Quanto alle banche, gli ultimi mesi hanno mostrato che proprio l’elevata esposizione in Treasury ha innescato problemi di liquidità, a causa della svalutazione degli stessi dopo il violento rialzo dei tassi attuato dalla Fed (da 0 al 5,25% in 10 mesi). Quindi, in particolar modo dalle banche regionali, non c’è da aspettarsi che si scapiccolino per acquistare le nuove emissioni. Qualora la fetta più grande vada ai privati, famiglie e imprese, equivarrebbe a una sorta di “fuga dai depositi” perché a quel punto la liquidità in conto corrente verrebbe trasformata in titoli di Stato. E questo metterebbe a dura prova le riserve delle banche.
I fondi monetari, poi, ultimamente stanno utilizzando molto il mercato interbancario dei “reverse repo” che garantisce elevati interessi in cambio del parcheggio a breve scadenza della liquidità. Inoltre, questi fondi acquistano prevalentemente titoli a breve durata, quindi molto dipenderà dalla duration che sceglierà il Tesoro per finanziarsi. Quindi è poco probabile che essi si facciano carico del nuovo debito che verrebbe sbloccato da un accordo.
In ogni caso, da qualsiasi prospettiva la si guardi, lo scenario più probabile è che il debito venga acquistato da banche o privati, con conseguente riduzione delle riserve bancarie e, a cascata, della liquidità in circolazione che, come visto, è manna per il mercato azionario. Ecco perché gli analisti sono pessimisti. Alcuni evocano il -15% accusato dall’indice S&P 500 a partire dal 1 agosto del 2011, giorno in cui fu trovato un accordo sul debito dopo una trattativa estenuante per certi versi paragonabile allo scenario attuale.
«Stiamo passando dal vento favorevole delle banche centrale globali negli ultimi sei mesi a un significativo vento contrario - spiega Matt King, analista di Citi -. Quello che è importante monitorare in questa fase sono le riserve perché dovrebbero diminuire. Per questo motivo in questo momento lo scenario base per i mercati diventa quello di un’avversione al rischio».
Riserve bancarie e liquidità globale saranno le parole chiave della seconda metà dell’anno. Dati alla mano, questa massa monetaria che spesso aiuta i mercati sta già scendendo. Da aprile la liquidità aggregata delle prime cinque banche centrali al mondo (Fed, Bce, BoE, BoJ e People’s Bank of China) è diminuita di 2mila miliardi di dollari, da 91.500 a 89.500 miliardi. Gli investitori prendano appunti perché a questo giro i mercati dovranno imparare a camminare senza aiuti.