Automotive, domanda ancora debole e scenario incerto
Il mercato americano rimane cauto, condizionato dai prezzi - L’Europa resta sotto pressione
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L’industria dell’auto si prepara ad affrontare un altro anno pieno di venti contrari. Rispetto al 2025, le tensioni sui dazi dovrebbero (ma il condizionale è d’obbligo) allentarsi, ma la domanda resta debole e le prospettive sono ancora caute, con controindicazioni in tutti e tre i mercati globali di riferimento, vale a dire quello Usa, quello europeo e quello cinese. Emerge dall’Outlook 2026 di S&P Global Ratings. «I produttori - spiega Vittoria Ferraris , sector leader automtive Emea di S&P Ratings - mostrano soddisfazione per un accordo migliorativo rispetto alle premesse, ma la capacità di trasferimento del costo aggiuntivo sui prezzi è frenata dall’accessibilità dei consumatori a un mercato inflazionato», in una fase in cui, tra l’altro, le revisioni delle strategie Ev, dopo le correzioni normative decise dalla Casa Bianca, rischia di impattare sulle marginalità e soprattutto sui flussi di cassa. Proprio ieri, a questo proposito, Volkswagen ha annunciato di avere chiuso il 2025 con una liquidità oltre le previsioni, grazie al rinvio di progetti e investimenti legati alla revisione strategica.Il flusso di cassa del settore auto è stato di 6 miliardi, superando il pareggio inizialmente previsto. Questo incremento ha portato la liquidità netta a oltre 34 miliardi, rispetto ai circa 30 attesi. Il titolo ha guadagnato il 5,97% a Francoforte.
In Europa, però, secondo S&P, non potrà che aumentare la pressione competitiva, anche a valle della nuova piattaforma di accordo Ue-Cina sui prezzi minimi. Per Ferraris «è sensato, in questa fase, negoziare con i produttori cinesi e cercare di legare il mercato a comportamenti di prezzo regolati». In generale, poi, i vincoli regolamentari per il 2030 sono cambiati solo in modo marginale e continuano a esercitare pressione sui produttori. Il 2026 sarà anche l’anno in cui debutteranno nuovi prodotti in grado di competere sui livelli di prezzo dei cinesi ma, nonostante questo, la convinzione è che la quota di mercato orientale, nel 2025 salita al 7%, crescerà ancora: «nel lungo termine - spiega Ferraris - si prevede un ulteriore aumento verso la doppia cifra». La Cina, infine «resta un mercato impegnativo» anche se, «nella fascia di mercato dove operano le case europee non dovrebbero esserci grossi cambiamenti» spiega Ferraris. La competizione riguarderà invece soprattutto gli operatori cinesi, con pressione sui prezzi e la riduzione dei sussidi, che influenzeranno negativamente la domanda. In generale, per le consegne, l’aspettativa è di un 2026 piatto, ma comunque non in flessione. «Già il 2025 si è chiuso su livelli accettabili, considerando le aspettative - conclude Ferraris -. La stabilità dovrebbe proseguire anche nel 2026, l’unica vera incognita da questo punto di vista è la domanda Usa».


