Lettera al risparmiatore

Bff Banking Group integra Depobank: la sfida è sulle sinergie

Focus sul costo della raccolta. Il risiko bancario può limitare parte del business ma l’istituto dice che il portafoglio clienti è diversificato

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

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Sinergie. È uno dei temi su cui è focalizzata Bff Banking Group (Bff) nell’integrazione di Depobank.

Gli obiettivi

L’istituto, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, proprio nel recente piano d’impresa al 2023 ha aggiornato gli obiettivi su fronte in oggetto. Nel complesso (a fronte di costi d’integrazione per circa 35 milioni) sono previsti nel 2023 intorno a 50-60 milioni di sinergie annuali pre-tasse. Di questi 30-40 milioni riguardano la raccolta. La strategia è sfruttare parte della liquidità di Depobank (circa 9 miliardi a fine 2020) per gradualmente sostituire altrettante parti del funding di Bff. In questo modo, tra le altre cose, i costi sono stimati in calo. Un esempio? L’uso della liquidità (intorno ai 4,9 miliardi) depositata presso la Bce. Questa, seppure ha un tasso negativo dello 0,5%, è comunque sempre meno onerosa dell’attuale costo medio lordo del funding di Bff (1,5%). Ma non è solo la raccolta. L’istituto punta ad estrarre ulteriori circa 20 milioni di sinergie (sempre annuali pre-tasse e al 2023) dai costi operativi. Qui i risparmi, nella volontà di Bff, dovranno essenzialmente arrivare dall’ottimizzazione delle spese generali e amministrative e dall’infrastruttura informatica.

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BILANCIO A CONFRONTO

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Il rischio d’esecuzione

Insomma: tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è piu complessa. Riguardo all’operazione d’integrazione, e di conseguenza anche rispetto alle sinergie, può sottolinearsi che esiste il rischio d’esecuzione. In altre parole: ogni acquisizione implica problematiche operative che possono impattare gli obiettivi prefissati. L’istituto non condivide il timore. In primis, viene sottolineato, l’integrazione non riguarda i business operativi che restano separati. Sono coinvolte solo le strutture amministrative, di staff e informatiche. Il che, dice sempre Bff, agevola di molto la realizzazione dell’operazione. Inoltre, aggiunge la società, l’arco di tempo dall’annuncio dell’acquisizione al closing è ampio. Questo ha permesso a Bff di conoscere a fondo il busines di Depobank. Una condizione che, conclude l’istituto, agevola ulteriormente l’integrazione.

QUALITÀ DEGLI ATTIVI

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L’oggetto sociale di Bff...

Fin qui alcune suggestioni riguardo alle sinergie e all’ “execution risk”. Qual è però il modello di business post integrazione? Per rispondere è utile ricordare l’oggetto sociale delle due realtà. Quello di Bff, oltre al lending nell’Europa dell’Est, è essenzialmente costituito dal cosiddetto factoring pro-soluto. Cioè l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti commerciali che aziende (clienti) hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN).

...e quello di Depobank

Depobank, dal canto suo svolge in linea di massima due attività. La prima sono i cosiddetti “Securities services”. Qui la società, da un lato, è depositaria dei denari raccolti dai fondi gestiti dai clienti ed esercita il controllo sulla conformità degli stessi alla normativa; dall’altro fornisce servizi alla clientela (ad esempio reportistica o definizione del Nav). La seconda attività (“Payments”), invece, attiene all’attività di pagamento. In questo caso DepoBank rappresenta l’anello di congiunzione tra i fornitori di servizi di pagamento (solitamente banche medio-piccole) e le stanze di compensazione del circuito.

PESO RICAVI NELLA “COMBINED ENTITY”

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Il modello di business

A fronte di un simile contesto la “combined entity” viene ad articolarsi in tre attività: il factoring pro-soluto (unitamente al lending); i “Securities services” e il “Payments”. Ebbene: la prima area, quella storica, rimane la principale. Rispetto ad essa, però, una mano per finanziare (a minori costi) l’operatività la darà, per l’appunto, la liquidità portata in dote da DepoBank. Quella Depobank peraltro che da una parte, avendo un’attività orientata sui ricavi da commissione, potrà, nelle intenzioni di Bff, consentire maggiore visibilità e stabilità sulla crescita futura; e che, dall’altra, permette di diversificare il business (contribuendo a renderlo anche meno rischioso).

“Factoring & Lending”

Ciò considerato, quali sono, allora, le prospettive delle singole tre anime del nuovo gruppo? Rispetto al core busines storico (“Factoring & lending”) il target, indicato nel piano d’impresa, al 2023 è di 175-185 milioni di utile pre-tasse rettificato (erano 139,1 a fine 2020). Si tratta di un incremento, considerando la linea mediana della forchetta indicata, di circa il 29,5%. Un rialzo rispetto al quale può realizzarsi il seguente ragionamento. La pandemia ha indotto i Governi a iniettare importati somme di liquidità nella PA e nei SSN. Non solo. La politica fiscale europea, ad esempio con il Recovery Fund, darà ulteriore sostegno alle realtà pubbliche. Si tratta di un contesto dove le difficoltà di pagamento della PA vengono ridotte e, quindi, la propensione dei creditori della medesima ad accedere al factoring calano. Il rischio è che ci siano minori opportunità d’espansione per il business. Bff, pure conscia della situazione, professa fiducia. Dapprima, viene spiegato, l’immissione di liquidità è legata ad un evento eccezionale che non modifica il contesto strutturalmente. Una situazione, sottolinea l’istituto, dove in realtà i ritardi sui pagamenti rimangono quale conseguenza, ad esempio, del disequilibrio tra le entrate fiscali e la spesa pubblica decentralizzata o dell’eccessiva complessità della burocrazia. Non solo. Il comparto, tiene a precisare la società, vale oltre 400 miliardi. Vale a dire: è un business dove, al di là della situazione eccezionale descrita in precedenza, c’è spazio per l’ulteriore crescita. Certo, ammette Bff, è anche importante acquisire nuova clientela. Su questo fronte però, conclude l’istituto, la sua sempre maggiore diversificazione internazionale, unitamente alle opportunità legate ai potenziali clienti di Depobank, inducono a non vedere particolari problemi.

GLI OBIETTIVI AL 2023 DELLA “COMBINED ENTITY”

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“Securities services”

Dal factoring ai “Securities services”. Su quest’ultimo fronte, alla fine del 2020, l’utile pre tasse rettificato è di 23,6 milioni. L’obiettivo per il 2023 è compreso tra 40 e 45 milioni. Anche in questo caso le previsioni d’incremento della redditività sono importanti. Sennoché il persistere dell’incertezza, anche per i problemi sulle vaccinazioni, non rende semplice indurre il risparmiatore a trasformare la grande liquidità presente in risparmio gestito. Il che, indirettamente, può essere un freno all’espansione proprio dei “Securities Services”. Pff rigetta la preoccupazione. In primis perché gli attuali tassi a zero e la ricerca di rendimento inducono la richiesta di competenze di risparmio gestito (ad esempio negli asset alternativi). Poi perché, aggiunge sempre l’istituto, anche in prospettiva della ripresa economica, nel 2021 gli AuM dei fondi sono previsti in rialzo sul 202o. Infine perché un focus del gruppo è sui fondi pensione. Questi, è l’indicazione, sono in Italia una realtà ancora giovane e si trovano in fase di accumulo. Il che costituisce una sorta di raccolta garantita per il clienti di Bff. Al di là di ciò può, però, ulteriormente ricordarsi il rischio legato al consolidamento bancario. Vero afferma la società che, tuttavia, ribatte: dapprima il suo portafoglio clienti è sufficientemente diversificato; e poi, se da un lato il risiko può in ipotesi eventualmente implicare il venire meno di un cliente, dall’altro può anche creare l’occasione per acquisirne di nuovi.

“Payments”

Infine l’area dei “Payments”. La business unit in oggetto, al 31/12/2020, vantava un utile pre tasse rettificato di 19,8 milioni. Il target indicato per il 2023 è 25-30 milioni. Si tratta di un valore che, insieme alle sinergie (tolti i costi del “corporate center”) e al contributo delle due altre attività, porta Bff ad indicare, per l’intero gruppo, l’obiettivo di 240-260 milioni di adjusted profit pre-taxes nel 2023. Anno in cui il Cost/income dall’attuale 55% dovrebbe scendere al 40-45% . Un target importante, quest’ultimo, perchè, va ricordato, il factoring richiede il continuo pressing sull’efficienza operativa.

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