciocchezze e luoghi comuni. Non di rado mi capita di sentire fesserie ciclopiche nei ristoranti, a cena con gli amici ma anche di leggerle in rete fra i commenti dei vari blog di settore o sui social, dove si tira in ballo di frequente il tema enogastronomico.

Riportare l’intera carrellata di errori intorno al vino e al suo servizio sarebbe esercizio inesauribile. Proviamo quindi a snocciolare quelli più ricorrenti, eclatanti e a tratti spassosi a dire il vero, talvolta anche un po’ ridicoli.

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Diamo insieme un’occhiata alla rassegna degli “orrori” attraverso alcuni esempi:

- dichiarare un evidente sentore di tappo per accreditarsi sapienti anche in presenza di tappo tecnico a vite (ahia, non ci siamo!)

- centrifugare il vino nel calice per ossigenarlo (lo incasina di brutto e poi occhio alle camicie dei commensali)

- aprire gli spumanti con la sciabola o, peggio ancora, con la carta di credito (e comunque mai stapparli facendo il botto se non a Capodanno o al Carnevale di Rio de Janeiro).

- fare ossigenare a lungo nel decanter vini già molto maturi perché si corre il rischio di farli schiattare.

- servire i rossi a temperatura ambiente e gli spumanti ghiacciati (vi ricordo che per temperatura ambiente si intende quello di cantina, quindi sopra i 16 gradi siete fuori moda ma soprattutto state commettendo un errore di servizio marchiano)

- ribaltare la bottiglia di vino o Champagne terminata nel secchiello (la madre di tutte le cafonate)

- chiedere un vino “minerale” poiché si tratta di un descrittore più confacente all’acqua che non al vino, a parte il fatto che i minerali non hanno odore

- proporre wine list con ordinamento fantasioso, ad esempio in ordine di prezzo

- dare troppo peso al grado alcolico per discriminare la struttura e l’ordine di servizio

- pensare che la conservazione dei vini in posizione orizzontale rischi di farli sapere di tappo (questa fa venire la permanente se pensate di cogliere una logica)

- considerare il legno come Belzebù e il cemento come l’Arcangelo Gabriele

- complicare il servizio di vini simili utilizzando calici diversi (semplicemente perché non ne avete abbastanza, questa è la verità)

- servire il Prosecco nel bicchiere da Borgogna, benché là flûte sia passata di moda.

Potrei andare avanti ancora a lungo ma per oggi circoscrivo la faccenda ai casi più dimostrativi, se non paradigmatici.

Concludo con un suggerimento che rivolgo principalmente ai divulgatori, a chi il vino lo comunica sui social, ad esempio, ma anche a tavola con amici e parenti: evitate la smania e le ossessioni per alcuni aspetti tecnici come la malolattica, i porta innesti o i cognomi dei lieviti. Soprattutto se poi in degustazione non siete in grado di distinguere un bicchiere di vino da un tè freddo.


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