Ascopiave: M&A e aste sul gas L’obiettivo 60% dell’Ebitda da attività regolate
di Vittorio Carlini
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Chiudere positivamente la trattativa per l’aggregazioe con Aeb-Gelsia. Inoltre: partecipare, con adeguate offerte, alle gare sugli Ambiti territoriali minimi del gas (Atem). Ancora: spingere i ricavi da vendita di commodity azzurra ed elettricità. Sono tra le priorità di Ascopiave a sostegno del business.
L’attività, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 è stata contraddistinta da ricavi e redditività in rialzo. Il fatturato, soprattutto grazie ai maggiori volumi di gas venduto, si è assestato a 199,5 milioni in aumento del 9,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. L’Ebit, dal canto suo, è arrivato a 31,1 milioni a fronte dei 30,3 milioni di un anno prima.
Al di là, però, dei numeri di conto economico il risparmiatore è interessato a conoscere le strategie di sviluppo aziendali. Tra queste, per l’appunto, c’è il focus sui ricavi da vendita. Qui il gruppo, con riferimento alle attività consolidate, ha attualmente circa 700.000 clienti nel gas e intorno a 60.000 nell’elettricità. L’obiettivo, da una parte, è mantenere gli attuali livelli numerici nel comparto della commodity azzurra; e, dall’altra, di crescere a doppia cifra annua sul fronte dei Mega Watt. Già, ma in che modo concretizzare i target indicati? Riguardo ai nuovi utenti di energia elettrica, la cui dinamica attuale per Ascopiave è in linea con l’obiettivo, gioca un ruolo importante il cosiddetto «dual fuel». Cioè: si propone la vendita dell’elettricità a chi ha già il contratto del gas (e viceversa). Non solo. Si punta anche sull’offerta di servizi a valore aggiunto. Ad esempio: piani di efficienza energetica (in particolare alla clientela non domestica). Le strategie indicate, ovviamente, sono ricomprese nella crescita organica. L’utility del Nord Est, tuttavia, scommette anche, e soprattutto, sulle operazioni straordinarie. Un M&A i cui potenziali target hanno, in linea di massima, le seguenti caratteristiche: sono localizzati nel Nord Italia e vantano fino a 150.000 clienti. Inoltre, se possibile, si tratta di realtà che risultano dalla separazione da attività di distribuzione. In quest’ipotesi, infatti, la loro clientela di norma è caratterizzata da un maggiore grado di fidelizzazione.
A fronte di un simile contesto il risparmiatore esprime, però, un dubbio. Il timore è che la non elevata notorietà dei marchi del gruppo possa limitare lo sviluppo. Ascopiave non condivide il timore. In primis, è l’indicazione, la crescita è programmata in aree, ad esempio la Lombardia, dove il brand è noto. Inoltre, come mostra quanto realizzato con le società acquisite nel recente passato, il marchio del gruppo acquisito viene mantenuto. Il che, a detta dell’azienda, consente di non rescindere quel legame con il territorio utile a sviluppare le vendite. In conclusione Ascopiave non vede alcun particolare problema sotto questo aspetto.
Fin qui alcune considerazioni sul business della vendita. L’utility tuttavia è focalizzata in particolare sulla crescita nella distribuzione del gas. Su questo fronte è utile ricordare che, a fine del 2016, l’Ebitda del gruppo era così diviso: per il 36,8% era generato dalla distribuzione mentre il rimanente 63,2% è appannaggio della vendita. La ripartizione, a ben vedere, è un po’ eccezionale: nel 2015, infatti, la distribuzione valeva il 44,2% del Mol. Ciò detto Ascopiave punta ad aumentare il peso del business legato alla rete. L’obiettivo, fermo restando la volontà di crescere in entrambe le aree, è di arrivare ad un’incidenza della distribuzione sull’Ebitda intorno al 60%. Il tempo previsto per centrare il target? Quello della conclusione (positiva) delle gare sugli Atem del gas cui l’utility ha deciso di prendere parte.


