Da Bologna a Napoli, le variabili locali decidono l’appeal dei contratti concordati
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A Bologna la presenza di una cantina fa risparmiare il 10% sul canone concordato. La stessa riduzione a Torino può essere applicata sul canone minimo in caso di alloggio degradato. A Milano lo stradario dell’accordo territoriale, con l’indicazione delle zone omogenee, è lungo 996 pagine. Mentre a Napoli inquilini e proprietari possono scegliere tra due accordi territoriali: sottoscritti, ovviamente, da associazioni diverse. Sono alcune delle singolarità della disciplina sui canoni concordati presente nelle grandi città.
Vista la perdurante assenza o debolezza dei finanziamenti del fondo sociale per l’affitto, che dovrebbe erogare un contributo monetario agli inquilini, i contratti di locazione a canone concordato (3+2) restano il principale canale per abbassare il peso della rata sul reddito familiare; anche per i locatari in buone condizioni economiche. Il canone concordato può essere oggi considerato, anche se impropriamente, la principale politica sociale sul mercato della locazione.
Contrattazione e mercato
La misura dell’aiuto che possono ricevere le famiglie con redditi non elevati dipende esclusivamente dai canoni definiti dagli accordi territoriali, negoziati tra le associazioni dei proprietari e i sindacati degli inquilini. I Comuni non hanno voce in capitolo. Per i proprietari possono rendere più convenienti i canoni stabiliti dagli accordi, abbassando l’aliquota dell’Imu o prevedendo altre agevolazioni fiscali. Ma i locatori non hanno alcun obbligo di condividere con i propri inquilini questo risparmio fiscale.
Il livello dei canoni concordati dipende dalla forza contrattuale di ognuna delle parti (le rappresentanze di proprietari e inquilini) che firmano l’accordo territoriale, e dalle situazioni di mercato. Due fattori che riflettono le condizioni locali e variano nel tempo.
Il quadro degli accordi
In linea di massima gli accordi territoriali hanno in comune i criteri di determinazione dei canoni. Le città sono sempre suddivise in zone ritenute omogenee sul versante urbanistico ed edilizio; e la geografia può diventare anche più variegata con l’individuazione di micro-zone all’interno di ogni macro agglomerato. I canoni dipendono, ovviamente, dalla localizzazione degli immobili: sono più alti nelle zone di pregio e calano quando ci si sposta verso la periferia. A incidere è anche la dimensione dell’abitazione, misurata con la superficie e/o con il numero di vani.







