Banco-Bpm, la priorità è la gestione degli Npl. Focus sull'integrazione It
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Il Banco-Bpm, in Borsa, ha debuttato il 2 gennaio scorso. Il titolo, oltre al balzo nel primo giorno di contrattazioni (+9,08%), ha fin qui messo a segno una dinamica positiva. Secondo il terminale Bloomberg infatti le azioni dell'istituto, da inizio anno, sono salite ben di più del settore bancario di Piazza Affari.
Ciò detto il risparmiatore è però interessato a comprendere la dinamica della nuova realtà nata dall'aggregazione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare. In particolare, al di là dei risultato pro-forma sul 2016 che verranno pubblicati a breve e rispetto al quale gli esperti prevedono i conti in perdita, guarda alle prospettive di business. Ebbene: un angolo visuale, rispetto a questa esigenza, è offerto dal piano d'impresa 2016-2019.
Secondo il documento, con riferimento al fronte dei ricavi, Banco-Bpm prevede in primis un contributo di circa 57 milioni dal margine d'interesse. Il valore è l'effetto di un cocktail di fattori. Alcuni positivi altri negativi. Così, ad esempio, la riduzione del costo del funding (effetto positivo atteso per 273 milioni); oppure la ridefinizione del portafoglio titoli (impatto negativo di 321 milioni). O ancora: il rialzo dei volumi di asset che dovrebbe generare (al 2019) un contributo positivo cumulato di 202 milioni. Proprio su quest'ultimo punto, a ben vedere, c'è il dubbio del risparmiatore. Vale a dire: l'ipotesi di base del piano d'impresa, rispetto al rialzo del Pil italiano nel 2017, è superiore alle più recenti previsioni. Il che può indurre a pensare che le stime sui volumi, soprattutto sugli impieghi indirettamente legati alla congiuntura, siano troppo ottimistiche.
Banco-Bpm, pur riconoscendo che l'erogazione di credito è conseguente anche all'auspicabile miglioramento economico, non condivide la considerazione. In primis, è l'indicazione, il presupposto di base ha un grado di tollerabilità. Qualche decimale di differenza percentuale sul Pil non modifica l'impostazione di fondo. Peraltro, aggiunge l'istituto, la crescita stimata, nel sistema italiano, dell'erogazione dei prestiti lordi (+2,8% nel 2017 e +3,3% nel 2018) è in linea con quelli indicati dal gruppo (media annua sull'intero piano del +3,5%). Oltre a ciò, poi, viene ricordato che il Banco Popolare ha appena concluso il piano di riduzione della propria leva. Il che, come è accaduto in precedenza alla stessa Bpm, pone le basi per l'accelerazione sul fronte dell'erogazione. Infine: il nuovo gruppo insiste soprattutto sulle regioni del Nord Italia più industrializzate. Quindi, conclude la banca, con riferimento al tema della previsione sugli impieghi non c'è alcuna particolare preoccupazione.
Ma non è solamente il margine d'interesse. Altro elemento essenziale, sempre rispetto ai proventi operativi, sono le commissioni nette. Qui il piano d'impresa prevede, al 2019, una crescita cumulata di 182 milioni. L'incremento, da un lato, è basato sulla spinta delle «fee» nel risparmio gestito e credito; ma, dall'altro, è soprattutto focalizzata sulla salita delle commissioni legate al Corporate investment banking. In particolare su quest'ultimo fronte, oltre allo sviluppo di processi affidabili del credito e l'incremento del portafoglio di servizi e dell'attività di consulenza, Banco-Bpm punta molto sulla creazione di una divisione dedicata alle medie imprese.
Al che, però, il risparmiatore fa una considerazione. Vale a dire: molte banche italiane, nelle recenti presentazioni dei loro business plan, hanno indicato proprio il mondo della media impresa italiana come settore su cui fare leva per spingere le commissioni. Per carità! La strategia sarà certamente valida. E, tuttavia, appare chiaro che sulla tipologia di clientela in oggetto si concretizzerà maggiore concorrenza. Di conseguenza il prospettato sviluppo di Banco-Bpm nel settore dovrà affrontare più difficoltà. L'istituto non condivide la valutazione. In primis, viene sottolineato, l'aggregazione consente all'istituto di assumere dimensioni adeguate per porsi quale credibile interlocutore. Inoltre le maggiori competenze ed efficienze, anche grazie al nuovo unico polo del Corporate investment banking sotto il marchio di Banca Akros, crea le basi per un portafoglio d'offerta appetibile. Infine: la più ampia articolazione sul territorio permette di raggiungere i target indicati. In conclusione quindi, sottolineato peraltro che la concorrenza porta comunque al miglioramento dei servizi, Banco-Bpm non vede alcuna particolare problematica su questo fronte.
Fin qui alcune considerazioni rispetto ai proventi operativi. Altro importante tema del piano d'impresa è tuttavia quello delle sinergie sui ricavi e su costi. Rispetto ai primi il target, al 2019, è di 138 milioni. Un obiettivo che, tra le altre cose, punta sull'indicato progetto attorno a Banca Akros. Oltre, poi, a quello con Banca Aletti cui verranno ricondotte diverse attività: dal private banking al risparmio gestito.


