Bitcoin, la febbre arriva a 40mila dollari tra avidità e carenza di «monete» in vendita
L’ascesa dell’universo delle criptovalute delle ultime settimane sta diventando parabolica. E questa volta la domanda è composta da molti grandi investitori
di Vito Lops
4' di lettura
4' di lettura
Infranto un altro record. Da poche ore le criptovalute hanno superato i mille miliardi di dollari. Messi insieme, gli oltre 8mila progetti che oggi vengono inseriti in questo variegato calderone (dove a realtà serie si affiancano veri e propri «schemi Ponzi») valgono sostanzialmente quanto una Google. Però se consideriamo che da solo il Bitcoin - che giovedì 7 dicembre è balzato oltre i 40mila dollari - capitalizza oltre 700 miliardi e che la seconda in classifica, Ethereum, ne «vale» 140 si ricava che l’85% del mercato è in mano a due storie.
In ogni caso, che siano grandi o piccole, in questo momento per l’universo delle crypto è un momento di febbre. Bisogna quindi fare molta attenzione. L’ultima volta che si è verificata una progressione così parabolica come quella delle ultime settimane - da ottobre tanto Bitcoin quanto Ethereum sono saliti del 270%, quasi quadruplicando il loro valore trascinandosi a ruota le altre crypto - risale tra fine 2017 e inizio 2018.
Anche allora in poche settimane il settore fu attraversato da un’esuberanza irrazionale che portò a un rapido ridimensionamento delle quotazioni (nel giro di poche settimane il Bitcoin crollò dai 20mila dollari sfiorati a 6mila ed Ethereum, con un ritardo di un mese, arrivò a perdere oltre il 60%). La domanda che tutti si pongono è se a ora la storia è cambiata oppure la struttura ciclica si ripeterà.
La nuova narrazione
Di sicuro c’è una grande novità rispetto a tre anni fa: la narrazione sul Bitcoin è diversa. Se prima nell’immaginario collettivo era vista come la moneta con cui venivano effettuati i pagamenti illeciti su scala internazionale, oggi il ranking agli occhi della finanza tradizionale è migliorato. Tanto che si fa fatica a trovare analisti o banche d’affari che si esprimano male. Anzi, siamo all’opposto: è partita una sorta di corsa al rialzo dei report su dove potrà arrivare il prezzo. Per Jp Morgan nel lungo termine potrebbe traguardare i 146mila dollari. Citigroup «vede» area 300mila già a fine anno. Altra «buona» notizia arriva dalla decisione del Cme (la Borsa delle materie prime di Chicago) di lanciare l’8 febbraio il future su Ethereum, a distanza di circa tre anni di quello sul Bitcoin. Lo standing è migliorato a partire da fine settembre - non a caso da quando è partito il movimento rialzista - da quando Paypal ha comunicato che dal 2021 avrebbe inserito il Bitcoin tra le i mezzi di pagamento.
Dal retail al corporate
La bolla del 2017 fu alimentata dagli investitori retail. Al recente scatto ha invece contribuito anche l’ingresso dell’alta finanza e di realtà aziendali. «La riprova in tal senso arriva dalla crescita del Grayscale Bitcoin Trust che consente a grandi investitori (lotto minimo 50mila dollari, ndr) d acquistare valute digitali - spiega Federico Izzi, analista tecnico-finanziario esperto in criptovalute e finanza decentralizzata -. Oggi questo trust detiene 572mila Bitcoin per un controvalore che ha superato i 19 miliardi».



