Lettera al risparmiatore

Amazon ai raggi X: l’intelligenza artificiale aiuta ma i profitti arrivano dal cloud

La nuvola informatica, vera fabbrica dei profitti dell’azienda, ha frenato. Forte la concorrenza e c’è il nodo antitrust

di Vittorio Carlini

(Adobe Stock)

5' di lettura

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Un balzo da 159,3 dollari a 171,8. È il rialzo (+7,8%) del titolo di Amazon nella seduta (2 febbraio) successiva alla pubblicazione dei dati dell’ultima trimestrale. Vero! In seguito (3 febbraio) le azioni hanno ritracciato. E, tuttavia, il mercato ha apprezzato i conti, migliori delle stime, della società fondata da Jeff Bezos. Tra le altre cose gli investitori hanno premiato la salita dei ricavi a 169,9 miliardi di dollari (+14% rispetto al quarto trimestre del 2022). L’incremento è stato spinto, in particolare, dal mondo dell’e-commerce. Questo, va ricordato, è articolato in diverse attività: dalla vendita di prodotti propri ai servizi per la cessione di products di terzi (ad esempio la logistica) fino agli abbonamenti con Amazon prime e la pubblicità. Proprio quest’ultima, unitamente allo shopping via Internet che ha vissuto un record nel periodo delle festività di fine 2023, ha dato un grande contributo all’espansione del giro d’affari. Insomma: l’ecosistema del commercio elettronico di Amazon ha svolto il proprio compito.

ESERCIZI A CONFRONTRO

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La nuvola informatica

Si dirà: bene, la situazione si è sviluppa coerentemente con l’oggetto sociale! In realtà, la dinamica complessiva del business va analizzata più a fondo. In primis perché, come sempre, un singolo trimestre dice poco rispetto all’andamento generale qualsiasi azienda. E, poi, perché il motore della redditività resta l’Amazon web services (Aws). Vale a dire: il cloud computing. Per rendersene conto basta guardare al trend storico della redditività operativa della divisione in oggetto e confrontarlo con le altre aree. Qui, va rimarcato, la società offre una ripartizione particolare del business. Vale a dire: l’operating income - e gli stessi ricavi - sono divisi tra Nord America, International - cui in linea di massima è ricondotto l’e-commerce - e, per l’appunto, Aws. Ebbene, analizzando l’ultimo quinquennio, la redditività della nuvola informatica è costantemente salita ed ha sempre generato la maggiore quota di profitti. Nel 2019 l’utile operativo si è assestato a quota 9,2 miliardi di dollari per, successivamente, passare a 13,5 e 18,5 miliardi rispettivamente nel 2020 e 2021. L’incremento, poi, ha proseguito, arrivando ai 24,6 miliardi dello scorso anno (erano 22,8 nel 2022).

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RICAVI PER DIVISIONI

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Il mondo dell’e-commerce

La dinamica in progressivo aumento non è replicata sul fronte del commercio elettronico. Quest’ultima attività, nel Nord America, ha un operating income che si è mosso - sempre negli ultimi cinque anni - all’interno della forchetta compresa tra il rosso del 2022 (perdita per 2,85 miliardi) e il massimo di 14,8 miliardi raggiunto nell’ultimo esercizio (nel 2019 l’utile operativo era stato di 7,03 miliardi). Debole, da parte sua, il trend nell’area International: con l’eccezione del 2020 (700 milioni di operating income) la divisione in oggetto è sempre stata contraddistinta, dal 2019 ad oggi, da redditività in rosso (-2,6 miliardi la perdita nel 2023). Non solo. Guardando all’ultimo trimestre dell’anno passato, il contesto di fondo - in linea di massima - non muta. Vero! L’utile operativo del Nord America fa segnare un robusto 6,4 miliardi dollari (il che è premiato dal mercato). E, però, Aws rimane il maggiore contributore nell’operating income: 7,1 miliardi. In altre parole: da qualunque angolo visuale ci si ponga, la macchina dei profitti aziendali resta la nuvola informatica.

Sennonché proprio il cloud computing - nel recente passato - ha fatto storcere non poco il naso agli investitori. Perché? Ha pesato il fatto che gli operatori, abituati ad una velocità di marcia elevata, sono rimasto delusi dai tassi di crescita. Soprattutto durante l’ultimo esercizio. Nel 2020 le vendite legate ad Amazon web service erano aumentate del 29%. Successivamente la nuvola informatica targata Amazon è cresciuta del 37 e 29% rispettivamente nel 2021 e 2022. Poi il “declino”: il giro d’affari del cloud computing del 2023 è aumentato solamente del 13,2%. Troppo poco per gli “affamati” investitori. In generale la frenata è stata causata dalla minore spesa delle aziende-clienti in uno scenario di rallentamento economico e possibile recessione. Cioè: le imprese hanno messo in “stand by” gli investimenti sul fronte del cloud computing e alcuni investitori temevano (temono tutt’ora) che Aws potesse (possa) essere impatta - più dei concorrenti - dal fenomeno.

Ciò considerato, tuttavia, vanno sottolineati due aspetti. Il primo riguarda l’ultimo quarter. In particolare: l’operating income dello stesso Aws. Questo è risultato di 7,1 miliardi di dollari, in aumento del 38% rispetto allo stesso periodo del 2022. Vale a dire: la redditività del cloud, nonostante la minore crescita dei ricavi e analogamente a quanto accaduto nel terzo quarter, ha ripreso a marciare velocce. Giusto! Da una parte è troppo presto per cantare vittoria; e, dall’altra, il trend descritto è certamente l’effetto anche del più generale, e complessivo, efficientamento operativo che Amazon ha messo di recente in campo (anche con numerosi licenziamenti). Ciò detto, però, il mercato non si è dispiaciuto per il trend in oggetto.

REDDITIVITÀ E DIVISIONI

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L’Intelligenza artificiale

Inoltre - questo è il secondo aspetto da sottolineare - gli investitori guardano al tema dell’Intelligenza artificiale. L’amministratore delegato di Amazon ha indicato, durante la presentazione dei dati dell’ultima trimestrale, che i ricavi dall’Ai generativa già ammontano «ad un numero piuttosto grande». Sebbene, sia «molto più piccolo di quello che sarà in futuro», quando il giro d’affari legato alla nuova tecnologia «varrà decine di miliardi di dollari». In altre parole: la scommessa è sull’Artificial intelligence.

Già, l’intelligenza artificiale. La narrazione sull’Ai è stata esasperata dal marketing dei big del settore (Amazon compresa). Un eccesso di positività che ha contribuito al balzo dei titoli a Wall Street: negli ultimi 12 mesi le azioni del colosso dell’e-commerce (per i multipli vedere box sotto i grafici) sono passate da 102 a 169 dollari (chiusura al 6/2/2024). A ben vedere, però, gli operatori finora hanno sempre sottolineato come non fosse chiaro in che modo l’Artificial intelligence potesse concretamente aiutare i conti aziendali. Ora, la situazione parebbe cambiare. Al di là delle parole del ceo di Amazon, proprio nell’ultimo trimestre l’Ai generativa ha iniziato a mostrare di potere produrre flussi di cassa. La società fondata da Bezos ha soprattutto nel cloud computing - ecco la centralità di Aws che ritorna - la leva per sfruttare la nuova tecnologia. Certo: l’Ai potrà efficientare lo stesso commercio elettronico. E, tuttavia, molti scommettono che i vantaggi arriveranno con il cloud computing. In primis perché grazie all’Ai aumenta la domanda di potenza di calcolo e di sistemi di allenamento della medesima (ambito dove -attraverso soluzioni quali Aws Trainium - il gruppo è presente). Poi perché la società offre vari servizi per l’Ai: da Amazon Lex (per creare chatbot) ad Amazon Polly (per convertire testo in voce naturale) fino ad Amazon Kendra (service di ricerca che elabora il linguaggio umano). Infine perché ha diverse partnership con aziende specializzate nella Generative Ai.

IL CRUSCOTTO DEL TITOLO

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La concorrenza...

Sennonché un tema da non sottovalutare, su questo fronte, è la concorrenza. Aziende quali Alphabet o Microsoft sono realtà molto rilevanti. In particolare il gruppo fondato da Bill Gates - a detta degli esperti - è tra i meglio posizionati. Da una parte ha avviato l’inserimento dell’Ai nei suoi prodotti; dall’altra, questi sono già ampiamente diffusi nelle famiglie e, soprattutto, nelle imprese. Senza dimenticare, poi, OpenAi. Qui Microsoft è dominus di un progetto che ha dato vita alla ben nota ChatGPT. Una tecnologia la quale sta diventando un vero e proprio eco-sistema tecnologico.

...e il mondo antitrust

Ma non è solo questione di competitor. Ulteriore tema, peraltro comune ad altre big tech, è l’antitrust. Amazon, nel settembre scorso, è stata indagata dalla Federal trade commission statunitense per comportamento monopolistico e contro la concorrenza. Il colosso dell’e-commerce - che di recente ha rinunciato allo shopping in Europa dell’azienda iRobot per il veto dell’antitrust Ue- ha rigettato le accuse, chiedendo in Dicembre ad una Corte federale che l’indagine fosse fatta cadere. Al di là dell’esito della contesa, che secondo gli addetti ai lavori durerà a lungo, il risparmiatore fai-da-te non deve scordare questa variabile. Un fronte il quale, lungi dall’avere un esito scontato, potrebbe avere un impatto sul business di Amazon.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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