Lettera al risparmiatore

Azimut, più Fintech e asset alternativi. Ma c’è l’incognita dei mercati

Focus sulle partnership. Nel medio periodo l’obiettivo è generare 150 milioni di profitti dall’estero. L’incognita dell’andamento dei mercati

di Vittorio Carlini

(Afp)

6' di lettura

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Incrementare il peso degli investimenti negli asset alternativi sul totale delle masse. Poi: aumentare, unitamente al continuo sviluppo del business in Italia, la redditività delle attività estere. Ancora: proseguire nello sviluppo sul fronte del fintech. Sono tra le priorità della strategia di crescita di Azimut.

Il mondo degli alternative

Già, la crescita. Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, di recente ha indicato le stime per l’utile netto sul 2021. La previsione indica profitti tra 600 e 605 milioni (erano stati 382 nel 2020). Gli asset totali, invece, sono risultati (sempre al termine dell’ultimo esercizio) 83,2 miliardi. Un dato che, a fine gennaio scorso, si è assestato a 81,713 miliardi. Di questi 4,669 miliardi sono da ricondursi agli asset alternativi. A livello di percentuale di tratta di un’incidenza del 5,71%. Un valore che, rispetto alle masse in gestione (53,445 miliardi), implica un peso dell’8,7%.

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Ebbene la società indica che, nel 2024, l’obiettivo è di avere almeno il 15% del total asset rappresentato dagli alternative e private markets. Un dato il quale, a livello di masse gestite e in valore assoluto, dovrebbe significare almeno 10 miliardi di euro. La strategia (avviata non da oggi), si inserisce nella necessità di trovare, a fronte di tassi bassi- seppure in recente in aumento - e di borse volatili, una maggiore diversificazione nei portafogli d’investimento. Un’ articolazione finalizzata a raggiungere più alti rendimenti. Certo: la società resta focalizzata sui prodotti tradizionali, quali ad esempio fondi obbligazionari o assicurativi. E, tuttavia, il target descritto mostra l’impegno di Azimut sul fronte in oggetto. I settori cui il gruppo punta sono diversi: dall’immobiliare alle infrastrutture fino alle obbligazioni o azioni di imprese non quotate. Una mano all’espansione, peraltro, la dà l’internazionalizzazione. A fianco dell’Italia va ricordata l’operatività negli Stati Uniti, attraverso Azimut alternative capital partners. In un simile contesto, al 31/9/2021, le masse gestite nei private markets (dove la società potrebbe rafforzarsi con nuove partnership) erano, da punto di vista geografico, divise nel seguente modo: il 61% è appannaggio dell’Italia e il restante 39% è riconducibile all’America. A ben vedere il gruppo, facendo leva su parthership in gestori alternativi (spesso di minoranza e di lungo periodo) vuole espandere il business proprio negli Stati Uniti. Tanto che, al netto della volontà di crescere in valore assoluto in tutti i mercati, nel medio periodo il breakdown degli alternatives dovrebbe diventare il seguente: circa il 50% appannaggio degli Stati Uniti e l’altro 50% riconducibile all’Europa (con l’Italia che fa la parte del leone). Non solo. Azimut, seppure a ritmi più lenti dettati dalle caratteristiche del mercato, guarda anche al Far Est. Nel Lontano Oriente, soprattutto Cina, la strategia è replicare il modello già sperimentato in America. Se e quando il programma si concretizzerà nel modo prospettato la divisione per aree geografiche dovrebbe ulteriormente cambiare: gli Usa e l’Europa peserebbero entrambe intorno al 40% con l’Asia, invece, che raggiunge circa il 20% nei private markets.

IL CONTO ECONOMICO A CONFRONTO

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Evoluzione di prodotto

Quegli asset alternativi rispetto ai quali, ovviamente, non rileva solo l’articolazione geografica ma anche l’evoluzione delle soluzioni per la raccolta e, poi, l’investimento. In tal senso Azimut, ad esempio, prosegue lungo la strada di ampliare l’offerta dei prodotti, oltre agli istituzionali, anche alla clientela retail. Così può ricordarsi il lancio, previsto nel 2022, di un fondo Eltif prevalentemente venduto in Italia sulle infrastrutture proprio per l’utente retail (10.000 euro la quota minima di sottoscrizione). Inoltre, riguardo invece alle strategie d’investimento, il gruppo, sempre nell’anno in corso, dovrebbe commercializzare un fondo (chiamato Next generation) che avrà ad oggetto l’acquisto, negli Usa, di quote di minoranza in gestori alternativi oppure il sostegno dei prodotti realizzati dai medesimi.

LA RACCOLTA NETTA DI GENNAIO

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Articolazione internazionale

Fin qui alcune considerazioni riguardo agli alternative e al sostegno ad essi non solo dai prodotti, ma anche dalla stessa internazionalizzazione della società. Il business estero, però, è un tema trasversale all’interno gruppo, non legato al solo private market. Al 31 gennaio scorso gli asset totali erano divisi nel seguente modo: il 59,4% appannaggio dell’Italia, il 6,4% a Europa (ex Italia) Medio Oriente/Nord Africa e il 9,9% all’Asia. Le Americhe, infine, pesano per 24,3%. Si tratta di una divisione che, al netto della volontà di crescere in tutti gli Stati, nel medio periodo cambia? Qualche variazione è probabile. In particolare in conseguenza del focus sull’espansione negli Stati Uniti, Australia e Brasile. A ben vedere, però, la reale priorità del gruppo, al di là della maggiore o minore rilevanza di un mercato rispetto ad un altro, è quella di aumentare la redditività del business estero. L’obiettivo, nel medio periodo, è accelerare l’utile netto generato oltreconfine, arrivando intorno ai 150 milioni. Si tratta di un target cui potranno contribuire essenzialmente due aspetti. Il primo è quello di proseguire nell’espansione delle masse per sfruttare le economie di scala. Il secondo, invece, è incrementare l’integrazione tra fabbriche prodotto locali e corrispettive reti distributive. Un punto, quest’ultimo, essenziale al fine di fare crescere ulteriormente la marginalità del business estero che, va ricordato, è mediamente inferiore a quella dell’Italia. Sennonché il risparmiatore esprime un dubbio. Azimut si è espanso in Paesi quali la Turchia. Il Paese in oggetto, tuttavia, è contraddistinto da una forte instabilità socio-politica-economica. Il che crea un rischio che può impattare sull’intera attività di Azimut. La società rigetta la preoccupazione. In primis perché, viene ricordato, l’esposizione alla Turchia è limitata: gli asset riconducibili al Paese sono il 4-5% di quelli totali esteri del gruppo. Poi perché, dice sempre Azimut, nonostante le molteplici crisi economico-politiche del passato, il business locale ha mantenuto un’elevata marginalità ed è cresciuto. Tanto che lo scorso anno, è l’indicazione, la raccolta netta ha superato quota 450 milioni di euro. A fronte di ciò l’azienda non vede alcun particolare problema sul tema in oggetto. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che, proprio per espandersi oltreconfine, vengono realizzate varie operazioni straordinarie, le quali implicano l’execution risk. Il timore è che, a fronte dell’ampio numero di mosse, aumenti il rischio per il business complessivo di Azimut. L’azienda nuovamente rigetta il dubbio. Dapprima, viene sottolineato, la società ha nei vari mercati, grazie al suo network globale, contatti e partner. Soggetti i quali, conoscendo il business ed interagendo con la comunità finanziaria locale, permettono di realizzare una seria ed approfondita due diligence della realtà target. Inoltre, aggiunge la società, è di prassi mantenere coinvolte, ad esempio nelle realtà neoacquisite, il top management anche dopo il deal. Una condizione che agevola l’integrazione. Infine il gruppo ricorda il positivo track record riguardo alle operazioni straordinarie. A fronte di cio Azimut, da un lato, professa fiducia rispetto alla gestione del rischio di esecuzione; e dall’altra sottolinea che la diversificazione in vari mercati, anche emergenti, è in generale un modo per mitigare il rischio e non aumentarlo.

EVOLUZIONE DEI TOTAL ASSET

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Ma non è solo l’internazionalizzazione. La società punta a crescere nel mondo del Fintech. Le iniziative sono molteplici. Tra le altre: Banca Sintetica che, grazie alla tecnologia di Azimut Capital Tech (in partnership con Opyn) e ad Azimunt Direct, ha iniziato ad erogare prestiti garantiti alle Pmi italiane con l’obiettivo complessivo di raggiungere, entro il 2025, 1,2 miliardi di prestiti. Non solo. Può ricondarsi Azimut Marketplace. Qui, sfruttando la direttiva Psd2, la finalità è espandersi nell’open banking. Un esempio? Offrire, ai direttori finanziari delle Pmi, la possibilità di controllare, e gestire, in un unico cruscotto diverse variabili: dalla tesoreria alla fatturazione fino alla rendicontazione. È chiaro che simili servizi consentono molteplici sinergie di scopo con le altre attività del gruppo.

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, insomma? La realtà è più complessa. Il risparmiatore rimarca che i mercati sono entrati in un contesto di forte instabilità. Il che può, incidendo sull’andamento dei prodotti finanziari, impattare sul business aziendale. Azimut professa fiducia. Il gruppo ricorda che, nonostante la volatilità e grazie alla qualità e diversificazione delle soluzioni, tra il 2019 e il 2021, il cliente ha portato a casa una performance del 16% al netto dei costi. Non solo. Le maggiori difficoltà di mercato, dice Azimut, sono al contrario un’opportunità. Proprio in questi casi, conclude l’azienda, la richiesta di soggetti professionisti, per gestire gli investimenti, diventa più forte tra la i risparmiatori.

TOTAL ASSET E GEOGRAFIE

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