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Le trattative sono iniziate giorni dopo l’annuncio dei nuovi dazi europei sulle auto elettriche cinesi, che sommati al precedente 10% potranno arrivare fino al 48%. Oggi, a tre settimane di distanza, è atteso il via effettivo al provvedimento da parte della Commissione europea. L’ultimo appello a ripensarci, o perlomeno ad addolcire le misure annunciate, è arrivato ieri dall’associazione dei costruttori automobilistici tedeschi (Vda). I dazi, è il messaggio, danneggerebbero le case occidentali che esportano dalla Cina. Non solo. Il prevedibile aumento dei prezzi metterebbe a repentaglio l’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Infine, arriverebbero le ritorsioni di Pechino.
Secondo la Vda, nel 2023 il valore delle esportazioni di autovetture dalla Germania alla Cina è stato più di tre volte il valore delle importazioni dalla Cina, e il valore delle esportazioni dei fornitori di componenti è stato quattro volte superiore al valore delle importazioni. La Commissione, sostengono i costruttori tedeschi, dovrebbe invece concentrarsi su competitività e accesso alle materie prime per i veicoli elettrici.
La politica dei dazi divide gli economisti tedeschi, secondo un sondaggio Ifo pubblicato ieri. Mentre un terzo di loro ritiene che sia un passo appropriato per contrastare i sussidi cinesi - stimati in 230 miliardi di dollari tra il 2009 e il 2023 dal Center for Strategic and International Studies, think tank con base a Washington - un altro terzo preferirebbe l’assenza totale di dazi per evitare una guerra commerciale. L’11% ha chiesto dazi più bassi, mentre il 6% è favorevole a dazi più alti.
In realtà anche l’Europa, e questa non è una notizia, è divisa. La Germania, nettamente prima per tutte le esportazioni verso la Cina (97,3 miliardi nel 2023), spinge per un negoziato. Francia, Italia e Spagna (40% della popolazione Ue) sono a favore di misure più decise. Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda e Polonia stanno ancora dibattendo la questione, secondo fonti ufficiali e governative, mentre il Belgio ha un governo ad interim e i Paesi Bassi hanno formato un governo solo questa settimana. I dazi, che dovrebbero essere finalizzati a novembre, verrebbero bloccati se una «maggioranza qualificata» di almeno 15 Paesi, rappresentanti il 65% della popolazione dell’Unione, votasse contro.
La Commissione afferma che l’obiettivo dell’inasprimento dei dazi è creare condizioni di parità, non escludere i produttori automobilistici del Dragone (oggi al 6% del mercato, meno di 20 miliardi di euro, ottava voce tra i beni importati in Europa). Effetto che in teoria potrebbero avere le tariffe doganali di oltre il 100% previste dagli Stati Uniti e che i cinesi si stanno preparando ad aggirare, peraltro, andando a produrre batterie e componenti per automobili in Marocco, paese che gode di un accordo di libero scambio con gli Usa.