Alphabet, la parola agli esperti: come e perché sul titolo pesa il rischio antitrust
Google. Dopo la condanna negli Usa, contro cui la società fa appello, possibile intervento sul gruppo. Il mercato non crede all’ipotesi ma occorre prudenza
class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini
6' di lettura
Le ultime da Radiocor
Borsa: Milano (+2,2%) regina della settimana con rally Prysmian (+18,8%)
Intel: accordo con Apple per produzione chip, titolo vola a +15%
Delfin: per holding 'ricorso Basilico e' infondato, non incide su passaggio quote'
6' di lettura
Negli ultimi cinque anni, secondo Seeking Alpha, il titolo diAlphabet ha guadagnato oltre il 190% (al 23/8/2024). Sui dodici mesi e da inizio 2024, invece, il rialzo è rispettivamente del 25,7 e 18,8%. Si dirà: nessuna sorpresa! Le performance corrispondono, in linea di massima, alla crescita - esercizio dopo esercizio - del conto economico del gruppo. Vero! E tuttavia - sul brevissimo periodo- può notarsi un trend differente. Nell’ultimo mese la controllante di Google, in Borsa, cede circa il 9%. Perché? Da un lato, in generale, è il listino tecnologico che ha battuto in testa. Dall’altro, però, ci sono cause legate alla singola storia aziendale: dai dati dell’ultimo trimestre fino alla sentenza di condanna contro la società emessa negli Usa il 5 Agosto scorso. Utile quindi scandagliare questi eventi per cogliere alcuni aspetti del business di Alphabet.
La trimestrale
La grande «G» ha riportato, nel secondo quarter del 2024, dati di conto economico in aumento. I ricavi sono arrivati a 84,74 miliardi di dollari, in espansione del 14% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’utile operativo, dal canto suo, è salito a 27,4 miliardi (32% l’Operating margin). Infine: l’utile netto. Il profitto è stato di 23,6 miliardi a fronte dei 13,4 di un anno prima. Insomma: numeri aziendali in rialzo che, peraltro, hanno battuto il consensus. L’Earning per share (Eps), ad esempio, si è assestato a 1,89 dollari. Un valore superiore di 5 centesimi alle attese del mercato.
Si tratta, a ben vedere, di risultati cui hanno in particolare contribuito - come indica la stessa Alphabet - il cloud computing è il cosiddetto “search”. La prima area - tra le altre cose - è stata spinta dalla fame d’infrastrutture e potenza di calcolo da parte dei costruttutori dell’Artificial Intelligence (AI). Appannaggio del secondo settore, invece, è la crescita soprattutto del mondo pubblicitario (anch’esso aiutato dall’AI).
Ebbene: a fronte di un simile mix di dati il titolo avrebbe dovuto salire in Borsa. Al contrario, subito dopo la pubblicazione della trimestrale, Alphabet è scivolata in quel di Wall Street. Il motivo? L’eccessiva - per il mercato - spesa in conto capitale. I Capex, sempre del secondo trimestre, sono stati 13,2 miliardi di dollari. Un dato maggiore sia di quanto contabilizzato nel primo quarter (12 miliardi) che di quanto stimato dagli analisti. Da qui, considerando la spasmodica attenzione degli operatori rispetto ai Capex delle big tech - «anche perché - dice Giacomo Calef, country manager di NS Partners la monetizzazione dell’Intelligenza artificiale non pare così dietro l’angolo» - la scelta di penalizzare il titolo.
La concorrenza
Quell’azione la quale ha subito ulteriori temporanei scossoni, proprio pochi giorni dopo la trimestrale. In particolare il 25 Luglio, quando OpenAi ha ufficialmente presentato il prototipo di SearchGPT. Vale a dire: un motore di ricerca basato sull’Intelligenza artificiale che - potenzialmente - diventerà concorrente della grande «G». Normale quindi che, gli investitori- riguardo ad Alphabet - dapprima abbiano storto il naso. E, poi, si siano domandati: l’Artificial Intelligence è il nuovo attore che può realmente aiutare la concorrenza ad insidiare il regno di Google? «In effetti - risponde Calef - l’integrazione di ChatGPT nei motori di ricerca è una sfida diretta» alla grande «G», poiché offre agli utenti «un’alternativa più interattiva». Tuttavia, Alphabet «ha sviluppato il “Search Generative Experience”, che sfrutta anch’esso l’AI generativa per fornire risposte più contestualizzate e personalizzate».«A ben vedere - sottolinea Carlo De Luca, capo AM di Gamma capital markets - la posizione di Google è solida, con quasi il 90% di market share. Nonostante ciò, una potenziale alleanza tra OpenAI e altri attori, quali Apple, potrebbe innescare una competizione rilevante. Soprattutto nel lungo periodo». Insomma: «la partita è aperta - conclude Umberto Bertelé, professore emerito di strategia al PoliMi - e il risultato non è scontato. Di certo, però, può dirsi che per la prima volta siamo di fronte ad una tecnologia - non ad interventi regolamentari o di marketing - che può, a livello sostanziale, cambiare le carte in tavola al gioco dei motori di ricerca in Internet».



