Lettera al rispamiatore

Amgen gioca le carte dei farmaci anti obesità. Il rischio del caos dazi

Biotech. Con la Borsa attuale i multipli tradizionali possono indurre in errore: essenziale valutare le dichiarazioni del management alla prossima trimestrale

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica) IMAGOECONOMICA

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È stagione di trimestrali al Nasdaq. Anche per Amgen. Il colosso biotech, giovedì prossimo, pubblica i numeri del primo quarter. Gli investitori, da una parte, guarderanno ai dati di consuntivo; e, dall’altra, vorranno capire quali sono le considerazioni del management - sempre che non ci sia riluttanza nel parlare - in merito alle prospettive future. Soprattutto, con riferimento agli eventuali impatti del tira e molla sui dazi ad opera di Donald Trump.

ANNI A CONFRONTO

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Le aspettative

In generale, la media di consensus riportato da SeekingAlpha prevede un giro d’affari di 8,04 miliardi di dollari. L’ Utile per azione (Eps) non GAAP, invece, dovrebbe assestarsi a quota 4,26 dollari (erano stati 3,96 nello stesso periodo del 2024). Proprio rispetto all’Eps, SeekingAlpha riporta che, negli ultimi 16 trimestri, il gruppo è riuscito a battere il consensus 13 volte. Il dato non deve troppo impressionare. Il mercato - nei listini a tutte le latitudini - tende a limare le stime con l’approssimarsi della pubblicazione dei risultati. Nulla di illecito, per carità! Ma il trend in oggetto, agevolando l’azienda nel superare l’asticella, riduce il valore segnaletico delle previsioni. Non solo. Visto il contesto parossistico dovuto alla variabile auto indotta dei dazi, l’attenzione mai come adesso deve, per l’appunto, focalizzarsi sulle indicazioni dell’azienda riguardo al futuro.

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Multipli

Già, le indicazioni dell’azienda. Ma quali i segnali che arrivano dai multipli di Borsa? Il titolo di Amgen ha, secondo il terminale Bloomberg, un rapporto tra prezzo ed utile sul 2025 di 13,47 volte. Il dato è parecchio inferiore al P/e corrente (30,18) e a quello del 2024 (30,08 volte). L’indizio che l’azione e scambiata ad una valutazione prospettica a sconto? La realtà è più complicata. Gli esperti mettono in guardia in merito ad un aspetto: le previsioni sulla redditività del 2025 finora non sono state riviste e difficilmente considerano - ad esempio - il rischio di stagflazione negli Usa. A fronte di ciò, essendo il P/e un rapporto, è molto probabile che la compressione dell’indicatore sia dovuta essenzialmente alla riduzione del numeratore (calo del prezzo). Nel momento in cui ci fosse la rivisitazione del denominatore (l’utile), ecco che, da un lato, il multiplo -ceteris paribus -si allargherebbe; e, dall’altro, il titolo non sembrerebbe più prospetticamente così a sconto.

STORIA DEI RICAVI

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Illusioni numeriche

Insomma: i multipli - nell’attuale volatilità - devono essere compresi ed utilizzati cum grano salis. Il “mantra”, a ben vedere, si coglie con lo stesso “Price to book value”. Quest’ultimo, secondo il terminale Bloomberg, viaggia attualmente sopra le 25 volte. È un numero che - in termini assoluti - ha poco senso, tanto è elevato. Sennonché, bisogna ricordare che Amgen è un’azienda biotech. Cioè: una realtà la quale ha realizzato molteplici acquisizioni che, a loro volta, hanno portato in dote ad Amgen un importante goodwill. Questo, nello specifico, è costituito dall’avviamento delle neo acquisite che comprende, ad esempio, il marchio, la base clienti o la proprietà intellettuale non contabilizzata singolarmente. Simili asset intangibili vengono inseriti nel book value. Quindi - espandendosi il denominatore del rapporto - il multiplo dovrebbe a maggior ragione segnalare che il titolo è caro. In realtà, - attendendosi gli operatori un’importante crescita aziendale proprio in scia all’M&A - il mercato non di rado spinge più che proporzionalmente il numeratore (la quotazione in Borsa della società). È il caso - secondo alcuni esperti - proprio di Amgen. Per cui, basandosi sul “Price to book value”, la realtà dell’azienda potrebbe essere interpretabile in diversi modi. A fronte di ciò, è più sensato volgere lo sguardo in direzione, ad esempio, dei flussi di cassa e della redditività societaria. Voci contabili le quali, evidentemente, riportano il discorso dalle parti dell’andamento del business, del portafoglio prodotti e dei suoi key driver. Quindi, anche alle prossime parole del management riguardo alle prospettive dell’azienda.

LA DINAMICA DEI MARGINI

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Il mondo dell’obesità

In tal senso, una delle maggiori curiosità riguarda i progressi in merito allo sviluppo di MariTide, il farmaco anti - obesità. Il settore - è noto - è in forte espansione e con elevate potenzialità. Secondo Goldman Sachs potrebbe arrivare a valere oltre 100 miliardi di dollari entro il 2030. Così, non stupisce che sia nata una corsa alla produzione dei trattamenti per il dimagrimento. Una gara dove alcuni concorrenti hanno già lanciato sul mercato i loro prodotti. Novo Nordisk è stata spinta, nei conti del 2024, proprio dall’area “obesity care” al cui centro c’è Wegony. La divisione, secondo il terminale Bloomberg, ha generato - al cambio attuale - un giro d’affari di 9,4 miliardi di dollari. Il tutto a fronte dei 6,04 miliardi dell’esercizio precedente. Un film simile è replicato in quel di Eli Lilly. Il gruppo farmaceutico statunitense, sempre nel 2024, ha realizzato un incremento del fatturato anche grazie alla sua molecola di punta (Zepbound) nell’ambito delle cure contro l’obesità. In un simile contesto la scommessa di Amgen è riuscire a conquistarsi uno spazio in un mercato dove - per l’appunto -i concorrenti già vendono i loro prodotti. L’obiettivo è plausibile? I parare degli esperti sono discorsi. Alcuni, rimarcando il fatto che Amgen arriva buona ultima (sono da poco stati avviati studi di fase III per MariTide), dicono che l’azienda potrebbe avere difficoltà a generare un fatturato rilevante nel comparto. Altri, invece, puntano sul fatto che - avendo Amgen un approccio innovativo al tema - la sua soluzione potrà aiutare i pazienti a mantenere la perdita di peso con un numero minore di iniezioni. Così Albion Financial - che possiede il titolo di Amgen - prevede che MariTide potrebbe arrivare a generare un giro d’affari annuo miliardario. Chi ha ragione? Difficile dire. Anche perché il farmaco in oggetto è ancora nella fase di approvazione. Di certo - nuovamente - sarà fondamentale ascoltare cosa il management avrà da dire sul tema in questione.

Il rischio dei dazi

Così come sarà importante cogliere - tra le prevedibili cautele prese al fine di evitare eventuali polemiche con l’attuale amministrazione Usa - le considerazioni in merito al caos dazi imposto da Donald Trump. Qui, deve sottolinearsi, che nel Form 10 K sul 2024 viene indicato come la maggior parte degli impianti di produzione di Amgen sono situati in America. Una condizione la quale, evidentemente, limita non poco il rischio sui farmaci finiti e venduti negli Usa. Al di là di ciò, però, diverse materie prime, reagenti, enzimi, vettori virali, packaging o dispositivi medicali possono essere importati da mercati esteri. Magari da Paesi, quali la Cina, nei cui confronti - descalation o non descalation - lo scontro rimane elevato. Di conseguenza, i maggiori oneri potrebbero impattare il business di Amgen. Certo! Il gruppo - è l’indicazione di alcuni analisti -probabilmente sarebbe in grado di proteggere i margini grazie al rialzo del prezzo finale. E questo perché molti dei suoi farmaci sono più necessari che discrezionali per i pazienti. Ciò detto, però, c’è chi non crede troppo nella leva del pricing. In un report di Deutsche Bank viene rilevato come - il settore pharma in generale - non è detto riesca facilmente a realizzare il passtrough. Ad esempio, a causa di contratti pluriennali caratterizzati da prezzi fissi. Oppure perché la concorrenza dei biosimilari (e altri farmaci simili) rischiano - nel caso di rialzo del prezzo finale da parte di Amgen - di fare perdere ala gruppo quote di mercato. Insomma: la partita - anche perché la situazione sulla strategia delle tariffe è in continua evoluzione - rimane aperta. Di nuovo: sarà - per l’appunto - rilevante ascoltare cosa intenderà fare l’azienda.

I FLUSSI DI CASSA

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Stime sul 2025

Quella società la quale - grazie all’ R&D e al continuo focus sulle aree di Malattie rare, Oncologia, Medicina generale e Malattie infiammatorie - durante la presentazione dei dati sull’ultimo trimestre del 2024 aveva dato le guidance sul 2025. I ricavi sono previsti, a fine dell’esercizio in corso, tra 34,3 e 35,7 miliardi di dollari; l’Utile per azione non GAAP -dal canto suo - è stimato a 20-21,2 dollari. Gli investimenti capitalizzati, infine, dovrebbero arrivare a circa 2,3 miliardi di dollari. Anche qui l’attesa è per eventuali dichiarazioni da parte dell’azienda.

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

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