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A Roma pioggia record da gennaio a inizio giugno: il livello più alto degli ultimi sei anni

Il segretario dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Marco Casini: «Stiamo lavorando per portare il governo dell’acqua fuori dalla logica dell’emergenza»

di Celestina Dominelli

Maltempo sulla Capitale il fiume Tevere in piena

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Da gennaio a inizio giugno pioggia record a Roma: 486,20 mm (490 litri per metro quadrato), il valore più alto degli ultimi sei anni e superiore del 62,7% alla media del periodo 2020-2025. Eppure questo dato non restituisce da solo una condizione di sicurezza idrica strutturale. Perché, sempre nel 2026, aprile si è contraddistinto per le condizioni quasi siccitose, con appena 23,70 mm di pioggia e quasi due settimane consecutive senza precipitazioni. Mentre, in una sola giornata, il 5 gennaio, sono caduti 40 mm di pioggia, più di quanto sia venuto giù nell’intero mese di aprile.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La fotografia dell’Aubac

A scattare questa puntuale fotografia sulla capitale è la relazione di sintesi sulla situazione climatica e di severità idrica del distretto dell’Appennino Centrale, secondo la quale è questa la nuova “grammatica climatica”: non semplicemente più caldo o più pioggia ma una maggiore irregolarità. Perché, come sottolinea il documento elaborato dall’Aubac (l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale), periodi caldi e asciutti si alternano a fenomeni brevi, localizzati e intensi. La stessa acqua che in poche ore può produrre allagamenti, erosione e danni ulteriori spesso non riesce a ricaricare falde, sorgenti e riserve profonde.

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La tromba d’aria del 3 giugno

E a Roma e in tutto il Lazio non sono mancati eventi eccezionali dall’inizio dell’anno, come la tromba d’aria che ha investito il quadrante nord-est della capitale lo scorso 3 giugno: in poche ore sono caduti 25 mm di pioggia, con un picco di 19,5 mm in un’ora, più acqua che in tutto il mese di aprile e quasi la metà della pioggia registrata in tutto maggio. Il temporale ha prodotto effetti tipici degli eventi urbani intensi: alberi abbattuti, nel solo Municipio III circa cinquanta, viabilità interrotta, sottopassi e strade allagate, danni ad auto e attività, rallentamenti del trasporto pubblico, criticità per scuole, mercati, esercizi commerciali e servizi essenziali.

A Roma 38 giorni di pioggia nei primi cinque mesi del 2026

L’aspetto più rilevante, però, secondo la relazione dell’Aubac, non è solo la violenza dell’episodio ma la sua collocazione dentro una tendenza più ampia. Nei primi cinque mesi del 2026 Roma ha avuto 38 giorni di pioggia, quasi gli stessi del 2025, che sono stati 37. Ma la quantità d’acqua caduta è stata molto maggiore. L’intensità media per giorno piovoso è passata da circa 7,5 mm nel 2025 a circa 13 mm nel 2026. I giorni con precipitazioni pari o superiori a 10 mm sono passati da 9 a 16. Dunque, non ha piovuto molto più spesso, ha piovuto in modo molto più intenso.

fonte: Aubac

Casini (Aubac): siccità e piogge intense sono due facce della stessa medaglia climatica

«Siccità e piogge intense non sono fenomeni opposti: sono due facce della stessa medaglia climatica. Il nuovo clima alterna ondate di calore, periodi senza pioggia e precipitazioni brevi e violente, che possono allagare i territori senza ricaricare davvero falde e riserve. Per questo la sicurezza idrica non si governa più contando solo i millimetri di pioggia caduti in un anno, ma leggendo tempi, intensità, capacità di accumulo, infiltrazione e vulnerabilità delle reti - spiega a IlSole24ore.com, Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale -. Il dato di Roma è emblematico: non abbiamo avuto solo un picco a 39,3 °C, ma una fase prolungata con massime quasi cinque gradi sopra la media dell’ultimo decennio. È questo il segnale più preoccupante: il caldo non è più solo più intenso, è più persistente, arriva prima e aumenta insieme evaporazione, consumi idrici ed energia richiesta dalle città».

fonte: Aubac

L’ondata di calore

Accanto alle piogge intense, infatti, a fine giugno 2026 il distretto dell’Appennino centrale è stato investito dalla seconda ondata di calore della stagione, associata alla persistenza dell’anticiclone nordafricano. L’ondata è iniziata in modo apprezzabile intorno al 16 giugno, con segnali anticipati in alcune aree interne, come L’Aquila, già dal 13 giugno. Le massime sono salite di 5-6 °C rispetto all’inizio del mese. E il dato più significativo ha riguardato Roma dove il fenomeno è ulteriormente amplificato dall’isola di calore urbana: il tessuto costruito entro il Grande Raccordo Anulare presenta una temperatura superficiale media di circa 5,1 °C superiore rispetto alle aree rurali circostanti. Questo significa che l’ondata di calore non agisce su un territorio neutro, ma su una città già strutturalmente più calda, dove superfici impermeabili, densità edilizia, traffico e minore capacità evaporativa accentuano gli effetti climatici. Con il risultato di produrre conseguenze persistenti.

Il cambio di prospettiva

Tutto questo, spiega Casini, deve portare a un cambio di prospettiva. «La nuova condizione climatica non va subìta: va governata. E governarla vuol dire conoscere meglio il territorio, trattenere più acqua, ridurre le perdite, adattare le città e trasformare la gestione dell’acqua da risposta all’emergenza a capacità permanente di previsione e decisione. Aubac sta lavorando per portare il governo dell’acqua fuori dalla logica dell’emergenza. Con gli Osservatori distrettuali, il monitoraggio idro-climatico, il Digital Twin e il coordinamento con gestori, Regioni, Comuni e Governo, leggiamo in tempo reale l’evoluzione della risorsa, individuiamo le fragilità territoriali e costruiamo un quadro di interventi per accumulo, riduzione delle perdite, difesa idraulica, manutenzione e adattamento. La sicurezza idrica oggi si fa così: dati, pianificazione e decisioni prima della crisi».

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