Amplifon, Cina nuova frontiera. Dall’M&A la spinta al business
L’obiettivo del gruppo è arrivare a generare, nel lungo periodo, intorno al 10% dei ricavi nel Paese del Dragone. Il nodo dei dazi: la società ribatte che acquista la tecnologia negli stessi mercati dove vende i suoi prodotti
di Vittorio Carlini
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Espandere la propria attività in Cina e proseguire nell’integrazione della società spagnola Gaes. Inoltre: aumentare la tecnologia e digitalizzazione per le soluzioni auditive. Sono tra le priorità di Amplifon a sostegno del business.
Il gruppo, di recente, ha pubblicato i dati di bilancio. Il primo semestre del 2019 è stato contraddistinto da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato consolidato si è assestato a 832 milioni in rialzo, a cambi costanti, del 25% rispetto allo stesso periodo del 2018 (+26,1% a cambi correnti). Un incremento, oltre all’espansione organica (+4,8%), dovuto in larga parte alle acquisizioni (+20,2%). L’Ebitda ricorrente, dal canto suo, è salito a 141,2 milioni. L’utile netto ricorrente, infine, è di 61,9 milioni (+31,6%).
Cina e nuove frontiere
Di là dai numeri di conto economico l’interesse è per le strategie aziendali. Tra queste le prospettive all’estero. Ebbene al 30 giugno scorso la divisione geografica dei ricavi era la seguente: le aree Emea e America hanno generato rispettivamente il 73 e il 15,9% del fatturato; l’Asia-Pacific, invece, il 10,9%. La fotografia, nel medio periodo, resterà tale? Amplifon, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, risponde positivamente: in linea di massima il peso delle tre macro-regioni non dovrebbe mutare. Ciascuna di esse, è l’indicazione, ha una dinamica che le sostiene. Così l'Europa, mercato più consolidato che prosegue comunque nella crescita, è aiutata dall’M&A. L’America è caratterizzata dalla priorità dell’espansione negli Stati Uniti. Infine nel Lontano Oriente è rilevante la Cina.
Già, la Cina. Il Paese del Dragone è tra i focus aziendali. In quel mercato il gruppo italiano è sbarcato nel novembre del 2018 grazie ad una joint venture, di cui detiene il 51%, con un distributore locale. Le vendite, realizzate attraverso oltre 30 negozi situati essenzialmente in Pechino, sono stimate a fine 2019 a 6-7 milioni. Si tratta di un valore esiguo per un’area che ha interessanti prospettive. Sotto il profilo demografico, ad esempio, è previsto l’invecchiamento di parte della popolazione. Ad oggi gli over 65enni, potenziali destinatari delle protesi auditive, sono circa 125 milioni. Nel 2030 dovrebbero raggiungere il numero di 250 milioni. Inoltre la Cina, nel comparto in oggetto, è ancora frammentata. Di conseguenza le possibilità per chi si muove con un approccio strutturato non sono poche. In un simile contesto Amplifon punta, seppure in modo graduale, ad aumentare la sua presenza. Si guarda alle grandi città oltre Beijing: da Shenzen fino a Shangai. La volontà è incrementare la quota di mercato. Quanto? Nel lungo periodo il gruppo indica che l’obiettivo è arrivare a circa il 10% del fatturato aziendale generato in Cina.



