Consumi plant based

Alimenti a base vegetale, vendite su del 7,6% spinte dalle private label

 Secondo le elaborazioni di The Good Food Institute Europe nel 2024 il segmento del plant based ha generato un giro d’affari di 639 milioni: «La crescita riflette una domanda consolidata, non solo rincari»

di Alexis Paparo

Una proposta plant based di Planted

5' di lettura

5' di lettura

Più maturo e al contempo in grande evoluzione. Nel 2024 il mercato retail italiano degli alimenti a base vegetale ha raggiunto i 639 milioni di euro, registrando un +16,4 % rispetto al 2022 e un +7,6 % sul 2023. È quanto emerge dai dati della società di ricerche di mercato Circana analizzati dal think tank no profit The Good Food Institute Europe nel rapporto “Approfondimenti sul mercato al dettaglio degli alimenti a base vegetale in Italia”. I dati confermano che, dopo la forte inflazione tra fine 2022 e inizio 2023, i prezzi si sono stabilizzati, in alcuni casi con lievi riduzioni: la crescita riflette quindi una domanda consolidata, non solo rincari.

Nel report si analizzano cinque categorie, alternative vegetali a carne, bevande vegetali, formaggio, yogurt e panna. Le vendite per unità sono cresciute del 10 % tra 2023 e 2024 e del 13,6 % tra 2022 e 2024, raggiungendo 316 milioni di pezzi. Anche il volume (in kg) è aumentato del 6,9 % nel biennio, con un’accelerazione fra 2023 e 2024 (+6,5 %).

Loading...

Sostenuta la crescita dei prodotti a marchio del distributore: il loro volume di vendita è salito del 17,4 % fra 2022 e 2024, mentre i prodotti di marca hanno registrato un leggero calo (-1,5 %). «La tendenza riflette due dinamiche principali – spiega Francesca Gallelli, policy manager per l’Italia di GFI Europe - la maturazione del mercato, che spinge i retailer a investire in linee a marchio proprio, e la maggiore convenienza rispetto ai prodotti di marca, anche se gusto e qualità restano elementi imprescindibili».

In alcune categorie infatti - alternative vegetali alla carne e formaggio in testa - fattori come il gusto o la consistenza fanno sì che il prezzo influisca meno sull’intenzione di acquisto. Molte aziende – dalla svizzera Planted alle italiane MartinoRossi, FelsineoVeg e Dreamfarm – stanno lavorando proprio su questo punto, al contempo accorciando le etichette, semplificando gli ingredienti e migliorando il profilo nutrizionale dei prodotti, anche grazie a tecniche come la fermentazione.

Entrando nel dettaglio dei vari segmenti, le bevande vegetali rappresentano il 50,7 % del valore totale plant-based nel 2024 e guidano il mercato. Hanno raggiunto l’11,5 % del valore e l’8 % del volume dell’intero comparto sostitutivo del latte. Inoltre, tra il 2023 e il 2024 il volume dei prodotti a base vegetale è aumentato (+5,9), mentre quello del latte animale è diminuito (-2,7). Al secondo posto, la “carne” a base vegetale ha rappresentato il 35,7 % del mercato plant-based, con un +29,5 % in valore fra 2022 e 2024. Tra 2023 e 2024 il segmento ha segnato un +14,7 % nel fatturato e +16 % a volume, mentre le vendite unitarie sono cresciute del 32,1 % e il volume del 24,9 % nel periodo 2022-2024.

«Con politiche che incentivano filiere locali, il comparto plant-based può favorire un sistema alimentare più sostenibile e rafforzare la sovranità alimentare nazionale», aggiunge Gallelli. Ne è un esempio la goriziana Biolab, con un fatturato di 22 milioni nel 2024 (+175 % sul 2020) realizzato per il 70% producendo per conto di marchi della grande distribuzione, anche lavorando a stretto contatto con gli agricoltori friulani. E non solo: a gennaio l’azienda ha rilevato e convertito un centro di affettamento di San Daniele, salvaguardando 32 posti di lavoro.

Anche tofu, tempeh e seitan – prodotti meno processati rispetto ai piatti pronti e più economici, ma di più difficile approccio perché serve imparare a cucinarli per valorizzarli al meglio – hanno segnato un +72 % in valore e +77 % in volume fra 2022 e 2024, pur restando minoritari (3,3 milioni di kg contro 17 milioni della carne vegetale nel 2024). Le altrenative al formaggio a base vegetale, ancora di nicchia, hanno comunque raddoppiato il valore delle vendite e registrato +90% a volume dal 2022 al 2024. Nel 2024 l’85,1 % delle vendite a volume è attribuibile ai brand.

Il dibattito sulla creazione dei prodotti a base vegetale è aperto: «In molti casi – conclude Gallelli - nelle alternative plant-based, una lavorazione industriale è fondamentale per ottenere sapore, texture e nutrienti comparabili a quelli della carne animale processata che intendono sostituire. Sebbene si tratti di alimenti processati, il profilo nutrizionale risulta spesso favorevole, come rilevato in una recente analisi della Physicians Association for Nutrition (PAN): alto contenuto proteico, presenza di fibre, basso contenuto di grassi saturi e zuccheri. La sfida non è eliminare la lavorazione, ma innovare in modo responsabile». Intanto i flussi di investimento confermano la costante crescita d’interesse per il settore: nel 2024, le aziende europee non quotate attive nel plant-based, carne coltivata e fermentazione hanno raccolto circa 470 milioni di euro, +23% rispetto al 2023, e 63 milioni di euro in finanziamenti pubblici (+137%).

La conferenza internazionale

«Promuovere un cambiamento verso un approccio flexitariano, riducendo il consumo di alimenti di origine animale e aumentando quello di alimenti vegetali – in particolare quelli salutari – può favorire il benessere a lungo termine e ridurre il rischio di sviluppare malattie legate a una dieta di scarsa qualità», spiega il professor Ian Rowland della Reading University, tra i principali ricercatori sull’impatto dell’alimentazione plant-based e delle sostanze fitochimiche sulla salute. Rowland è uno degli esperti chiamato a intervenire alla Conferenza internazionale di Danone il 16 giugno, presso il Global Research & Innovation Center a Paris-Saclay. L’obiettivo è affrontare le sfide globali della salute pubblica attraverso l’innovazione nutrizionale, con un focus sull’evoluzione dell’alimentazione vegetale. «Numerosi studi scientifici hanno dimostrato gli effetti benefici delle diete plant-based salutari in numerosi ambiti: controllo del peso, riduzione del rischio cardiovascolare, miglioramento della glicemia, della sindrome metabolica, dei livelli di colesterolo e perfino della mortalità complessiva», aggiunge Rowland.

Ma quali sono i fattori chiave per garantire l’apporto di tutti i nutrienti essenziali in una dieta sempre più vegetale? «È necessario assicurare un apporto adeguato dei principali nutrienti essenziali – come calcio, vitamina D e vitamina B12. Gli alimenti vegetali possono svolgere un ruolo chiave all’interno di una dieta bilanciata, offrendo una valida opportunità per soddisfare i fabbisogni nutrizionali, soprattutto in contesti dove carenze nutrizionali sono già presenti in parte della popolazione. Tra le carenze più comuni si segnalano iodio, vitamina D, calcio e vitamina B12, con particolare attenzione a calcio e vitamina B12 per chi evita o limita i latticini». Alcuni alimenti plant-based vengono classificati come ultra-processati (Upf), ovvero con un un alto contenuto di grassi, zuccheri e sale: «è vero che anche alcuni UPF plant-based presentano queste caratteristiche, ma allo stesso tempo molti alimenti vegetali – come le bevande semplici e gli yogurt vegetali non zuccherati – hanno un profilo nutrizionale favorevole, con un buon contenuto di fibre, acidi grassi polinsaturi e pochi grassi saturi. È fondamentale valutare il singolo alimento sulla base del suo contenuto nutrizionale, e non esclusivamente del grado di lavorazione», conclude Rowland.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti