Big Tech

Arriva iPhone 17: Apple si smarca dalla Cina (ma si lega all’India)

Sarà il primo telefono del gigante di Cupertino ad essere assemblato fuori dagli stabilimenti cinesi. Ma incombono l’incognita dazi e le tensioni nell’area

di Biagio Simonetta

Il logo di Apple in questa illustrazione del 25 agosto 2025. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione

3' di lettura

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A vederla oggi, la domanda più ricorrente è questa: chissà se Tim Cook, in piena emergenza Covid, avrebbe scelto comunque l’India come patria dei nuovi iPhone. La risposta, chiaramente, non possiamo saperla. Ma un eventuale pentimento del ceo di Apple rimane fra le ipotesi più accreditate. Perché oggi, alla vigilia del lancio di iPhone 17 (data di arrivo ufficiale, 9 settembre prossimo), questa serie del telefono Made in Cupertino sembra avere un valore geopolitico enorme. Ricco di novità e imprevisti. Soprattutto a causa dei pessimi rapporti commerciali fra Stati Uniti e India, con Trump che ha imposto dazi del 50%.

Facciamo un passo indietro, perché la strada indiana di Apple è stata tracciata molti anni fa, e rientra nella strategia “China‑plus” che Apple insegue sin dal 2016, quando il ceo, Tim Cook, incontrò il primo ministro Modi. Una strategia che ha portato l’India a rappresentare fino al 14 % della produzione globale di iPhone, fino ai modelli della famiglia 16.

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Il primo esperimento risale al 2017, quando il gigante californiano affida a Wistron, un produttore a contratto taiwanese, la produzione del modello iPhone SE a Bengaluru (la capitale dello stato indiano meridionale di Karnataka). All’inizio, come detto, è più che altro un esperimento su scala ridotta, pensato per il mercato indiano e per adeguarsi ai requisiti locali, come la quota del 30 % di componenti di origine indiana.

La spia rossa, quella che dà a Tim Cook qualcosa di più grande di una semplice idea, arriva poi col Covid. Mentre l’epidemia morde le città cinesi, Xi Jinping impone misure senza precedenti. Si fermano anche le fabbriche. E la produzione di iPhone (fino ad all’ora totalmente cinese) si blocca, creando non pochi problemi ad Apple.

Da lì la convinzione di un piano B. Un piano chiamato India, pensato anche per evitare la trappola geopolitica, considerati i rapporti sempre più tesi fra Washington e Pechino. Proprio nel 2020 Apple porta in India la prima produzione di modelli premium, avviando l’assemblaggio dell’iPhone 11 presso una struttura di Foxconn vicino a Chennai, segnando un passo significativo verso una maggior autonomia produttiva del Paese dell’Asia meridionale. Da lì, un pezzo alla volta, gli iPhone iniziano a parlare sempre più indiano.

Ma è col modello in arrivo nei prossimi giorni che questo processo si potrà dire concluso. Perché le fonti più qualificate del settore, l’intera famiglia di iPhone 17 sarà prodotta in India. Se non altro quelli prodotti per il mercato americano.

I 5 modelli in arrivo (classico, Plus, Air, Pro e Pro Max) usciranno tutti dagli stabilimenti indiani, grazie all’espansione della produzione in cinque impianti, tra cui due di recente apertura gestiti da Foxconn (vicino all’aeroporto di Bengaluru) e Tata (a Hosur, Tamil Nadu). Una notizia che segna un passaggio storico per Apple. Ma che arriva anche mentre Donald Trump impone dazi pesantissimi proprio all’India.

Va detto che al momento, gli iPhone assemblati in India restano esenti dalle tariffe USA (a differenza di quelli cinesi), perché appartengono a una categoria per ora esente. Ma la maggior parte delle componenti per l’assemblaggio continua a essere prodotte in Cina e poi trasportate in India per il montaggio finale.

Il puzzle, insomma, è piuttosto arzigogolato. E scopriremo quanto gli eventuali dazi hanno impattato su Apple solo all’ufficializzazione dei prezzi dei nuovi modelli.

Il fattore indiano, però, è ormai chiaramente centrale per Apple. Tanto che tra aprile e luglio 2025 l’India ha esportato iPhone per un valore di circa 7,5 miliardi di dollari, quasi la metà del totale dell’anno precedente. E Reuters sottolinea che Apple prevede di aumentare la sua capacità produttiva in India da oltre 40 milioni a circa 60 milioni di unità all’anno, con buona parte destinata all’export, soprattutto verso gli Stati Uniti.

In tutto questo, l’investimento di Foxconn in un impianto da 2,8 miliardi di dollari a Devanahalli (Bengaluru) rappresenta il secondo più grande impianto fuori dalla Cina e testimonia l’impegno crescente in India di Apple (che è uno dei clienti principali di Foxconn), anche grazie a incentivi statali. Ma ci sarà da osservare attentamente la reazione cinese. Negli scorsi giorni, Pechino ha ordinato il richiamo di oltre 300 ingegneri dalle fabbriche indiane di Foxconn, limitando il trasferimento di competenze tecnologiche e sottolineando le tensioni nell’area. Anche in questo caso, nel mezzo c’è Apple.

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