Affitti, nelle grandi città solo il 35% sceglie il «4+4». Crescono i contratti concordati e transitori
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Sempre meno case vengono affittate con i contratti lunghi ordinari, i classici «4+4». Nel 2025 questa formula è stata scelta solo per il 39,5% delle locazioni registrate alle Entrate. Dieci anni fa il dato era al 53,3 per cento. E l’anno scorso si è fermato addirittura al 35,2% nelle otto città maggiori (Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo) .
La fotografia scattata dal Rapporto immobiliare 2026 dell’Omi-agenzia delle Entrate permette di capire dove sta andando il mercato, in un momento in cui si discute molto sugli affitti brevi e il Governo lancia il piano casa.
Con il calo dei contratti liberi è cresciuto il peso delle altre formule. Sono aumentate le locazioni concordate (che hanno un canone inferiore ai livelli di mercato e durata minima di tre anni), passate dal 20,5 al 24,8 per cento. Ma, ancora di più, sono cresciuti gli affitti che il Rapporto classifica come “transitori”: categoria che include i contratti per studenti (sempre a canone vincolato) e i rapporti transitori veri e propri, fino a 18 mesi, stipulabili solo per le esigenze previste dalla normativa o dagli accordi locali tra proprietà edilizia e sindacati degli inquilini.
Dietro la crescita dei concordati ci sono diverse cause: le agevolazioni fiscali (in primis la cedolare al 10% anziché al 21%, e poi le agevolazioni Imu); la revisione al rialzo di alcuni accordi locali (come nel caso di Milano); la difficoltà di un numero crescente di inquilini di sostenere i canoni di mercato, che porta i locatori ad accettare un importo calmierato. Pesa poi la maggior diffusione di esigenze transitorie legate ai nuovi modelli di lavoro e studio, che incontra la volontà di alcuni proprietari di non impegnarsi a lungo.
Se il mix delle formule è cambiato, il totale dei nuovi contratti registrati ogni anno per intere abitazioni è rimasto stabile nell’ultimo decennio intorno a 1,3 milioni. Non si può escludere, però, che ci sia stato qualche “travaso” con le case destinate ad affitto breve, che non rientrano in questa rilevazione (i contratti fino a 30 giorni non sono registrati): l’ultimo trend pare essere un passaggio dal breve al transitorio.









