Lettera al risparmiatore

Apple, non solo iPhone: più ricavi da servizi. In Borsa il titolo è caro

Il business, più diversificato, cresce. La minima differenza con le stime di mercato, soprattutto nell’intelligenza artificiale, rende le azioni volatili

di Vittorio Carlini

(REUTERS/Dado Ruvic)

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Nei documenti contabili c’è sempre qualche spunto più interessante degli altri. Così è anche per il bilancio 2023-2024 di Apple.

Il mondo dei servizi

Il colosso hi tech di Cupertino riporta l’andamento del business per segmenti geografici. Ebbene: sia nelle Americhe (167,04 miliardi di dollari di ricavi) che in Europa (101,3 miliardi) la società indica che la spinta all’attività è arrivata anche, e soprattutto, dalle più alte vendite nei servizi. Un andamento che si riscontra nella stessa zona denominata Resto dell’Asia (ex Grande Cina e Giappone) che è valsa 30,6 miliardi di fatturato. In altre parole: su circa il 76% dell’intero business annuale, i servizi hanno recitato un ruolo primario. Tanto che non stupisce il trend dell’ultimo trimestre. Nel quarter -appena concluso - i medesimi servizi sono saliti del 12% a 25 miliardi. Insomma: la Casa della Mela morsicata, concretamente e in sintonia con quanto il mercato chiede, va realizzando la diversificazione del business.

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Le serie storiche

La sempre maggiore articolazione, peraltro, è visibile anche sul lungo periodo. Secondo il terminale Bloomberg, nel 2016-2017 i services valevano il 14,3% del giro d’affari. Successivamente, passando per il 19,6% del 2019 - 2020, l’incidenza dell’area - cui si riconducono tra gli altri pubblicità, cloud, Apple+ ed Apple Pay - è salita al 22,2% nello scorso esercizio fiscale. Poi, nel 2023-2024, il peso dei servizi è arrivato al 24,6% (75,4% i prodotti).

Si tratta di una dinamica importante anche perché -deve essere ricordato - il Gross margin dei services è più alto di quello dei products. Era il 71,7% nel 2021-2022 (36,3% la redditività lorda dei prodotti). Nell’anno fiscale successivo si è assestato al 70,8% (36,5%) mentre lo scorso esercizio è salito al 73,9% (37,2%). In altre parole: la maggiore articolazione dell’attività è nei numeri. Il che, da una parte, rende il business meno rischioso e iPhone-dipendente; e, dall’altra, permette un maggiore incremento della redditività. Il mercato, però, pare non tenere troppo in considerazione le condizioni descritte.Almeno, nel breve periodo.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Trimestrali e mercati

La riprova? Arriva dall’ultima trimestrale e dalla reazione di Wall Street alla medesima. Il big hi tech ha riportato ricavi e profitti netti in rialzo (senza contabilizzare l’onere fiscale una tantum per la condanna Ue sugli aiuti di Stato in Europa). La prima riga di conto economico è risultata di 94,9 miliardi, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2022-23. In espansione lo stesso Gross margin a 43,88 miliardi (erano stati 40,4 un anno prima). L’utile netto, per l’appunto, ha frenato. Il profitto per azione diluito (Eps) è stato di 0,97 dollari contro l’1,46 del quarto “quarter” dell’anno precedente. Sennonché, al netto della posta fiscale di 10,2 miliardi, l’Eps diluited - ha indicato in direttore finanziario Luca Maestri - sarebbe stato di 1,64 dollari (+12% anno su anno).

Non solo. I numeri del colosso tecnologico sono tutti maggiori delle stime di consensus. Wall Street, ad esempio, aveva previsto ricavi per 94,5 miliardi (inferiori a quanto raggiunto dall’azienda).

Ciononostante, nelle due sedute successive alla pubblicazione del bilancio il titolo in Borsa ha ceduto complessivamente l’1,47%. Il che pare un paradosso. La contraddizione è stata - da diversi esperti -giustificata in vari modi. Il primo, più immediato, riguarda le guidance di Apple sul trimestre in corso. La società prevede un incremento del fatturato compreso tra la bassa e media singola cifra percentuale. Il margine lordo, dal canto suo, dovrebbe assestarsi tra il 46 e 47%. Si tratta di indicazioni -spiegano alcuni esperti - piuttosto deboli. Linee guida le quali, mostrando come il business non paia mantenere la velocità di crociera attesa anche in scia all’Intelligenza artificiale (Ia), hanno giustificato lo storcere il naso della Borsa.

RICAVI PER AREE GEOGRAFICHE

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Il super ciclo dell’Intelligenza artificiale

Altra causa del disappunto degli operatori riguarda proprio l’Artificial intelligence (Ai). Il ragionamento di vari esperti è il seguente. Apple, da quando è esplosa l’attenzione dei media sulla nuova tecnologia, avrebbe tenuto un basso profilo. Come se - sottolineano gli analisti - l’azienda fosse in ritardo su questo fronte. In giugno il gruppo - che invece sembra volere apparire non in ritardo ma prudente sul tema- ha presentato Apple Intelligence. Cioè: un programma- detto in parole semplici - il quale, da un lato, punta a combinare i modelli generativi di Ia con prodotti e servizi; e che, dall’altro, vuole continuare a garantire la privacy degli utenti privati anche quando c’è di mezzo l’Ai (la tutela dei dati da sempre è un atout dell’ecosistema di Apple). Ebbene: la “contaminazione” delle soluzioni della Casa della Mela morsicata, ad opera dell’Ai, via via prende piede. Ad esempio: l’iPhone 16, presentato ad inizio settembre, da fine ottobre vede operativo l’atteso aggiornamento del software “addizionato” con l’Intelligenza artificiale (in America). Inoltre, il treno dell’Ia ha fatto salire in carrozza l’assistente virtuale Siri, e gli stessi iPad e Mac. E, allora, come mai la delusione del mercato? Perché è mancato il cosiddetto effetto “wow”. La sorpresa che illumina le menti dei bimbi, dei “tecno-addicted” e -spesso - dei listini. Un contesto il quale, unito alla descritta previsione sul primo trimestre del 2024-2025, ha agevolato l’idea di qualche ritardo e le vendite in Borsa.

BUSINESS E SEGMENTI OPERATIVI

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Sennonché, la reazione non sembra appropriata. Soprattutto, rispetto ai fondamentali. Il risparmiatore fai-da-te, evidentemente, volge lo sguardo verso la dinamica del business. Il gruppo, da punto di vista dei segmenti, divide l’attività in 5 categorie: iPhone, Mac (pc basati sul sistema operativo macOs), iPad (i tablet basati su iPadOs), Weareables, Home and accessories (dagli Apple Watch agli AirPods fino alla Apple Tv) e i Servizi. Ebbene: il melafonino, riguardo all’anno fiscale appena concluso, ha riportato nei primi tre trimestri - vendite - su base sequenziale - sempre in calo. Nell’ultimo quarter, invece, c’è stata l’inversione di tendenza. I ricavi dello smartphone sono saliti a 46,2 miliardi (erano stati 39,3 nel terzo trimestre). Vero! Sull’intero esercizio il fatturato del segmento è piatto. Inoltre - seppure la società rimarchi la ripresa del business in Cina- rimane la debolezza legata all’ex Regno di Mezzo a seguito della concorrenza dei prodotti locali. Ciò detto, tuttavia, la frenata della discesa è innegabile. In rialzo, dal canto suo, il mondo del Mac, dove il giro d’affari del 2023-2024 risulta in espansione del 2%. Fatturato in contrazione, invece- sempre su intero esercizio fiscale -, per gli stessi iPad (-6%) e Wearable, Home and accessories (-7%). Anche su questo duplice fronte e nell’ultimo trimestre, però, da una parte Apple Watch & co sono risaliti; e, dall’altra, i tablet hanno limitato la discesa. Cioè: Apple, nell’ultimo trimestre, ha mostrato solidità sul fronte del business. Con l’Ia, seppure non in maniera così evidente, che sta dando i frutti.

LA LIQUIDITÀ

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La quotazione in Borsa

Sarebbe stato quindi logico - dicono alcuni esperti - una differente reazione con riferimento ai fondamentali. Il movimento ribassista, tuttavia, trova una razionalità nel momento in cui questo non viene considerato solo quale valutazione dei risultati del quarter, bensì è inserito nel più ampio contesto delle quotazioni di Apple. La Casa della Mela morsicata, secondo il terminale Bloomberg e al 5/11/2024, vanta un P/e prospettico 2024-2025 di 30,7. Il multiplo, seppure non sui livelli massimi dal 2011-2012, si colloca nella parte alta della forchetta dell’arco temporale indicato. Simile il discorso per l’Ev/Ebitda. Di più. A detta di Seeking Alpha, al 7/11/2024, il Peg non GAAP prospettico è di 3,03 volte a fronte dell’1,9 della mediana del settore di riferimento. Certo! Un singolo numero non racconta tutta la storia. E, però, anche altri indicatori (dal Price to Sales fino al Price to Book) sono ben oltre quelli del comparto. Ecco, quindi, la motivazione delle dinamiche in Borsa. Con un titolo non a sconto, ogni minima differenza tra dati, guidance e le attese del mercato può dare il «la» alle vendite. Come la stessa percezione - giusta o sbagliata -di non essere finora nella prima classe del convoglio dell’Ai, può indurre delle vendite. Le quali, in ipotesi, possono rientrare più sul lungo periodo. Il risparmiatore fai-da-te deve, quindi, porre molta attenzione e maneggiare la materia in oggetto con prudenza.

FOCUS
Spese operative

Nell’ultimo esercizio del 2023-2024, le spese operative totali sono state 14,3 miliardi di dollari. Si tratta di un valore che si confronta con i 13,46 miliardi fatti segnare un anno prima dalla società.

L’andamento del titolo

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