Lettera al risparmiatore

Anima pronta al risiko del risparmio gestito. Caccia a nuove partnership nella distribuzione

Il gruppo, in scia alle fusioni bancarie, è pronto al consolidamento nel risparmio gestito. L’ M&A degli istituti di credito incide sugli accordi nella distribuzione. La società dice che le garanzie contrattuali limitano i rischi

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Diversificare il business negli asset alternativi. Poi: essere pronti a cogliere le opportunità nel consolidamento del risparmio gestito. Ancora: spingere per realizzare nuove partnership sul fronte della distribuzione. Sono alcuni dei punti della strategia di Anima Holding a sostegno dell’attività.

Gli asset alternativi

Già, l’attività. Quest’ultima, analogamente a quella di tutti gli istituti finanziari, deve fare i conti, da un lato, con i tassi del reddito fisso a zero (se non negativi); e, dall’altro, con la richiesta di rendimento, attraverso titoli non troppo rischiosi, da parte della clientela (soprattutto istituzionale). Un contesto in cui Anima, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, scommette, per l’appunto, sulla diversificazione. In particolare, con gli asset alternativi. Così, a inizio gennaio, il gruppo ha annunciato il primo closing del primo fondo “alternative”. Un prodotto che investirà in strumenti di debito e per circa il 20% in partecipazioni di minoranza in Pmi.

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NOVE MESI AL CONFRONTO

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La strategia

Compiuto il primo passo, ne verranno degli altri. La volontà, nel 2021, è di riuscire a lanciare ulteriori fondi, sempre di “private debt”. Soluzioni che potranno guardare a settori quali le infrastrutture o l’immobiliare. Non solo. Anima pensa a prodotti di “diversified debt”. Cioè: fondi più semplici (“plain vanilla”) che investano in strumenti diversificati di debito privato, escludendo però quelli maggiormente rischiosi (ad esempio le tranche “mezzanino”).

LA DINAMICA DELLE COMMISSIONI NETTE

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Ci sarà spazio anche per soluzioni nel private equity? La risposta è positiva, seppure queste arriveranno in un secondo momento. In generale, comunque, l’obiettivo di Anima è raggiungere, nel medio periodo, tra 2 e 3 miliardi di masse in gestione negli asset alternativi. Il target, per essere centrato, richiederà l’assunzione di team esperti nei settori indicati. Vale a dire: il gruppo, lungo il cammino della diversificazione, dovrà portarsi in casa il know how per potere espandersi negli “alternative asset”

Il risiko in Italia…

Ma non è solo una questione di diversificazione. C’è anche il tema del consolidamento del risparmio gestito. Qui Anima è pronta a recitare un ruolo da protagonista. L’interesse, in generale, è per aggregazioni di carattere industriale che le consentano di aumentare le sue dimensioni. Quello del risparmio gestito è un business (anche) di volumi, rispetto al quale è importate sfruttare la leva operativa. Le sue mosse in Italia, a ben vedere, dovrebbero essere conseguenti alle prospettate aggregazioni bancarie. Cioè: gli eventuali matrimoni, in ipotesi tra Banco Bpm e Bper, avranno effetti sulle società del risparmio gestito. Un esempio? Lo offre Arca sgr. Questa, seppure Anima affermi che rebus sic stantibus c’è nulla di concreto, è dal mercato indicata come possibile sposa in un’eventuale operazione con la stesso Anima.

LE MASSE IN GESTIONE

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...e Oltreconfine

Al di là del mercato domestico, è possibile l’espansione all’estero? Anima non nasconde l’interesse per realtà straniere. Ma questo è un progetto più di medio periodo. Il focus, proprio perché in Italia è in atto il consolidamento degli istituti di credito, rimane ad oggi sul mercato interno. Un’attenzione per l’eventuale shopping rispetto al quale il gruppo del risparmio gestito indica stand alone di potere mettere sul piatto, senza ricorrere ad aumenti di capitale, tra 300 e 400 milioni. Una somma che implicherebbe un “Net debt to Ebitda” comunque inferiore a 2,5 volte. Cioè: un valore che Anima considera di assoluta tranquillità.

Tutto semplice come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea un aspetto. Anima non ha una rete distributiva propria ma utilizza quelle di istituzioni terze. Ebbene: il consolidamento bancario in atto può portare alla riduzione di questo canale. Ad esempio perché le filiali che si sovrappongono vengono chiuse. In altre parole c’è il rischio di un impatto sul business aziendale. Il gruppo, pure consapevole della situazione, smorza i timori. Dapprima, viene ricordato, tutte le partnership strategiche nel retail, che sono di lunga durata, rimangono in essere anche se, a causa dell’eventuale M&A, cambia il soggetto che controlla l’azienda controparte. Inoltre, aggiunge sempre Anima, i contratti sono contraddistinti da clausole che tutelano il business del gruppo. Basta pensare, ad esempio, a quelle che garantiscono una quota minima per la distribuzione dei suoi prodotti. Ciò detto, però, la partnership con Mps non prevede una simile garanzia. Vero, afferma la società che tuttavia, pur non volendo commentare alcun rumor, sottolinea come l’ipotesi di M&A dell’istituto senese potrebbe riguardare una realtà che non ha la fabbrica prodotto. Il che costituirebbe un punto di forza per Anima nella ridiscussione dell’accordo. Al di là di ciò, e più in generale, la società precisa che eventuali rinnovi delle partnership non costituiscono necessariamente un “downsize”. Anzi! Il gruppo afferma il contrario: sono per lei delle opportunità di crescita, da cogliere.

IL DEBITO FINANZIARIO NETTO

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Nuove intese

Fin qui alcune suggestioni rispetto ad asset alternativi, l’M&A e le partnership in essere. Il gruppo indipendente del risparmio gestito, però, ha un’altra priorità: spingere per aumentare le partnership strategiche. Su questo fronte la società sta valutando diversi dossier riferiti a banche di medie-piccole dimensioni. Realtà sia del Nord Italia che del Sud della Penisola. E che, in linea di massima, sono operatori finanziariamente sostenibili. Insomma: l'obiettivo è ampliare le reti con cui collaborare e distribuire i propri prodotti finanziari.

Il nodo della liquidità

Quei prodotti che, nell’attuale contesto socio-economico, giocoforza affrontano difficoltà aggiuntive. In Italia la liquidità parcheggiata sui conti correnti, a causa delle preoccupazioni per il futuro, è aumentata molto. Un contesto in cui, è il timore del risparmiatore, diventa difficile trasformarla in masse amministrate o gestite. Per l’intera industria del settore, Anima compresa. La società, pure conscia del contesto, invita ad un’analisi più approfondita. In primis, viene spiegato, proprio perché c'è un eccesso, la liquidita, nell’auspicabile momento in cui la situazione migliorerà, potrà più facilmente essere convertita in “Asset under Management” o “Under Administration”. Inoltre, aggiunge Anima, la diversificazione negli asset alternativi può iniziare a sostenere il business anche in questi difficili contesti. Infine il gruppo rimarca la spinta su prodotti, quali quelli ad accumulo, che da un lato consentono, seppure con le maggiori tutele dovute alla clientela retail, l’esposizione ad asset più rischiosi; e dall’altro, proprio perché garantiscono maggiore rendimento, possono aiutare ad attrarre maggiori masse nel gestito.

«Net new money»

Infine la raccolta. Alla fine del 2020 il “Net new money”, senza considerare le deleghe assicurative di Ramo I, si è assestato a 638 milioni, in rialzo rispetto ai 340 dell’anno precedente. Nel complesso il totale delle masse gestite è arrivato a 194,32 miliardi.

La dinamica in sé, anche considerando il contesto di mercato, deve considerarsi positiva. Più nel particolare, tuttavia, c’è un elemento che fa storcere il naso: la debolezza della raccolta retail. Rispetto a questo tema Anima, ricordando che comunque quella istituzionale ha più che controbilanciato il calo retail, sottolinea in primis che ci sono segnali di miglioramento. Inoltre la società ribadisce che le indicate strategie (ad esempio di prodotto), unitamente all’auspicabile miglioramento economico-sanitario, potranno risollevare la stessa raccolta retail.

Ciò detto quali allora le prospettive sul 2020? Anima indica che l’utile netto è previsto qualcosa meglio rispetto a quello del 2019. Vale a dire superiore a 145,8 milioni. Il rosso della Posizione finanziaria netta, dal canto suo, dovrebbe essere in riduzione rispetto al valore contabilizzato il 30 settembre scorso.

DOMANDE & RISPOSTE

D: Nei primi nove mesi del 2020 Anima è stata contraddistinta da ricavi e redditività in rialzo. La prima riga di bilancio è salita del 5% mentre l’utile netto è in rialzo a 103,3 milioni (135 milioni quello rettificato). Al di là di ciò il risparmiatore esprime un dubbio sul calo delle commissioni nette di performance contabilizzato al 30 settembre scorso...

R: Il gruppo non condivide la proeccupazione. L’andamento, viene spiegato, è l'effetto di variabili esogene. In questo caso, da una parte, c'è la dinamica dei mercati che, al di là di quelli statunitensi, nei primi nove mesi viaggiavano (ad esempio in Europa) ancora a livelli inferiori rispetto ai valori di prima dello scoppio della pandemia; e, dall’altra, c’è l’impatto del calo della raccolta retail (più redditizia di quella istituzionale). Al di là di ciò il gruppo indipendente del risparmio gestito sottolinea che, nella parte finale del 2019, i mercati sono comunque migliorati. Non solo. La società rammenta anche le strategie di prodotto per sostenere la raccolta retail.

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