Anima pronta al risiko del risparmio gestito. Caccia a nuove partnership nella distribuzione
Il gruppo, in scia alle fusioni bancarie, è pronto al consolidamento nel risparmio gestito. L’ M&A degli istituti di credito incide sugli accordi nella distribuzione. La società dice che le garanzie contrattuali limitano i rischi
di Vittorio Carlini
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Diversificare il business negli asset alternativi. Poi: essere pronti a cogliere le opportunità nel consolidamento del risparmio gestito. Ancora: spingere per realizzare nuove partnership sul fronte della distribuzione. Sono alcuni dei punti della strategia di Anima Holding a sostegno dell’attività.
Gli asset alternativi
Già, l’attività. Quest’ultima, analogamente a quella di tutti gli istituti finanziari, deve fare i conti, da un lato, con i tassi del reddito fisso a zero (se non negativi); e, dall’altro, con la richiesta di rendimento, attraverso titoli non troppo rischiosi, da parte della clientela (soprattutto istituzionale). Un contesto in cui Anima, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, scommette, per l’appunto, sulla diversificazione. In particolare, con gli asset alternativi. Così, a inizio gennaio, il gruppo ha annunciato il primo closing del primo fondo “alternative”. Un prodotto che investirà in strumenti di debito e per circa il 20% in partecipazioni di minoranza in Pmi.
La strategia
Compiuto il primo passo, ne verranno degli altri. La volontà, nel 2021, è di riuscire a lanciare ulteriori fondi, sempre di “private debt”. Soluzioni che potranno guardare a settori quali le infrastrutture o l’immobiliare. Non solo. Anima pensa a prodotti di “diversified debt”. Cioè: fondi più semplici (“plain vanilla”) che investano in strumenti diversificati di debito privato, escludendo però quelli maggiormente rischiosi (ad esempio le tranche “mezzanino”).
Ci sarà spazio anche per soluzioni nel private equity? La risposta è positiva, seppure queste arriveranno in un secondo momento. In generale, comunque, l’obiettivo di Anima è raggiungere, nel medio periodo, tra 2 e 3 miliardi di masse in gestione negli asset alternativi. Il target, per essere centrato, richiederà l’assunzione di team esperti nei settori indicati. Vale a dire: il gruppo, lungo il cammino della diversificazione, dovrà portarsi in casa il know how per potere espandersi negli “alternative asset”
Il risiko in Italia…
Ma non è solo una questione di diversificazione. C’è anche il tema del consolidamento del risparmio gestito. Qui Anima è pronta a recitare un ruolo da protagonista. L’interesse, in generale, è per aggregazioni di carattere industriale che le consentano di aumentare le sue dimensioni. Quello del risparmio gestito è un business (anche) di volumi, rispetto al quale è importate sfruttare la leva operativa. Le sue mosse in Italia, a ben vedere, dovrebbero essere conseguenti alle prospettate aggregazioni bancarie. Cioè: gli eventuali matrimoni, in ipotesi tra Banco Bpm e Bper, avranno effetti sulle società del risparmio gestito. Un esempio? Lo offre Arca sgr. Questa, seppure Anima affermi che rebus sic stantibus c’è nulla di concreto, è dal mercato indicata come possibile sposa in un’eventuale operazione con la stesso Anima.


