Banca Farmafactoring: la sfida è più business in Spagna ed Est Europa
di Vittorio Carlini
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Proseguire nell’articolazione internazionale dell’attività. Cioè: al di là della crescita nel più consolidato mercato domestico, accelerare su fronte della Penisola Iberica e dell’Europa dell’Est. Poi: spingere sui volumi dei finanziamenti di modo che, dopo gli investimenti degli ultimi esercizi, possa sfruttarsi la leva operativa. Ancora: continuare nella diversificazione della raccolta e ridurne il costo. Sono tra i focus di Banca Farmafactoring a sostegno della propria attività.
Il business, in continuità con lo scorso esercizio, nella prima metà dell’anno è stato contraddistinto da ricavi e redditività in rialzo. Il margine d’intermediazione reported ha raggiunto i 105,9 milioni (70,52 milioni nello stesso periodo dello scorso anno). Quello rettificato, che non include soprattutto l’impatto positivo dell’incremento del livello di recupero degli interessi di mora, si è invece assestato a 84 milioni in crescita del 10% rispetto al primo semestre del 2016. L’utile netto reported, dal canto suo, è cresciuto a 51 milioni mentre quello rettificato è salito a quota 38 milioni (+5%). Al di là dei numeri di conto economico il risparmiatore vuole però conoscere le strategie di sviluppo dell’istituto di credito. Un interesse che, per essere soddisfatto, presuppone la conoscenza dell’oggetto sociale del gruppo.
Ebbene: la società divide l’attività essenzialmente in tre aree. La prima, la più importante, è quella del factoring pro-soluto. Qui l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti che aziende hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN). La seconda, invece, è il «credit management». Cioè: la gestione, per conto terzi, dei crediti di imprese verso la PA e i SSN. Infine ci sono i servizi finanziari alternativi. In pratica si tratta di finanziamenti concessi dalla controlla Magellan, nel Centro ed Est Europa, a ospedali o enti pubblici.
Ciò detto: quali allora le mosse di Banca Farmactoring? Un focus, per l’appunto, è sulla spinta all’internazionalizzazione, accelerando l’attività nella Penisola Iberica e nell’Europa dell’Est. Certo: l’Italia rimane essenziale e il target è anche quello d’incrementare il business nel Belpaese. E tuttavia, proprio perché il mercato domestico è più consolidato, l’articolazione internazionale è importante. Su questo fronte la ripartizione geografica dei crediti verso la clientela, al 30 giugno scorso, è risultata la seguente: il 73% è riconducibile all’Italia; l’incidenza di Spagna e Portogallo è rispettivamente del 4% e 3%. Il peso della Polonia è del 16% mentre quello della Slovacchia del 4%. La percentuale appannaggio della Repubblica Ceca, infine, è di fatto uguale a zero. Si tratta di valori che, tra le altre cose, segnalano il calo dell’incidenza dell’Italia la quale, al 31/12/2016, era al 75%. La dinamica è positivamente accolta dal risparmiatore che, però, esprime un dubbio: il timore è che rimanga un’eccessiva concentrazione su un singolo Paese, l’Italia appunto, caratterizzato peraltro da una debole congiuntura.
Banca Farmactoring rigetta il timore. In primis, è l’indicazione, si tratta di una concentrazione relativa. Nel mercato domestico, infatti, i crediti non sono solamente nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale bensì anche di diverse categorie di realtà pubbliche. Quindi, afferma sempre Banca Farmafactoring, c’è la differenziazione dei debitori. Oltre a ciò, poi, l’istituto sottolinea il sempre maggior peso dell’estero nel suo business. Tanto che sottolinea la banca, al netto della volontà di crescere in termini assoluti in tutti i Paesi, l’incidenza dell’Italia sul totale dei crediti dovrebbe calare, nel giro di 2-3 anni, intorno al 70%.


